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Morto l’avvocato Giuliano Spazzali, fu legale di Pietro Valpreda e Sergio Cusani: aveva 87 anni

Nelle aule del tribunale di Milano il legale rappresentò il contraltare dell’allora pubblico ministero Antonio Di Pietro, dando vita a uno dei confronti più seguiti e discussi della stagione giudiziaria che segnò la fine della Prima Repubblica
Morto l’avvocato Giuliano Spazzali, fu legale di Pietro Valpreda e Sergio Cusani: aveva 87 anni
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È morto a Milano all’età di 87 anni Giuliano Spazzali, avvocato penalista tra i più noti del panorama giudiziario italiano, protagonista di alcuni dei processi più emblematici della storia recente del Paese. Nato a Trieste nel 1939, il legale si è spento oggi dopo una lunga malattia.

Il suo nome è legato in particolare alla difesa di Soccorso Rosso, l’organizzazione che negli anni Settanta forniva assistenza legale e materiale ai militanti della sinistra extraparlamentare, e a quella di Pietro Valpreda, l’anarchico accusato ingiustamente della strage di piazza Fontana del 1969. In uno dei capitoli più dolorosi della storia repubblicana, Spazzali fu tra coloro che si batterono per smontare un impianto accusatorio rivelatosi infondato, contribuendo a una lunga battaglia giudiziaria e civile per la verità.

Negli anni Novanta l’avvocato tornò al centro della scena mediatica come difensore di Sergio Cusani nel processo Enimont, uno dei procedimenti simbolo dell’inchiesta Mani pulite. In quell’aula di tribunale Spazzali rappresentò il contraltare dell’allora pubblico ministero Antonio Di Pietro, dando vita a uno dei confronti più seguiti e discussi della stagione giudiziaria che segnò la fine della Prima Repubblica. Avvocato colto e combattivo, Spazzali ha attraversato decenni di storia italiana portando in tribunale casi che intrecciavano giustizia, politica e diritti civili.

Nel 2008, quando andò in pensione per dedicarsi ai suoi hobby come la lettura, la musica, le mostre, i viaggi e soprattutto la pittura, Spazzali non aveva lesinato le critiche al sistema giudiziario: “Ormai l’aula, il dibattimento, non esistono più – disse -. Esistono i riti alternativi, il giudizio abbreviato, il patteggiamento, che comportano la totale rinuncia alla ricostruzione della verità'”. Inoltre, le sue parole sui media, ancora attuali, perché per lui, già 18 anni fa, la “spettacolarizzazione del processo” era “del tutto fine a sé stessa”. Parlò anche di “una norma non scritta” che aveva “istituito la doppia aula del foro televisivo e del tribunale”. Cusani, contatta dall’Ansa, non se l’è sentita proprio di pronunciare una parola sulla sua scomparsa, Di Pietro ha commentato: “Onore all’avvocato Spazzali per essere stato tra i primi a sapere interpretare il ruolo dell’avvocato nel nuovo processo penale accusatorio, nel quale gli italiani hanno potuto vedere il pm e il difensore sullo stesso banco di fronte al giudice. Ho rispettato le sue arringhe, anche molto determinate, quando era in vita e le rispetto ancora di più ora che se ne è andato“.

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