Roma, i caregiver famigliari in piazza contro il ddl del governo: “Stanchi di elemosinare briciole”
I caregiver familiari di tutta Italia in piazza. Per la prima volta si è realizzata oggi una partecipata manifestazione di protesta nazionale organizzata dai Caregiver Familiari Uniti (CFU) per chiedere che venga approvata dal parlamento una legge che “finalmente possa garantire dignità personali, tutele economiche, riconoscimenti giuridici del proprio ruolo di lavoratori, contributi figurativi a fini pensionistici, forme di prepensionamento, supporti psicologici e sociali”. La mobilitazione, alla quale erano presenti circa 300 donne e uomini provenienti da tutta Italia nonostante le notevoli difficoltà nel lasciare a casa i propri parenti con gravi disabilità, è avvenuta alle ore 10 in Piazza Santi Apostoli a Roma.
“E’ fondamentale essere qui a manifestare per difendere i diritti e la dignità in particolare di tutti i caregiver familiari conviventi h24, siamo stanchi di elemosinare briciole e di risultare invisibili per lo Stato”, ha detto Anna Combatti tra le persone che hanno partecipato al corteo mattutino e che vive a Casoria, in provincia di Napoli, mamma di Liberato Avitabile, ragazzo minorenne con gravi e plurime disabilità. La mobilitazione è stata voluta e promossa in particolare da Alessandra Corradi, Vincenza Zagra e Rosa Maltese che a ottobre 2025 hanno creato il CFU, coordinamento nazionale che riunisce circa 20mila persone ed è seguito sulla propria pagina Facebook da 8.672 follower. Dopo il corteo c’è stata anche una conferenza stampa presso la Camera dei Deputati incentrata sulle critiche riguardo al ddl caregiver approvato il 12 gennaio dal Consiglio dei Ministri su proposta della ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli che dovrà essere votato in parlamento ma che ha già provocato proteste da parte delle associazioni e degli aventi diritto.
“Come CFU abbiamo voluto farci conoscere e abbiamo denunciato nella sala stampa di Montecitorio le principali criticità del ddl voluto dalla ministra Locatelli che a nostro avviso non va incontro ai reali bisogni e alle esigenze finora inascoltate dei caregiver familiari conviventi”, dice a ilfattoquotidiano.it Alessandra Corradi. In questa occasione sono stati anche presentati i risultati di un sondaggio a livello nazionale fatto su un campione di circa mille persone dal titolo “Chi si prende cura di chi cura?” che mette in relazione lavoro di cura, povertà dell’assistente personale e discriminazione di genere nella distribuzione dell’impegno di cura, dato che quasi 9 caregiver familiari su 10 sono donne, per oltre il 60% nella fascia di età tra i 35-55anni, donne nel pieno dell’età lavorativa e contributiva. I risultati del sondaggio hanno evidenziato in maniera inequivocabile le principali conseguenze economiche vissute dai caregiver familiari a causa del lavoro di assistenza continuativa. Tra coloro che hanno dichiarato difficoltà economiche il 45% non riesce a pagare le bollette, il 33% è stato costretto a vendere oggetti di valore e ben uno su cinque ha dovuto rinunciare al riscaldamento in casa. Secondo i promotori della manifestazione, il ddl introduce “solo una definizione formale della figura del caregiver, ma non traduce questo riconoscimento in tutele reali, mettendo a disposizione risorse insufficienti rispetto al fabbisogno richiesto. La cura h24, senza diritti economici e giuridici, espone le famiglie a privazioni reali e quotidiane”.
Il CFU considera una “mancetta” i 400 euro mensili (erogati ogni tre mesi) come contributo massimale disponibile dal ddl per chi assiste una persona non autosufficiente con grave disabilità per almeno 91 ore settimanali. Inaccettabili, a loro dire, anche i paletti assai stringenti per ricevere il contributo come il limite del reddito annuo da lavoro di 3mila euro e l’ISEE familiare fino a 15mila euro. “La cosa fondamentale è che non puoi fare una legge che ha come destinatari circa 7 milioni di persone, tanti sono i caregiver come da dati Istat, e stanziare solo 250 milioni di euro a partire dal 2027”, attacca Corradi.
In sala stampa sono intervenute anche le delegate del CFU Silvia Abbate (Toscana), Lisa Orrico (Piemonte) e Silvia Cerqua (Lazio). “In Italia chi assiste un proprio familiare convivente, h24, non è riconosciuto né sostenuto. Si ritrova solo, povero e abbandona il lavoro per assistere, a rischio depressione, compromettendo seriamente la propria salute psicofisica e subendo danni irreversibili. Nessuna tutela, nessuna libertà di scelta, isolamento e abbandono sociale. Da anni monitoriamo le estreme condizioni di vita dei caregiver familiari conviventi e siamo molto preoccupati perché stanno aumentando i casi di omicidio-suicidio come quello di Corleone”, denunciano.
I Caregiver Familiari Uniti hanno anche pubblicato una petizione sulla piattaforma online IoScelgo “per vedere riconosciuto il caregiver familiare h24 come un lavoratore”. E’ intervenuta con un videomessaggio anche Elizabeth Gosme, direttrice di COFACE Family Europe, un network di associazioni europee di familiari assistenti personali con sede a Bruxelles che ha spiegato in sintesi la Carta europea dei diritti dei caregiver familiari, mostrando il divario marcato di riconoscimenti e tutele, in particolare in merito alle risorse e ai servizi pubblici disponibili ad esempio in Germania e Francia rispetto all’Italia. “Il duplice evento romano è solo il punto di partenza del movimento dei caregiver italiani”, dicono gli organizzatori, “non è più possibile non avere una legge entro questa legislatura ma d’altro canto non è tollerabile averne una fatta male, scritta senza il contributo dell’unica parte sociale che avrebbe dovuto essere interpellata e cioè i caregiver familiari”. I Caregiver Familiari Uniti chiedono a gran voce una legge “in linea con i moderni studi e con le direttive europee in materia”. Il CFU non vuole essere un banale movimento di protesta ma ci “poniamo come interlocutore diretto con la politica e i legislatori in grado di presentare proposte concrete e necessarie”.