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Crans-Montana, cancellate le immagini delle telecamere di videosorveglianza. La procura di Sion le ha chieste solo il 15 gennaio

Un ritardo che potrebbe rivelarsi cruciale per le indagini. Ma non l'unico, visto che telefoni e pc degli indagati sono stati sequestrati tra il 9 e il 14 gennaio. I coniugi convocarono una riunione con i dipendenti il 7 gennaio. Per le parti civili: "Per inquinare le prove"
Crans-Montana, cancellate le immagini delle telecamere di videosorveglianza. La procura di Sion le ha chieste solo il 15 gennaio
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Fin dall’inizio, l’inchiesta svizzera sulla strage di Capodanno a Crans-Montana è apparsa agli avvocati di parte civile delle 40 vittime e degli oltre 100 feriti segnata da ritardi, omissioni e zone d’ombra difficili da ignorare. Tanto che con un’istanza è stata chiesta dai legali la ricusazione della procura di Sion e l’affidamento a un procuratore speciale per le indagini sul rogo del Constellation. A distanza di settimane, dalle carte depositate e dalle nuove testimonianze emerge un quadro che alimenta dubbi non solo sull’operato dei gestori del locale, ma anche sulla tempestività e sull’efficacia dei controlli e delle indagini successive all’incendio

Uno dei punti più critici resta il sequestro dei beni di Jacques e Jessica Moretti. La Procura cantonale di Sion ha impiegato due settimane per bloccare il patrimonio della coppia, un tempo che appare sproporzionato rispetto alla gravità dei fatti. L’ordine di sequestro, datato 15 gennaio, riguarda i quattro immobili acquistati dai Moretti in appena quattro anni: i tre locali di Crans-Montana – Le Constellation, Le Senso e Le Vieux Chalet – e la villetta di famiglia, per un valore complessivo stimato attorno ai cinque milioni di franchi. Immobili quasi interamente ipotecati, dunque difficilmente alienabili, ma comunque potenzialmente a rischio. Un ritardo già registrato con il sequestro dei device dei due coniugi: computer e telefoni sequestrati tra il 9 e il 14 gennaio.

Le immagini di videosorveglianza cancellate

Ma è sul fronte delle prove che i ritardi appaiono ancora più gravi. Solo il 15 gennaio la Procura ha chiesto alla polizia comunale di acquisire le immagini delle circa 250 telecamere di videosorveglianza presenti sul territorio di Crans-Montana tra le 0.30 e le 2 del primo gennaio. L’incendio è scoppiato all’1.28. Quando la richiesta è arrivata, i filmati erano già stati cancellati: il sistema di archiviazione conserva le immagini solo per sette giorni e non prevede eccezioni “a fini investigativi”. Così, nonostante alcune telecamere fossero posizionate proprio davanti al Constellation, nessun video risulta oggi utilizzabile. Solo la polizia cantonale è riuscita a salvare le immagini dell’area immediatamente attorno al luogo della strage.

Inaccessibili anche i filmati delle telecamere interne del locale gestito dai Moretti. E restano dubbi inquietanti su quanto accaduto nei giorni immediatamente successivi all’incendio. Secondo quanto denunciato dall’avvocata Nina Fournier, che assiste alcune famiglie delle vittime, i titolari del Constellation avrebbero convocato una riunione con i dipendenti il 7 gennaio. In una lettera inviata alla Procura generale di Sion, la legale parla apertamente del rischio che quell’incontro sia stato un tentativo di influenzare le deposizioni dei testimoni. Un sospetto che si aggiunge ad altri elementi controversi: le autopsie non eseguite, i ritardi nell’acquisizione delle prove, la sistematica scomparsa dai social delle immagini della notte dell’incendio.

Jessica Maric e i video cancella per privacy dei clienti

Jessica Maric – che come il marito Jacques ha scaricato su staff, camerieri e comune le responsabilità – avrebbe cancellato alcune pagine social poco dopo la tragedia, giustificando l’azione come un segno di rispetto per le vittime, in particolare per Cyane, una delle ragazze morte nell’incendio, la cameriera con il casco e la candeline scintillanti considerate uno degli inneschi delle fiamme. Jacques, invece, ha spiegato che i contatti con i dipendenti nei giorni successivi sono stati finalizzati a consolarli e a supportarli emotivamente, non a influenzare le loro dichiarazioni. Ha poi negato ogni coinvolgimento con i petardi trovati nel locale, attribuendo la presenza degli articoli pirotecnici a clienti che li avevano portati con sé. Nel locale è stato trovato quello che gli incaricati svizzeri hanno definito un “arsenale pirotecnico”.

Le indagini con l’Italia

Le criticità dell’inchiesta hanno avuto ripercussioni anche sul piano diplomatico. Dopo la scarcerazione su cauzione di Jacques Moretti, accusato con la moglie di omicidio colposo, lesioni e incendio colposo, il governo italiano aveva richiamato a Roma l’ambasciatore a Berna, Gian Lorenzo Cornado. Le tensioni sembrano essersi allentate solo ora, con l’apertura formale alla collaborazione investigativa. Il Ministero pubblico del Cantone del Vallese ha comunicato che darà seguito alla richiesta italiana, consentendo alla Procura di Roma di partecipare attivamente alle indagini e aprendo alla possibilità di costituire squadre investigative comuni. Più occhi sulla stessa tragedia, nella speranza di colmare i vuoti lasciati finora.

Lo scaricabarile

Dalle carte dell’inchiesta emergono anche aspetti dolorosi delle strategie difensive. I coniugi Moretti hanno potuto assistere ciascuno all’interrogatorio dell’altro, come consente la legge svizzera, e dalle loro dichiarazioni traspare il tentativo di scaricare le responsabilità sui dipendenti. Ragazzi giovani, spesso assunti con contratti a termine, senza una formazione adeguata per gestire emergenze o situazioni di pericolo.

Nel lunghissimo secondo interrogatorio di Jacques Moretti – 194 domande, 14 ore – la porta di sicurezza torna al centro: “Era sempre aperta. Dopo il dramma abbiamo saputo che un dipendente del Vieux Chalet, Adrien, avrebbe chiuso il chiavistello. L’ho saputo alcuni giorni dopo”. Anche i petardi trovati nel locale vengono attribuiti ai clienti. Particolarmente amara è la risposta alla domanda sul perché quella sera il Constellation fosse frequentato da così tanti minorenni, alcuni sotto i 16 anni. “Purtroppo alcuni sono riusciti a passare e non capiamo perché. Questo controllo era fatto dal buttafuori”. Un’altra responsabilità spostata più in basso, in una catena di omissioni che, pezzo dopo pezzo, restituisce l’immagine di un luogo in cui la sicurezza non era una priorità. Un supertestimone agli inquirenti ha confermato che alla coppia la sicurezza non interessava: “Preferirono l’estetica alla sicurezza. Consigliai la schiuma ignifuga ma dissero che non c’era budget”. Però furono acquistati poltrone e sgabelli in vera pelle, tavoli in legno massello di rovere e un sofisticato sistema di illuminazione a led.

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