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“In fuga dall’America di Trump sempre più antisemita”: tornano in Germania i discendenti dei perseguitati dal nazismo

Le testimonianze di 81 neocittadini tedeschi alla cerimonia al consolato di New York. Negli Usa, nel 2024, il 70% dei crimini d'odio basati sull'affiliazione religiosa ha preso di mira gli ebrei e nel 2025 sono aumentate a 1.771 le domande di “restituzione della cittadinanza” rispetto alle 894 del 2023
“In fuga dall’America di Trump sempre più antisemita”: tornano in Germania i discendenti dei perseguitati dal nazismo
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L’antisemitismo non è ancora scomparso in Germania, lo ha ammesso sgomento il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier in un’intervista alla ARD in occasione della Giornata della Memoria. Però sempre più ebrei americani, discendenti da profughi tedeschi della Seconda guerra mondiale, richiedono la cittadinanza della Repubblica Federale Tedesca per sfuggire all’antisemitismo più forte negli Usa, o anche all’amministrazione Trump.

La doppia cittadinanza offre molti vantaggi, non ultimo serve per studiare o lavorare più facilmente in Europa. Giselle Ucar è stata presente per il primo canale della tv pubblica tedesca ad una cerimonia di naturalizzazione svoltasi al Consolato Generale di New York con 81 neo cittadini tedeschi, tutti discendenti di perseguitati dal nazismo, dove ha raccolto alcune testimonianze. Alla base della decisione di Danielle Michelson, 31 anni, c’è l’attuale clima politico in America, dove secondo l’Fbi, non ci sono mai stati così tanti attacchi antisemiti come negli ultimi anni. Quasi il 70% dei crimini d’odio basati sull’affiliazione religiosa nel 2024 ha preso di mira gli ebrei. “È bene avere una rete di sicurezza”, ha spiegato alla cronista Michelson. Più esplicita Suzy, un’altra neo-tedesca che la reporter non identifica per cognome: “Non credo che mio padre, che fuggì dai nazisti, l’avrebbe approvato. Ma mia madre ha commentato: non poteva sapere che Trump sarebbe diventato presidente e che tutto questo sarebbe successo”.

La Costituzione tedesca consente la naturalizzazione ai discendenti degli ex perseguitati del nazismo come “riparazione”, così l’ha colta effettivamente la settantacinquenne Linda Simon. Aveva fatto domanda circa tre anni fa, finché non ha ricevuto un’e-mail con la quale la Germania si è scusata ufficialmente per quello che aveva fatto alla sua famiglia durante il regime nazista; è stato “come se mi avessero teso la mano”, racconta contenta a Giselle Ucar. I suoi genitori erano nati in Germania nel 1922 e si conoscevano già da giovani quando le loro strade si separarono: la madre emigrò con l’ultimo trasporto per bambini in Inghilterra, il padre, grazie ad un cugino, approdò in America; ma quando si rincontrarono nel Bronx si sposarono subito.

Eugene Drucker, che ha 73 anni, si è invece esibito spesso in Germania come musicista d’orchestra e dichiara alla reporter della ARD che trova unica la cultura tedesca della memoria e il modo in cui affronta la Shoah: “È molto commovente che il Paese da cui mio padre è dovuto fuggire, ora accolga apertamente i suoi discendenti. Ufficialmente è un Paese molto più aperto del nostro attualmente. È una grande ironia”.

Le richieste di cittadinanza erano diminuite durante la presidenza Biden, ma potrebbe anche essere stato per il Covid, per certo sono aumentate con Trump, indica la ARD. Nel 2025, il Consolato Generale tedesco ha ricevuto 1.771 domande di “restituzione della cittadinanza”. A titolo di confronto, nel 2023 erano state 894 e l’anno precedente 734.

L’attuale impennata di domande di ristoro della cittadinanza potrebbe essere tuttavia dovuta anche alla modernizzazione della legge tedesca sulla cittadinanza (StARModG) entrata in vigore il 27 giugno 2024 che ammette il doppio passaporto senza bisogno di autorizzazione; i nuovi cittadini tedeschi per viaggiare in Germania hanno però bisogno di un documento d’identità tedesco e devono farne domanda. Anche se negli USA in effetti esisterebbe un disegno di legge sulla doppia cittadinanza di senso opposto, l’Exclusive Citizenship Act del 2025 presentato dal senatore Bernie Moreno dell’Ohio, che vieterebbe la doppia cittadinanza ai cittadini statunitensi, contraddicendo una prassi costituzionale più che cinquantennale è da escludere entri in vigore.

Anche l’ottantasettenne Tova Friedman, sopravvissuta ad Auschwitz-Birkenau dove fu deportata e tatuata con un numero ad appena cinque anni, che oggi ha parlato al Bundestag, teme l’odio contro gli ebrei che sta di nuovo crescendo. Ha menzionato che suo ​​nipote in America non osa uscire in pubblico indossando la catenina con una stella di Davide al collo. Friedman ha citato innanzi alle più alte cariche dello Stato tedesco il defunto rabbino e filosofo britannico Jonathan Sacks: “Per difendere un Paese, serve un esercito. Per difendere la civiltà, serve l’istruzione”.

A questo riguardo Christoph Mestmacher riportandone l’intervento per la ARD si è chiesto sarcasticamente cosa possa averne pensato Alexander Gauland (AfD) che nel 2018 aveva relativizzato il nazismo affermando “Hitler e i nazisti sono solo la deiezione di un uccellino negli oltre 1000 anni di storia di successo della Germania”. Il partito blu nel sondaggio Forsa diffuso il 27 gennaio è d’altronde dato al 24% tallonando la CDU al 26%; in quello Insa diffuso in pari data addirittura al 26% avanti la CDU al 25%.

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