Milano, minaccia di sgombero per una donna e la figlia di 9 anni. Il quartiere protesta in difesa della famiglia
“Ispezioni a sorpresa e sgomberi annunciati nel giro di poche ore”. Succede a Calvairate, quartiere popolare di Milano, dove il Comitato Inquilini denuncia che gli ispettori di Aler (Azienda Lombarda Edilizia Residenziale Milano) hanno effettuato controlli in diversi alloggi occupati, “concentrandosi in particolare su donne sole con figli minori”. E “in almeno un caso, quello di una madre e di sua figlia, all’ispezione è seguito il distacco dell’energia elettrica e l’ordine di lasciare l’abitazione entro due o tre giorni”.
La vicenda che sta sollevando maggiori polemiche riguarda una donna e la figlia, che vivevano da circa sei anni in un alloggio Aler di via Tommei 2. Secondo quanto riferito dal Comitato Inquilini Molise-Calvairate-Ponti, giovedì 22 gennaio gli ispettori si sono presentati nell’appartamento: nello stesso giorno il contatore della luce è stato rimosso e alla donna è stato comunicato che lo sgombero sarebbe avvenuto a breve. L’utenza elettrica era intestata al precedente inquilino, ma la donna si è difesa dicendo che la bolletta veniva regolarmente pagata: una condizione frequente per chi occupa senza titolo, dal momento che gli occupanti abusivi non possono intestarsi le forniture. Il caso di via Tommei non sarebbe isolato. Secondo il Comitato Inquilini Molise-Calvairate-Ponti, negli ultimi giorni situazioni simili stanno interessando diverse famiglie del quartiere, tutte composte da donne sole con bambini. “Gli ispettori stanno minacciando sgomberi senza rispettare i normali iter previsti dalla normativa”, spiega a ilfattoquotidiano.it Grazia Casagrande, del Comitato. “In alcuni casi si tratta di nuclei con minori con disabilità”. Tutte le famiglie coinvolte, sottolinea il Comitato, sono seguite da anni dai servizi sociali del Comune di Milano e dal Comitato. “Il problema è che gli sgomberi vengono annunciati all’improvviso e poi scaricati sui servizi sociali, che hanno tempi di intervento lunghi. In questi casi l’unica alternativa che riescono a proporre è l’accoglienza provvisoria alla Casa Jannacci, una soluzione che per un minore è insostenibile. Nel frattempo le persone restano senza casa o senza utenze essenziali” aggiunge Casagrande.
La situazione della donna e della figlia ha portato a una mobilitazione nel quartiere. Venerdì 23 il Comitato si è attivato mobilitandosi davanti al civico di via Tommei 2, replicato anche nei giorni successivi. Lunedì 26 gennaio e martedì 27 gennaio, alle 8, i compagni di classe della piccola, insieme alle madri, si sono ritrovati sotto casa per accompagnarla a scuola e per evitare che la mamma uscisse di casa. Un’iniziativa che, fanno sapere, verrà ripetuta finché da Aler o dalla Prefettura non arriveranno risposte. “Abbiamo chiesto di sospendere gli sgomberi almeno fino alla fine dell’anno scolastico, per tutelare la salute di bambini già provati da situazioni di forte instabilità. In questo modo, durante l’estate, le madri avrebbero più tempo per cercare una soluzione abitativa”, dice Casagrande. Sul caso, riferisce il Comitato, c’è stato un contatto diretto con il presidente di Aler. “Ci ha detto di non essere a conoscenza di sgomberi imminenti e ha garantito all’assessore comunale alla Casa e alle Politiche sociali di Milano che, al momento, non ci sarà uno sgombero”. Al momento però, non risulta che ci sia stato il ripristino dell’elettricità e la famiglia è ancora al buio.
Secondo il Comitato, il nodo è anche quello dei criteri adottati negli interventi. “Nel quartiere esistono situazioni di abusivismo molto più gravi che non vengono toccate”, afferma Casagrande. “Per esempio, in altri stabili ci sono subaffitti e attività di spaccio. Qui invece si interviene su madri sole con bambini. Manca una gerarchia e si colpiscono solo i più deboli”.
A complicare ulteriormente il quadro è l’assenza di alternative. Gli occupanti abusivi, per normativa, non possono presentare domanda per una casa popolare né accedere a soluzioni abitative transitorie per cinque anni. “Si tratta di donne sole con figli a carico. Nel caso di questa famiglia il padre è scomparso durante la gravidanza e la madre ha potuto contare solo su lavori saltuari e irregolari. In un altro caso parliamo di una donna con quattro figli rimasta vedova dopo la morte del marito, avvenuta due o tre anni fa all’ortomercato, dove lavorava in nero. Oggi vive di lavoretti e uno sgombero sarebbe una tragedia. Ci sono anche due madri sole con figli con disabilità che, pur avendo un lavoro regolare, non riuscirebbero comunque a sostenere i costi degli affitti privati a Milano” aggiunge Casagrande.
Il Comitato denuncia come le case popolari rimangano vuote. Nel quartiere di Calvairate, secondo i dati raccolti, gli alloggi Aler sfitti sarebbero circa 300, chiusi con lastre di acciaio e inutilizzati. “Qui si riprendono le case e poi restano vuote, mentre famiglie fragili vengono allontanate senza preavviso. È questa la contraddizione” conclude Casagrande.
Sul caso la vicepresidente Pd della commissione Casa del Comune Simonetta D’Amico, interpellata da ilfattoquotidiano.it, ha dichiarato: “Il metodo adottato è sbagliato e sproporzionato. Nelle operazioni di sgombero vanno rispettati criteri chiari di gravità e priorità sociale, tutelando in modo particolare i nuclei con minori”. Secondo D’Amico anche se l’intervento sembra essere stato bloccato per il momento, il caso resta critico: “Il presidente di Aler ha assicurato che non si procederà allo sgombero, ma l’abitazione resta senza luce dopo l’intervento degli ispettori con i carabinieri: è inaccettabile aggravare situazioni di fragilità e compromettere la continuità educativa dei bambini, anche considerando che molti alloggi sgomberati restano poi vuoti”. L’esponente del Comune ha poi concluso tirando in ballo la Regione: “È necessario cambiare la normativa regionale affinché consenta di intervenire in modo strutturale a sostegno delle persone in stato di bisogno, evitando di produrre nuova emergenza sociale”.