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Bruce Springsteen attacca di nuovo Trump: “A Minneapolis terrore di Stato”

Il cantautore ha scritto un brano dal titolo "Streets of Minneapolis", dopo le uccisioni di Alex Pretti e Renee Good per mano degli uomini dell'Immigration Custom and Enforcement. Non è la prima volta che il "Boss" prende di mira le politiche del tycoon
Bruce Springsteen attacca di nuovo Trump: “A Minneapolis terrore di Stato”
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E’ uno dei pochi che non ha mai avuto paura di schierarsi, neanche nei momenti più tesi. Anche questa volta, dopo i due attivisti uccisi a Minneapolis dall’Immigration Custom and Enforcement, Bruce Springsteen ha deciso di far sentire la propria voce contro le politiche securitarie dell’amministrazione Trump. “Sabato ho scritto questa canzone, ieri l’ho registrata e oggi l’ho pubblicata in risposta al terrore di Stato nella città di Minneapolis – ha scritto il cantautore sulle sue pagine social -. È dedicato alla gente di Minneapolis, ai nostri innocenti vicini di casa immigrati e in memoria di Alex Pretti e Renee Good. Stay free, rimani libero”. Contestualmente il “Boss” ha pubblicato un brano dal titolo Streets of Minneapolis, dopo i fatti tragici per mano dell’ICE che si sono verificati nella città americana.

Non è la prima volta che Springsteen si schiera apertamente contro Donald Trump. “Gli ideali e i valori degli Stati Uniti sono messi alla prova come non mai”, ha detto il 18 gennaio durante un concerto a Red bank nel New Jersey. “Se siete contrari ad avere agenti con il viso coperto che invadono un città americana usando tattiche da Gestapo contro i cittadini, se credete che non si merita di essere uccisi per esercitare il proprio diritto a manifestare, allora mandate un messaggio a questo presidente e ditegli, come ha fatto il sindaco della città, di mandare via gli agenti dell’Ice”, ha aggiunto.

Il 26 settembre, al tycoon che lo aveva definito “una prugna secca” che dovrebbe “tenere la bocca chiusa“, l’autore di Born in the Usa aveva risposto: “Non mi interessa quel che pensa di me”. Trump e’ “la persona per cui sono stati creati il 25esimo emendamento (articolo della costituzione degli Stati Uniti regola dal 1967 la successione presidenziale e le procedure per affrontare l’incapacità del presidente a svolgere le sue funzioni, ndr) e l’impeachment“. Se il Congresso avesse coraggio, “sarebbe consegnato alla spazzatura della storia”, aveva aggiunto il cantante in una intervista a Time.

E se nell’ottobre 2025, a poche settimane delle ultime presidenziali, aveva affermato che “Donald Trump corre per diventare un tiranno americano“, l’avversione di Springsteen per il miliardario newyorkese risale almeno al 2016, quando alla vigilia della prima vittoria del tycoon aveva preconizzato: “Siamo sotto l’assedio di un imbecille“.

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