‘Effetto Crans-Montana’: a Milano sequestrato il Cinemino per “accessi ostruiti e via di fuga inadeguate”. L’associazione: “No, siamo un luogo sicuro”
Il Cinemino, cinema d’essai del centro di Milano, è stato sottoposto a sequestro preventivo. I motivi? Tessere vendute insieme ai biglietti, uscite di sicurezza del piano interrato “difficilmente fruibili“, assenza di “vie di fuga adeguate” e l’ipotesi di rischi “al verificarsi di qualsiasi tipologia di emergenza” qualora si rendesse obbligatorio il “rapido deflusso dei presenti”. Una mossa che – probabilmente – nasce anche da una sorta di “effetto Crans–Montana”, con controlli aumentati a dismisura dopo la strage di Capodanno in Svizzera. La visita è arrivata dopo una segnalazione privata su “presunte criticità in materia di sicurezza relative alla sala cinematografica”. Preoccupa, in particolare, “la presenza di un’unica scala di accesso al piano interrato, ritenuta non idonea quale via di esodo in caso di emergenza”.
Il 9 ottobre del 2024 fa la Polizia locale entrò per la prima volta nella sala di via Seneca, in zona Porta Romana, e lasciò alla titolare Paola Ruggeri una denuncia: “Apertura abusiva di luoghi di pubblico spettacolo”, recitava il foglio. Più di 24 mesi dopo, il 13 gennaio, l’Unità centrale informativa è tornata per un controllo, notando come tutto fosse rimasto uguale. E così giovedì pomeriggio i vigili, insieme al comandante Gianluca Mirabilli, sono ritornati con il provvedimento di sequestro firmato dalla giudice per le indagini preliminari Giulia D’Antoni su richiesta del pm Mauro Clerici. La società ha commentato la scelta sospendendo la programmazione e affermando di star “cooperando per dimostrare la legittimità della sua condotta”. All’interno del locale è presente anche un bar, che rimarrà regolarmente aperto al pubblico.
Il Cinemino era già stato chiuso nel 2018, per oltre tre mesi. L’atto di sequestro ricostruisce cronologicamente l’accaduto, a partire dall’autunno del 2024: una porta “risultava ostruita da arredi mentre le ulteriori vie di esodo apparivano di difficile fruibilità”. Gli agenti avevano contato 53 persone in sala, con una parte che “era stata tesserata nella medesima giornata”. La società Seiseneca (a cui la sala è intestata) per gli inquirenti era dedita “contrariamente alle prescrizioni del suo statuto, all’esercizio di un’attività di spettacolo, gestita con modalità riconducibili ad un’attività di tipo commerciale e aperta al pubblico”. Aggiunge la giudice: “Sebbene apparentemente l’associazione rientri nella categoria del circolo privato, i locali deputati all’attività ricreativa organizzata e le modalità di gestione dell’esercizio rientrino nel novero dell’attività di spettacolo e trattenimento pubblico”.
L’associazione SeiSeneca: “Tutto a norma”
L’associazione respinge con forza questa ricostruzione: “In merito alle notizie frammentarie e imprecise circolate nelle ultime ore su diverse testate giornalistiche, l’Associazione SeiSeneca sente il dovere di fare chiarezza per rispetto dei propri soci, del quartiere e della città di Milano. Contrariamente a quanto riportato dai media, il Cinemino è un luogo sicuro e a norma. È doloroso constatare la superficialità con cui è stata trattata la notizia: non si tratta di problemi di sicurezza né di scale inidonee. Se fossimo stati interpellati, avremmo potuto fornire i fatti: le uscite di sicurezza sono tre, visibili e dotate di maniglioni antipanico – si legge in una nota – Le due scale presenti sono state giudicate adeguate (come l’intera struttura) dai Vigili del Fuoco nell’ultimo controllo. Anche i presidi antincendio sono stati verificati nell’ultimo controllo (con prossima revisione già fissata a febbraio), la sala è certificata ignifuga e dotata di porta REI compartimentata. Proprio la scorsa estate abbiamo investito per installare un sistema di allarme antincendio ancora più moderno”.
“Contrariamente a quanto scritto, la sala è stata adeguata prima della riapertura e ogni anno, durante la chiusura estiva, sono stati eseguiti lavori di ristrutturazione. Quello che viene messo in dubbio dalla Polizia Annonaria non è la sicurezze dei luoghi, ma la natura stessa della nostra esistenza: l’Associazione SeiSeneca. Siamo una realtà iscritta al RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore), che opera 365 giorni all’anno nelle scuole e nelle piazze. La contestazione riguarda le modalità di tesseramento e la gestione associativa, un tema che ignora la nostra natura no-profit – prosegue il comunicato – Zero scopo di lucro: ogni risorsa viene reinvestita nel progetto. Inclusione: oltre 90.000 persone in 8 anni ci hanno scelto per questo modello alternativo di cultura. Vivere in uno spazio ibrido, in anni così complessi, sembra essere diventata una colpa. Questo provvedimento – si legge nella conclusione del testo – mette a dura prova le prospettive di proseguire l’esperienza del Cinemino. Il Cinemino non è un locale abusivo, è una comunità. Difenderemo la correttezza del nostro operato in ogni sede, certi che la cultura dal basso non possa essere cancellata da una mancata verifica delle fonti o da un errore di narrazione”.