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Il Board of Peace e il piano Kushner sono totalmente illegali: per Gaza si apre una nuova fase pericolosa

Azzerando le rivendicazioni dei palestinesi, il piano Kushner prevede un progetto di ingegneria sociale e sviluppo immobiliare che intende ridisegnare completamente il volto di Gaza
Il Board of Peace e il piano Kushner sono totalmente illegali: per Gaza si apre una nuova fase pericolosa
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di Roberto Iannuzzi *

L’inaugurazione del Consiglio di Pace e la presentazione di un piano di ricostruzione a Davos (Svizzera), in occasione dell’annuale riunione del World Economic Forum, aprono una nuova pericolosa fase per Gaza.

Il Consiglio di Pace, presieduto dal presidente americano Donald Trump e composto da paesi subordinati agli Usa o ideologicamente allineati all’inquilino della Casa Bianca, ha la non troppo velata ambizione di proporsi come alternativa alle Nazioni Unite. Tale organismo si prefigge di mediare conflitti dal Venezuela all’Ucraina, scavalcando il mandato Onu (Risoluzione 2803) che limita a Gaza il suo raggio d’azione.

All’interno del Consiglio, che ha una struttura essenzialmente illegale dal punto di vista del diritto internazionale, il potere è concentrato nelle mani di Trump, che lo presiede a vita, stabilisce quali paesi possono aderirvi e ne decide l’agenda.

Il nuovo organismo è a sua volta composto da un consiglio direttivo che si occuperà della gestione di Gaza. A tale riguardo, un piano è stato presentato a Davos da Jared Kushner, membro del consiglio e genero di Trump.

I palestinesi non sono in alcun modo rappresentati nel Consiglio di Pace. Il governo tecnocratico palestinese ad esso subordinato avrà un ruolo di mero esecutore delle sue direttive.

La Striscia sarà il primo “laboratorio” dove testare il principio ispiratore del Consiglio, che prevede l’abbandono del multilateralismo come approccio per la risoluzione dei conflitti in favore di un modello basato sul capitale privato, guidato dagli investimenti e dalla ricerca del profitto.

Azzerando le rivendicazioni politiche dei palestinesi, e ignorando i diritti di proprietà e l’eredità culturale di generazioni di gazawi, il piano Kushner prevede un progetto di ingegneria sociale e di sviluppo immobiliare che, partendo da una tabula rasa, intende ridisegnare completamente il volto di Gaza, previa demilitarizzazione e “deradicalizzazione” della Striscia.

L’intera zona costiera sarà dedicata al turismo. Nell’immediato entroterra sorgeranno le aree residenziali per i palestinesi, intervallate da parchi e zone agricole. Complessi industriali e data center saranno dislocati in prossimità del perimetro interno, dipendenti da catene di fornitura e approvvigionamenti energetici israeliani. Attorno all’intero perimetro di confine sarà ricavata una zona cuscinetto controllata da Israele.

Il processo di ricostruzione sarà subordinato a quello di demilitarizzazione, il più problematico. Teoricamente, il piano americano prevede, in cambio del disarmo, l’amnistia per gli uomini di Hamas, il loro “trasferimento sicuro” in altri paesi o, in alcuni casi selezionati, la loro integrazione nel governo tecnocratico palestinese.

Perfino se Hamas dovesse accettare una simile soluzione, non è affatto scontato che lo faccia Israele. Elliott Abrams, noto esponente dei neocon americani e membro di spicco del Council on Foreign Relations, allude a un’alternativa più cruenta per liquidare Hamas.

Egli ammette che nessun paese si è finora mostrato disposto a fornire truppe per disarmare il gruppo palestinese nel quadro della forza di stabilizzazione che, in base all’originario piano Trump per Gaza, avrebbe dovuto essere schierata nella Striscia. Abrams afferma che esiste però la possibilità di ricorrere a contractor privati per “bonificare” Gaza dai combattenti e dalle infrastrutture militari di Hamas. Per facilitare l’operazione, la popolazione civile verrebbe incoraggiata a trasferirsi nella zona della Striscia attualmente controllata da Israele.

A Rafah, nel sud dell’enclave, dovrebbe sorgere la prima delle “comunità recintate” che accoglieranno i palestinesi a seguito di un meticoloso “processo di verifica” volto a escludere ogni possibile legame con Hamas. In questo scenario, il ruolo della forza internazionale di stabilizzazione e della polizia del governo tecnocratico palestinese alle dipendenze del Consiglio di Pace si limiterà al controllo di queste comunità e delle aree già “bonificate” dalla presenza di Hamas.

Il fatto che Trump abbia posto alla guida della forza di stabilizzazione il generale americano Jasper Jeffers, già responsabile del Comando congiunto per le operazioni speciali (JSOC), lascia presagire che si possa propendere per questa soluzione. Jeffers è un veterano delle operazioni speciali in Iraq e Afghanistan, e insieme ad altri ufficiali del JSOC potrebbe pianificare l’impiego dei contractor e l’addestramento di commando composti da palestinesi reclutati fra le bande armate da Israele per combattere Hamas.

Contractor privati, del resto, sono già stati utilizzati nella Striscia dalla famigerata Gaza Humanitarian Foundation (GHF), responsabile dell’uccisione indiscriminata di centinaia di palestinesi alla disperata ricerca di cibo presso i suoi centri di distribuzione.
Uno degli ideatori della GHF, Aryeh Lightstone, è stato ora nominato da Trump consulente del Consiglio di Pace.

Le incognite riguardanti il disarmo di Hamas e l’implementazione del piano Kushner restano in ogni caso numerose. In primo luogo, l’accettazione del piano da parte di Israele è tutt’altro che certa.
Le forze armate israeliane hanno costruito decine di avamposti militari nella zona della Striscia sotto il proprio controllo, collegandoli al territorio israeliano con nuove strade. E stanno trasformando la linea gialla che separa tale zona da quella controllata da Hamas in un vero e proprio confine, con trincee e terrapieni.

I vertici dell’esercito israeliano stanno inoltre pianificando una possibile offensiva militare su Gaza City a marzo, qualora il piano di disarmo previsto dagli Usa dovesse incontrare difficoltà.

*Autore del libro “Il 7 ottobre tra verità e propaganda. L’attacco di Hamas e i punti oscuri della narrazione israeliana” (2024).
X: @riannuzziGPC; https://robertoiannuzzi.substack.com/

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