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Gli Usa stanno navigando alla cieca contro i virus. Il grande “blackout” sui dati dei Centers for Disease Control

Uno studio denuncia lo stop agli aggiornamenti dei database: quasi la metà è ferma e l’87% riguarda le vaccinazioni. La comunità scientifica lancia l’allarme. Il CDC ha sempre rappresentato il faro nella nebbia delle pandemie. Oggi, quel faro sembra avere le lampadine svitate
Gli Usa stanno navigando alla cieca contro i virus. Il grande “blackout” sui dati dei Centers for Disease Control
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Immaginate di guidare a fari spenti, nel bel mezzo di una tempesta, mentre qualcuno sul sedile del passeggero vi assicura che “va tutto bene”. È più o meno questa la sensazione che serpeggia tra i corridoi dei centri di ricerca medica americani. Un nuovo, inquietante studio guidato da Jeremy Jacobs della Vanderbilt University ha appena scoperchiato un vaso di Pandora digitale: il CDC (Centers for Disease Control and Prevention) ha smesso di aggiornare i suoi database cruciali. Non parliamo di scartoffie burocratiche, ma del sistema nervoso centrale della sanità pubblica: i dati su vaccini e malattie infettive.

Secondo la ricerca pubblicata sugli Annals of Internal Medicine, il quadro è drammatico. Analizzando oltre 1.000 database del CDC, i ricercatori hanno scoperto che il 46% dei database che solitamente venivano aggiornati mensilmente si è fermato senza alcuna spiegazione nel corso del 2025. Di questi, ben 34 non ricevono nuovi dati da almeno sei mesi. Il dato più preoccupante è che, mentre i database “attivi” si occupano di salute mentale o infortuni, l’87% di quelli congelati riguarda i vaccini.

In pratica, proprio mentre il mondo monitora l’influenza, il Covid-19 e l’RSV (Virus Respiratorio Sinciziale), il CDC ha tirato il freno a mano sui dati che servono a capire quanto siano efficaci le campagne vaccinali. Le reazioni della comunità scientifica sono molto forti e critiche. Jeanne Marrazzo, leader dell’Infectious Diseases Society of America (ed ex direttrice del NIAID, rimossa dal suo incarico l’anno scorso), ha usato parole pesantissime in un editoriale di accompagnamento: “Sia che si tratti di un disprezzo intenzionale o di carenza di personale, questo dimostra un profondo disprezzo per la vita umana”, commenta.

Secondo Marrazzo, gli Stati Uniti non stanno solo “volando alla cieca” di fronte alle minacce biologiche, ma vengono privati delle loro “armi efficaci”. Se i medici non sanno quante persone si stanno vaccinando o dove il virus sta colpendo più duramente, non possono dare indicazioni chiare ai pazienti.

Il sospetto dei ricercatori è che dietro questo blackout non ci sia un semplice problema tecnico. Il rapporto sottolinea esplicitamente come la maggior parte dei dati mancanti riguardi proprio le vaccinazioni, un tema su cui l’attuale Segretario della Salute, Robert F. Kennedy, ha espresso posizioni notoriamente scettiche. Il rischio è che il CDC, storicamente considerato il “gold standard” mondiale per la sorveglianza epidemiologica, stia perdendo la sua bussola scientifica per trasformarsi in un guscio vuoto di dati.

Quando i dati federali spariscono, le conseguenze non restano nei laboratori. I medici brancolano nel buio: senza dati freschi, è difficile capire se un nuovo ceppo vaccinale sta funzionando. Poi c’è il rischio di ritardo nelle emergenze: se scoppia un focolaio di una malattia infettiva, il ritardo nella registrazione dei dati potrebbe costare settimane preziose. Infine, c’è il reale pericolo di un’erosione della fiducia: la mancanza di trasparenza alimenta il sospetto, rendendo ancora più difficile la gestione della salute pubblica. Il CDC ha sempre rappresentato il faro nella nebbia delle pandemie. Oggi, quel faro sembra avere le lampadine svitate. E in medicina, come nella guida notturna, il buio non è mai un buon segno.

Lo studio

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