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A Milano l’Ice non è benvenuta: anche un governo che si dice sovranista dovrebbe protestare

Solo con una buona dose di ingenuità o malafede potremmo sottacere il fatto che la nostra sovranità è da sempre piuttosto limitata, soprattutto se si tratta degli Stati Uniti
A Milano l’Ice non è benvenuta: anche un governo che si dice sovranista dovrebbe protestare
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A Milano tutti sono benvenuti, l’Ice no. Proprio perché la nostra città ha da sempre una vocazione all’accoglienza riconosciuta in tutto il mondo, è pienamente legittimata a considerare persona non grata la tristemente famosa agenzia governativa Usa.

Non che la presenza – opportunamente concordata – di agenti stranieri sia un inedito assoluto o qualcosa di scabroso. Altrettanti dubbi solleva la presenza di blindati del Qatar e quella – ventilata – di membri del Mossad in occasione dei Giochi. Monaco ‘72 qualcosa ha insegnato.

Aggiungiamo pure che solamente con una buona dose di ingenuità o malafede potremmo sottacere il fatto che la nostra sovranità è da sempre piuttosto limitata, soprattutto se si tratta degli Stati Uniti. Il caso Abu Omar ha certificato la disinvoltura con la quale gli agenti americani si muovono sul nostro territorio, come se fosse una loro dépendance, e la strage del Cermis è diventata un simbolo dell’impunità di cui godono i nostri invadenti alleati d’oltreoceano.

L’arrivo dell’Ice rappresenta un’oltraggiosa provocazione per due elementi aggiuntivi: la natura del soggetto e la tempistica dell’operazione. Anche volendo lasciare a Washington la tutela della sicurezza dei propri atleti, non si capisce perché se ne debba occupare una struttura nata per contrastare l’immigrazione clandestina (Ice sta per Immigration and Customs Enforcement). Inoltre, ancora più grave è che ciò avvenga mentre è ancora caldo il sangue di Renee Good e Alex Jeffrey Pretti, due cittadini americani uccisi in maniera sommaria, senza colpe dimostrate. Certo, a oggi non è dimostrata nemmeno la colpevolezza degli agenti dell’Ice, ma la necessaria sospensione del giudizio in attesa di un regolare processo non è certo incoraggiata dalle prese di posizione della Casa Bianca: oltre ad averli praticamente assolti, ne parla come di eroi.

Nulla di tutto ciò è compatibile con la storia e i valori di una città Medaglia d’Oro della Resistenza e orgogliosamente crogiolo di persone e culture di ogni provenienza. Scomodare il ricordo di Sigonella non è necessario, ma nemmeno si può accettare supinamente una così evidente mancanza di rispetto da parte di chi si considera al di sopra di ogni regola, come dimostrato in Venezuela e minacciato in Groenlandia. Paradossalmente, mentre le milizie dell’Ice lasciano Minneapolis, insultate dal sindaco e da tanti onesti cittadini, preparano le valigie per venire a Milano. No, grazie.

Ha ragione Sala a protestare e un governo che si dice sovranista dovrebbe sostenerlo. Invece, oltre al danno di questo arrivo indesiderato, abbiamo dovuto subire anche l’imbarazzante balletto di impacciate smentite e conferme della notizia.

Non si può certo dire che tali atteggiamenti aumentino la simpatia nei confronti di Milano-Cortina 2026, manifestazione già molto criticata da alcuni, per altre regioni. Lo stesso si dica per la scelta di chiudere le scuole nel giorno dell’inaugurazione. Il ministro Valditara lo ha definito “un inconveniente sopportabile”. Anche qui, nulla di nuovo: è lo stesso atteggiamento che, durante il Covid, ha portato a riaprire tutto, lasciando le scuole come fanalino di coda. Di giovani e insegnanti pare importare davvero poco, speriamo che non sia lo stesso per la dignità del nostro Paese e della nostra città. A maggior ragione, questo increscioso episodio sottolinea come sul tema della sicurezza si giochi buona parte del futuro politico, locale e nazionale, e del nostro modo di intendere la convivenza democratica.

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