Iran, NYT: “Trump valuta il cambio di regime stile Venezuela”. Il tycoon: “Navi Usa verso Teheran, spero di non doverle usare”
Dopo la rivelazione dell’agenzia Reuters, anche il New York Times conferma la possibilità di un blitz americano in Iran (stile Venezuela) per deporre il leader supremo Ali Khamenei. Secondo la testata americana, il Pentagono ha presentato a Donald Trump una lista ampliata delle possibili opzioni militari contro l’Iran, per colpire i siti dei programmi nucleari e missilistici ma anche per indebolire l’ayatollah. Il presidente Usa tuttavia “spera” non sarà necessario il ricorso alle forze armate. “Abbiamo molte navi molto grandi e molto potenti che stanno navigando verso l’Iran proprio ora, e sarebbe fantastico se non dovessimo usarle”, ha dichiarato il Tycoon. Fino a due settimane fa l’obiettivo si sarebbe limitato allo stop della violenta repressione delle proteste contro il regime. Ora invece si valutano raid delle forze americane contro i siti dei programmi nucleari e missilistici, o per indebolire il leader supremo fomentando le proteste. In questo momento, insieme ai suoi consiglieri, Trump non esclude neppure un blitz per realizzare un cambio di governo. La soluzione diplomatica resta praticabile, ma il presidente ora adotta un approccio simile a quello che ha usato per il Venezuela, scrive il quotidiano americano.
Siti nucleari e basi con missili balistici possibili obiettivi: il ruolo di Israele
Tra le opzioni più rischiose, secondo il Nyt, ci sarebbe quella di inviare segretamente commando statunitensi per distruggere o danneggiare gravemente parti del programma nucleare iraniano non ancora colpite dai bombardamenti americani dello scorso giugno, con l’operazione “martello di mezzanotte”. Le forze armate americane si addestrano da tempo per missioni specializzate come l’infiltrazione in paesi come l’Iran per colpire siti nucleari o altri obiettivi di alto valore strategico.
Un’altra opzione, scrive il quotidiano, potrebbe essere una serie di attacchi contro obiettivi militari e strategici, per creare le condizioni affinché le forze di sicurezza iraniane (o altre forze) possano deporre la guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, 86 anni. Non è chiaro, in questo scenario, chi governerebbe il Paese, né se un eventuale successore sarebbe più propenso a trattare con gli Stati Uniti. Israele sta insistendo per una terza opzione: vuole che gli Stati Uniti si uniscano a Tel Aviv in un nuovo attacco contro il programma di missili balistici iraniani, che, secondo i funzionari dell’intelligence, l’Iran ha in gran parte ricostruito dopo che Israele lo aveva devastato durante la guerra di 12 giorni dello scorso giugno.
Iran: “Pasdaran terroristi per l’Ue? Conseguenze ricadranno sui responsabili politici”. Regno Unito si allinea del Vecchio Continente
Ieri il Consiglio Ue degli affari esteri ha inserito i Guardiani della rivoluzione iraniana nell’elenco delle organizzazioni terroristiche, con la motivazione della spietata repressione della piazza con e le uccisioni di migliaia di manifestanti. Oggi anche il Regno Unito, secondo il Times, si prepara a mettere al bando i Pasdaran con una proposta di legge affidata al ministero dell’Interno, da approvare entro la fine dell’anno.
Lo Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane, in un comunicato, ha condannato la designazione Ue minacciando ritorsioni: “Le pericolose conseguenze di questa decisione ostile e provocatoria ricadranno direttamente sui responsabili politici europei”. “L’azione irrazionale, irresponsabile e detestabile dell’Ue è stata indubbiamente intrapresa in obbedienza alle politiche egemoniche e disumane di Stati Uniti e Israele, e riflette la profondità dell’ostilità e del risentimento dei leader del blocco nei confronti dell’Iran, delle sue forze armate e della sua sicurezza”, ha aggiunto, citato dall’Irna. Già ieri sera il Ministero degli Esteri di Teheran ha definito la decisione dell’Ue “illegale, provocatoria e ipocrita”: “Gli europei dovrebbero essere ritenuti responsabili di questa misura offensiva, che mira a compiacere Israele e i suoi sostenitori guerrafondai negli Stati Uniti”.
Colloqui Iran-Turchia a Istanbul: Erdogan possibile mediatore e il no del Cremlino al raid Usa
Ieri era giunto il monito del Cremlino alla possibilità di un intervento militare Usa in Iran: “No all’uso della forza, seminerebbe il caos nella regione”. Mentre il presidente turco Erdogan si è proposto come mediatore di possibili colloqui Usa-Iran. Oggi il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è arrivato a Istanbul dove ha in programma un colloquio con l’omologo turco, Hakan Fidan. Secondo quanto riferisce l’agenzia iraniana Isna, il capo della diplomazia di Teheran avrà un incontro anche con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, mentre è prevista nel primo pomeriggio una conferenza stampa congiunta tra Araghchi e Fidan. La visita di Araghchi in Turchia arriva nel contesto delle tensioni tra Teheran e Washington. Da quando è iniziata la crisi, Ankara si è opposta all’ipotesi di un intervento militare contro la Repubblica islamica e ha invitato l’Iran a tornare a negoziare con gli Stati Uniti.