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Ultimo aggiornamento: 11:19

Censimento dei senza fissa dimora, una notte con i volontari nelle strade di Milano: “Contarli è il modo per renderli visibili al mondo”

Lunedì 26 gennaio è iniziato il censimento nazionale delle persone senza dimora promosso da Istat. Si svolgerà in 14 grandi città italiane e proseguirà il 28 e 29 gennaio. Seimila le persone impegnate in tutta Italia
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“I senza dimora sono invisibili soltanto agli occhi di chi è indifferente”. Manuela è una delle oltre seimila volontarie e volontari che partecipano alla “Rilevazione nazionale delle Persone Senza Dimora” promossa da Istat e condotta da fio.PSD. Non accadeva da dodici anni. Il censimento è partito lunedì sera in quattordici grandi città italiane, Milano compresa. Ogni città viene divisa in zone e ogni zona viene affidata a una squadra composta da volontari che annotano sul sistema il numero dei senza dimora. “La conta è importante perché ci permette di quantificare e anche qualificare il fenomeno – racconta al Fattoquotidiano.it il referente formazione fio.PSD Paolo Moreschi – e questo serve a fare politiche di intervento più mirate e anche più proporzionate”. Ma c’è un altro valore aggiunto. “e anche un’occasione per il tipo di coinvolgimento che una giornata come questa riesce a realizzare – riflette Moreschi – quindi mettere le persone in una posizione di protagonista nel confrontarsi con questo tema”. La risposta dei cittadini non si è fatta attendere. In tanti hanno risposto all’appello e si sono messi a disposizione. “Perché lo faccio? È un dovere civico, se vogliamo aiutare la città ad andare avanti, dobbiamo essere noi a fare qualcosa – riflette Patrizia – non possiamo passare davanti a queste persone senza avere il desiderio di aiutarli in qualche modo, magari anche non direttamente, ma questo è un modo indiretto per farli diventare visibili al mondo”. Nel centro di Milano, tra le gallerie e le pubblicità delle Olimpiadi, appena chiudono le saracinesche dei negozi e dei bar, i dehor e le gallerie diventano il rifugio per tanti. Negli angoli riparati delle gallerie , spuntano tende e cartoni. Le volontarie annotano il numero mentre camminano per le vie del centro. Le difficoltà più grandi per loro non sono soltanto materiali: “Spesso ci dimentichiamo che arrivare in strada è l’esito di un percorso – commenta Paolo Moreschi – e in realtà le difficoltà più grandi sono proprio nella mancanza di relazioni, di reti sociali e anche di una spinta e di un desiderio di avere un motivo per alzarsi la mattina”.

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