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Ultimo aggiornamento: 15:29

Ice in Italia, Gabrielli: “Non opereranno sul territorio ma il cerchiobottismo del governo ha alimentato le polemiche”

"Dovremmo prendere posizioni più significative nei confronti di chi legittima i comportamenti dell'Ice". L'intervento dell'ex capo di Polizia a Radio24
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Nel dibattito sulla sicurezza delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, che si svolgeranno dal 6 al 22 febbraio, irrompe una questione che va ben oltre il perimetro tecnico e lambisce direttamente il terreno politico. A sollevarla è Franco Gabrielli, già capo della Polizia e oggi professor of Practice di Public Management alla SDA Bocconi, che, oltre a rilasciare una intervista a La Stampa, è intervenuto alla trasmissione Uno, Nessuno, 100Milan, su Radio24, commentando la notizia rivelata dal Fatto Quotidiano sulla presenza dell’Ice ai Giochi.
Secondo quanto emerso, la componente investigativa dell’agenzia statunitense per l’immigrazione e il controllo delle frontiere, la Homeland Security Investigations, sarà coinvolta nel dispositivo di sicurezza a supporto della delegazione Usa. Un coinvolgimento che ha immediatamente acceso polemiche, alimentate dalle immagini delle pratiche repressive e violente perpetrate dall’Ice negli Stati Uniti.

Gabrielli invita però a distinguere nettamente il piano emotivo da quello operativo. “Quando ci sono eventi come le Olimpiadi – spiega – il paese ospitante organizza delle vere e proprie centrali internazionali alle quali partecipano gli ufficiali di collegamento inviati dai Paesi ospitati; queste persone concorrono quasi esclusivamente a tutto ciò che riguarda l’aspetto informativo e di intelligence, cioè l’essere messi nella condizione di conoscere minacce che possono interessare l’evento. Tranne casi molto specifici di tutela ravvicinata delle personalità di primo piano, il contributo resta essenzialmente informativo”.
Il punto, sottolinea l’ex capo della Polizia, è che non esiste alcuna possibilità di una “polizia parallela” sul territorio italiano: “Al di là dei clamori molto negativi, che vanno sottolineati con forza rispetto alle azioni compiute da queste strutture nel loro Paese, la regola fondamentale è che quando vieni nel mio Paese soggiaci alle mie regole. Non è che se hai determinate inclinazioni operative a casa tua, queste possano essere replicate qui. Anche perché, materialmente sul campo, al di fuori di una protezione molto ravvicinata della personalità che si vuole tutelare, non hanno la benché minima agibilità”.

Ciò non significa, però, archiviare le preoccupazioni come semplice polemica. “Le preoccupazioni sono legittime – osserva Gabrielli che lancia una stoccata al governo Meloni e alla sua ambiguità comunicativa – e non le derubricherei affatto, perché, se uno guarda le immagini che arrivano dagli Stati Uniti, non può restare insensibile a come certe azioni vengono condotte dagli agenti dell’ICE. E mi sento di dire, senza alcun infingimento, che se fin dall’inizio ci fosse stata una presa di posizione chiara, netta e non cerchiobottista, come spesso capita, molte delle polemiche che oggi occupano i mezzi di informazione probabilmente non ci sarebbero state”.
Poi aggiunge: “Forse dovremmo prendere posizioni un po’ più significative nei confronti di chi legittima questi comportamenti, perché da un punto di vista strettamente tecnico-operativo queste persone non possono fare nulla che abbia un riverbero negativo sul nostro sistema di sicurezza”.
A sostegno della sua tesi, Gabrielli richiama l’esperienza recente del paese nella gestione dei grandi eventi. “Fino a pochi giorni fa l’Italia ha concluso un Giubileo che ha incluso le esequie di un Papa, l’intronizzazione di un altro e l’arrivo di decine e decine di delegazioni. Questo paese ha dimostrato di saper gestire la sicurezza dei grandi eventi forse come nessun altro al mondo”.

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