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Lo strano caso di Hugo Marino: “desaparecido” l’investigatore italo-venezuelano che indagava sui disastri aerei

È stato catturato nel 2019 dal Controspionaggio militare. Ha condotto le operazioni di ricerca delle vittime dei voli YV-2081 (2008) e YV 2615 (2013), dove morirono decine di connazionali: nel secondo volo c'erano anche Missoni e la moglie. Il caso è stato presentato in Procura e presso la Corte interamericana per i diritti umani: "Il suo dossier è sparito"
Lo strano caso di Hugo Marino: “desaparecido” l’investigatore italo-venezuelano che indagava sui disastri aerei
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Sfogliando l’elenco dei detenuti e desaparecidos del Venezuela – affidato dall’Ong per i diritti umani Casla Institute all’amministrazione Usa – spunta il nome di Hugo Enrique Marino Salas: investigatore, 60enne, italo-venezuelano, catturato dal Controspionaggio militare all’Aeroporto internazionale di Maiquetía sette anni fa e da allora sparito nel nulla. Ha lasciato la moglie e due figli: maschio e femmina, 14 e 24 anni rispettivamente. Vite spezzate, le loro: trasloco obbligatorio, vista l’impossibilità di sostenere costi e utenze dell’abitazione di famiglia a Miami, studi interrotti e anni d’angoscia. “Mamma, sono già a Caracas“, è l’ultimo messaggio alla madre, Beatriz Salas, 83 anni, che da allora non ha smesso di chiedere “verità e giustizia” per suo figlio: “Non andrò via da questa terra senza sapere dov’è finito e cosa gli hanno fatto. Non posso andare via senza saperlo. È da anni che chiedo aiuto, ma siamo stati abbandonati”, confessa Beatriz a Ilfattoquotidiano.it. “Nessuno lo ha visto: questa è la cosa peggiore. Quando una persona muore si rielabora il lutto, qui però c’è solo il vuoto. E fa male”. Beatriz – che nel 2015 ha perso suo marito e un’altra figlia – sostiene che Hugo “era un figlio molto presente, dedito alla sua famiglia: era il supporto di tutti”. Per lei la sparizione del figlio è una “beffa del destino” là dove l’investigatore Marino “non si dava pace” nelle sue ricerche e “lavorava affinché le famiglie sapessero la verità sui loro cari”.

Marino ha infatti condotto le operazioni di ricerca delle vittime dei voli YV-2081 (2008) e YV 2615 (2013), dove morirono decine di connazionali: nel secondo volo c’era anche lo stilista e dirigente di azienda Vittorio Missoni, scomparso insieme alla moglie Maurizia Castiglioni. In entrambi i casi Marino aveva riscontrato non poche resistenze da parte delle autorità venezuelane: “L’unica e probabile difficoltà è la scarsa di disposizione di terzi”, si legge in una sua relazione dettagliata, nella quale smentiva la versione ufficiale della Procura di Caracas, che voleva chiudere in fretta entrambi i dossier. Nel corso delle indagini, che lui ha seguito per conto di Roma, Marino si è recato più volte in Italia per incontrare i familiari delle vittime e probabilmente l’ex-ministro degli Esteri Franco Frattini – deceduto nel dicembre 2022 – e l’ammiraglio Giovanni Vitaloni, con i quali era sempre in contatto. “Chissà quale verità lo rendesse così inquieto”, ha detto un tecnico del settore alla testata d’inchiesta Armando.info. Roma lo ha cercato con insistenza mentre faceva comodo, ma lo ha dimenticato nel momento del bisogno. “Ho scritto numerosi messaggi all’ambasciata italiana e ai suoi rappresentanti: mi è stato detto ‘faremo il possibile’, ma nessun riscontro”. Lo Stato venezuelano non ha mai fornito risposte sul caso Marino: “Sono in corso delle indagini”, ha detto il procuratore Tarek William Saab, interpellato sulla vicenda. Del resto il nome di Hugo Marino è assente dai registri penitenziari e fonti consultate da Ilfatto.it affermano che “il dossier su di lui – che sarebbe esistito – è sparito” dagli uffici competenti.

Il caso è stato portato anche presso la Procura di Roma e del nome di Marino si è discusso un paio di volte in Parlamento. Il dossier è stato portato anche presso la Corte internazionale di giustizia e la Corte interamericana dei diritti umani, che a suo tempo ha concesso l’Habeas Corpus a Marino. Persino l’Alto commissario Onu per i diritti umani, la socialista cilena Michelle Bachelet, ne ha chiesto conto a Palazzo di Miraflores. Caracas però non ha reagito alle istanze internazionali. L’unico indizio: il centro di detenzione di Boleíta, dov’è passato anche Alberto Trentini. “Il pacchetto che cercate è qui, ben custodito”, è stata la soffiata dei Servizi locali, nei primi mesi di detenzione. Poi è nuovamente calato il sipario. Qualche dubbio è sorto intorno alle ragioni del suo ultimo viaggio a Caracas: si sarebbe fermato solo un paio di giorni per “fare un giro in azienda“, visto che aveva una sede funzionante in Venezuela. Tuttavia nelle ore antecedenti al volo ha ricevuto più telefonate dall’ex-ministro venezuelano Miguel Pérez Abad: voleva che Marino indagasse sulla morte del figlio, il 27enne Miguel Pérez, morto nel 2017, a bordo di un Lear Jet 25 YV3191, esploso in volo, nei cieli di Vargas. “Quell’aereo è stato abbattuto in aria”, hanno riferito dei testimoni. Nell’incidente sono morti il capitano dell’esercito Nelson Bejarano e Luis Picardi, imprenditore vicino al regime. Tra i sospettati dell’attentato c’era l’attuale ministro dell’Interno Diosdado Cabello, motivato da vendette personali, ma le indagini si sono subito arenate. I familiari di Marino hanno più volte cercato di mettersi in contatto con Pérez Abad, che non ha mai risposto alle loro richieste. In seguito l’ex ministro sarebbe stato nominato presidente della Banca centrale del Venezuela. “Lui sa cosa significhi perdere un figlio, ma ha preferito il silenzio”, è l’amaro commento di Beatriz.

Inoltre, dopo l’arresto di Marino, i Servizi sono entrati nella casa di famiglia, in Venezuela. Avevano le sue chiavi. Hanno messo tutto sottosopra: pareti bucate, armadi distrutti, beni rubati e persino le foto di famiglia portate via. Era l’ennesimo sfregio, e a Beatriz non faceva più male. Ormai le avevano portato via tutto. Parliamo anche con suo cugino, Sergio Velardo, che ricorda le costanti interlocuzioni di Hugo con le autorità italiane e un suo credito nei confronti del governo venezuelano: “Ci sentivamo spesso al telefono: mi chiamò l’ultima volta il 4 aprile 2019 per farmi le condoglianze: era morta mia moglie”. Sarebbe riduttivo annoverare Hugo tra i presos políticos: la sua vicenda è più complessa. “Gli dovevano un milione di dollari di arretrati: voleva aprire una sede della sua società in Italia”, dice Velardo senza però avanzare alcuna ipotesi. E ammette: “Con gli anni è venuta meno ogni speranza di ritrovarlo”.

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