Il pensiero circolare applicato alla sicurezza: inasprire le pene può produrre un effetto contrario a quello desiderato
Il pensiero lineare, quello per intenderci per il quale ad una azione corrisponde una e una sola conseguenza, domina la vita politica e pare prevalere nelle decisioni esecutive dei governi. Noi psicologi da oltre mezzo secolo affermiamo che al contrario, soprattutto nelle relazioni fra individui, gruppi organizzati e nazioni, sarebbe opportuno applicare il pensiero circolare. Questo tipo di approccio prevede la comprensione che ad una azione corrisponde una controreazione che innescherà una serie di ulteriori reazioni. Questo fenomeno potrà prolungarsi fino ad una riduzione delle azioni e controreazioni.
Ad esempio succede se agito una bacinella d’acqua provocando un’onda che infrangendosi contro i bordi provoca un’onda al contrario per poi gradualmente esaurirsi. In certe situazioni, viceversa, può accadere che azioni e controreazioni provochino un inasprimento del fenomeno portando all’aumento delle ulteriori azioni e controreazioni. Questa modalità definita “escalation” ad esempio è tipica di certi rapporti conflittuali coniugali per cui il marito, per reagire ad una aggressione verbale della moglie, la apostroferà ancora più brutalmente per poi, di fronte alle sue rimostranze sempre più frequenti e pressanti, passare ad atti aggressivi.
Mi veniva in mente questo problema nel leggere le proposte del decreto Sicurezza. Sappiamo per esperienza di altri paesi che aumentare le pene e consentire a ogni individuo di armarsi per difendersi non porta ipso facto a una diminuzione dei reati. Gli Usa lasciano la possibilità al cittadino di comperare e tenere in casa un’arma senza troppe formalità, la polizia ha la libertà di usare le armi e di bloccare con le cattive i cittadini, nelle scuole pubbliche all’ingresso ci sono i metal detector e le pene sono molto drastiche. Eppure proprio in questo paese gli omicidi sono molto elevati, i carcerati sono il triplo – percentualmente rispetto agli abitanti – rispetto a moltissimi paesi europei e la sensazione di insicurezza è elevata.
Il pensiero circolare ci spiega che se i cittadini avessero la pistola in casa i ladri, consci del rischio, invece di entrare senza armi, come quasi sempre succede nel nostro paese, si doterebbero di pistole o fucili atti a fronteggiare la reazione del proprietario. Se inoltre le pene sono draconiane il malvivente farà di tutto per cercare di evitarle e sarà disposto anche ad aggravare la sua azione riprovevole con ulteriori violenze. Viceversa se, come succede ad esempio nel nostro paese, le pene carcerarie sono più miti e tengono conto di svariate possibili attenuanti, il malvivente non arriverà all’escalation dei suoi atti criminosi. Sapere che ci saranno pene relativamente lievi eviterà che il ladro, entrato per rubare, prenda in ostaggio il padrone di casa o addirittura lo uccida.
Insomma quando si mette in atto una strategia per la sicurezza del cittadino occorrerebbe utilizzare il pensiero circolare. Se infatti per un semplice furto inasprisco la pena fino a dieci o venti anni devo sapere che il ladro giammai accetterà il rischio di essere preso e incarcerato e piuttosto sarà disposto a usare un’arma per cercare di fuggire e zittire eventuali testimoni. La deterrenza di una pena “adeguata” per un reato deve rimanere, ma l’esperienza di molti paesi dimostra che non è l’unico strumento utile. In questi frangenti si citano a sproposito le dittature, ove i reati paiono essere di minore frequenza ed entità e dove vigono pene molto elevate. I dati degli omicidi e dei furti in questi paesi sono da prendere con le pinze in quanto, proprio perché sono paesi totalitari, l’informazione non è libera ma asservita al potere. Inoltre non credo sia utile, per avere più sicurezza rispetto ai furti o agli omicidi, pensare di lasciare che un dittatore ci imponga come vivere e attui l’eliminazione (di solito nascosta) degli oppositori politici.
Il pensiero lineare afferma: “per avere più sicurezza occorre aumentare le pene e i controlli”. Il pensiero circolare ci spiega che ci troviamo di fronte alla classica curva di Gauss. La curva di Gauss descrive molti fenomeni naturali e a mio avviso può essere applicata anche al sistema naturale “tendenza a delinquere”: in questo modo, credo che aumentando le restrizioni la sicurezza aumenti fino ad un certo livello, per poi tendere inesorabilmente a calare. Rischiamo di arrivare ad un punto in cui saranno le forze di polizia a farci più paura dei ladri (come a volte succede negli Usa).