Spagna, oggi i migranti irregolari sono otto volte in più rispetto al 2017. Oltre il 90% provengono dall’America Latina
La misura approvata dal governo Sanchez – concordata con Podemos e adottata via decreto dall’esecutivo di coalizione minoritario Psoe-Sumar, per evitare le forche caudine del Parlamento – apre l’iter per la concessione di un permesso di residenza legale a “circa mezzo milione di stranieri” presenti in Spagna da almeno cinque mesi prima del 31 dicembre 2026 e privi di precedenti penali. Ma quanti sono gli immigrati in Spagna? Secondo quanto emerge dal rapporto del centro di analisi economico-sociale Funcas, basato su dati aggiornati al 2025, nel Paese vivono circa 840mila immigrati extracomunitari in situazione irregolare, una cifra otto volte superiore a quella del 2017. Secondo lo studio, gli stranieri senza permesso erano otto anni fa 107mila e rappresentano oggi il 17,2% della popolazione extracomunitaria. La maggior parte non è arrivata via mare, ma in aereo, entrando regolarmente e perdendo poi lo status legale. I paesi di provenienza sono in larga parte quelli dell’America Latina, regione da cui provengono circa 760mila persone. In testa i colombiani (circa 290mila), seguiti dai peruviani (quasi 110mila) e honduregni (90mila). Quindi condividono con la Spagna lingua, cultura e religione.
Molto più distaccate le altre aree: Africa (circa 50mila), Asia (15mila) ed Europa non Ue (14mila). In passato la Spagna ha varato nove regolarizzazioni di migranti tra il 1986 e il 2005 promosse da governi sia socialisti che popolari, che hanno consentito complessivamente la regolarizzazione di oltre un milione di immigrati, l’ultima delle quali venti anni fa con l’esecutivo Zapatero, quando furono concessi documenti a oltre 576mila stranieri. . Una forza lavoro in gran parte già inserita nei gangli dell’economia e che potrà essere ora regolarizzata. Mentre i flussi degli irregolari sono in calo: nel 2025 sono entrati in Spagna circa 37mila migranti irregolari, pari a – 42% rispetto al 2024, secondo il ministero dell’Interno.
Il governo lega apertamente la robusta crescita economica degli ultimi anni (del 2,9% del Pil nel 2025, oltre il doppio della media europea) al contributo dell’immigrazione. Non a caso Sanchez ha ripetuto che “è decisivo per l’espansione dell’economia”. E, proprio oggi, i dati diffusi dall’Ine sull’occupazione nel 2025 hanno segnato record di oltre 22,4 milioni di lavoratori, con un tasso di disoccupazione sceso sotto il 10% per la prima volta da 18 anni. E con quasi mezzo milione di persone in più nella forza lavoro attiva, che hanno attenuato le pressioni legate all’invecchiamento della popolazione, sostenendo il sistema di welfare. La sanatoria, ispirata a un’iniziativa legislativa popolare del 2023, sostenuta da 700mila firme del mondo associativo (inclusa la Chiesa spagnola) ma bloccata in Parlamento, ha però esasperato lo scontro politico. Il partito di estrema destra Vox, guidato da Santiago Abascal, ha reagito con toni estremi, bollandola come un “effetto di richiamo” per migliaia di persone. Ha accusato il governo di voler “sostituire il popolo spagnolo” e ha invocato “espulsioni e rimpatri forzati”. Mentre il leader del conservatore Partido Pupular, Alberto Nunez Feijoo, ha definito la regolarizzazione “una cortina di fumo” tesa a “distogliere l’attenzione” da criticità, come la gestione dei trasporti pubblici, dopo le recenti tragedie nazionali della strage ferroviaria di Adamuz (Cordoba) in cui sono morte 45 persone.