Quando Trump dice “stiamo rivedendo tutto”, traducete pure: “Aspettiamo che il polverone si plachi”
Quando il Grande Capo dice “stiamo rivedendo tutto”, traducete pure: “Aspettiamo che il polverone si plachi”. Perché di cose da rivedere, nella tragedia di Minneapolis, ce ne sono parecchie. A cominciare dalla versione ufficiale, già polverizzata dai video prima ancora che Trump aprisse bocca con il Wall Street Journal.
Alex Pretti, 37 anni, infermiere di terapia intensiva e cittadino americano, è stato ucciso sabato scorso da un agente della Border Patrol. Seconda vittima in meno di tre settimane nella stessa città: Renee Good era stata ammazzata il 7 gennaio durante un’altra operazione dell’ICE. Due americani, non migranti. Due morti ammazzati da chi dovrebbe proteggere i confini, non sparare ai manifestanti nelle strade.
La narrazione ufficiale è da manuale. Il vice capo di gabinetto Stephen Miller parla di “assassino” e “terrorista domestico”, la Segretaria Kristi Noem racconta di un Pretti che “si è avvicinato agli agenti con una pistola semiautomatica calibro 9mm” e ha “reagito violentemente”. Peccato che i video – verificati da NBC News – raccontino un’altra storia.
In nessuno dei filmati Pretti brandisce un’arma o minaccia gli agenti. Aveva un cellulare in mano. E c’è di più: un video mostra un agente che rimuove un’arma da Pretti mentre è trattenuto a terra, prima che vengano esplosi i colpi. Disarmato e a terra. Poi ammazzato.
Trump non ha voluto dire se l’agente abbia agito appropriatamente, limitandosi al classico “stiamo rivedendo tutto“. Nel frattempo critica la vittima: portava “una pistola molto pericolosa”, che ci faceva con un’arma a una protesta?
Domanda interessante, se non fossimo negli Stati Uniti dove il Secondo Emendamento è sacro. La contraddizione non è sfuggita nemmeno ai repubblicani: il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato che quando va alle proteste “non porta una pistola, porta un cartellone”, dimenticando che il suo partito ha fatto di Kyle Rittenhouse – che ammazzò due persone durante una protesta nel 2020 – un eroe nazionale. Il numero due del Dipartimento di Giustizia ha dovuto ricordare che “non c’è niente di male nel portare legalmente armi da fuoco”. Già, legalmente. Pretti aveva il porto d’armi. Ma evidentemente questo vale solo per chi non manifesta contro Trump.
Il governatore del Minnesota Tim Walz non usa mezzi termini: “Donald Trump deve ritirare questi 3.000 agenti non addestrati prima che uccidano un’altra persona”. Agenti che sono già tornati in strada mentre le indagini sono in corso.
E qui il capolavoro: Trump ha mandato lo “zar del confine” Tom Homan a Minneapolis per gestire le operazioni. Quindi, dopo due cittadini americani uccisi in tre settimane, video che smentiscono le versioni ufficiali e proteste di massa, la soluzione è mandare l’uomo che ha architettato la separazione delle famiglie migranti. Geniale.
La Casa Bianca ha cercato di abbassare i toni: la portavoce Karoline Leavitt ha detto che “nessuno vuole vedere persone ferite o uccise”. Peccato che i fatti dicano il contrario: due morti in un mese, stessa città, stesso copione. Versioni ufficiali smentite dalle immagini, agenti che rimangono in servizio, indagini condotte dal Dipartimento sui propri uomini. Anche alcuni repubblicani chiedono maggiori informazioni, ma Trump gode ancora di lealtà quasi completa. Solo che questa volta la narrativa non funziona: le vittime sono americani. Con il porto d’armi. Uccisi mentre protestavano.
“Stiamo rivedendo tutto”, dice il Presidente. E noi pure. Rivedendo le immagini che smentiscono le bugie, la conta dei morti civili, la trasformazione di una città in teatro paramilitare. Tutto sotto la bandiera della “sicurezza dei confini”. Dopo l’uccisione di Pretti, più americani sostengono l’abolizione dell’ICE. Chissà, forse anche questo Trump lo sta “rivedendo”. Insieme alla sua coscienza. Se la trova.