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Ddl stupri, nel testo di Bongiorno salta il “consenso” e pene ridotte. Pd: “Meloni aveva dato la sua parola, ora che dice?”

Salta il concetto che ha provocato le ire della Lega, nonostante sia richiesto dalla convenzione di Istanbul e dalle associazioni che difendono i diritti delle donne. La riformulazione si base invece sul "dissenso"
Ddl stupri, nel testo di Bongiorno salta il “consenso” e pene ridotte. Pd: “Meloni aveva dato la sua parola, ora che dice?”
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Sparisce dal ddl Stupri il concetto di “consenso libero e attuale“, ma si parla piuttosto di “espressione del dissenso”. E le pene vengono distinte: per la violenza sessuale senza altre specificazioni, la reclusione si riduce da 4 a 10 anni, rispetto ai 6-12 anni del testo votato all’unanimità in prima lettura a Montecitorio. Nella proposta di riformulazione del disegno di legge, presentata dalla leghista Giulia Bongiorno, è sparito il concetto che ha provocato polemiche e divisioni: ovvero l’introduzione esplicita del “consenso“, come richiesto dalla convenzione di Istanbul e da tutte le associazioni che si battono per i diritti delle donne. Proprio la senatrice del Carroccio, presidente della commissione Giustizia, aveva bloccato il testo il 25 novembre scorso, nonostante la Camera avesse già dato il via libera e nonostante l’asse bipartisan tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein.

Cosa prevede il nuovo testo

Nel testo riformulato – che sarà messo ai voti la prossima settimana – si parla di “volontà contraria all’atto sessuale” da parte di una persona. E in particolare nel secondo paragrafo, si dice che quella “deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso”. Si specifica, inoltre, che “l’atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso“. Per quanto riguarda le pene, resta il range di 6-12 anni di reclusione se “il fatto è commesso mediante violenza o minaccia, abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa”. Pene comunque diminuite di non più dei 2/3 per i casi di minore gravità. Nei giorni scorsi, Bongiorno aveva motivato la sua scelta sostenendo che “‘libero e attuale’ non è necessario inserirlo, ma non perché non lo si volesse, ma perché ormai è nella giurisprudenza, quindi il concetto è: consenso, dissenso, riconoscibilità”. Una posizione che però, non trova l’appoggio delle forze politiche. E non solo.

Pd e Avs: “Grave arretramento. Meloni aveva dato la sua parola, ora che dice?”

Una riformulazione inaccettabile per le opposizioni. “La proposta rappresenta un passo indietro, non solo rispetto all’accordo tra Schlein e Meloni e rispetto alle stesse dichiarazioni di Bongiorno”, hanno scritto in una nota i senatori e le senatrici dem, “ma anche rispetto alla giurisprudenza vigente e rischia quindi di rappresentare una scelta pericolosa. Senza contare che la Convenzione di Istanbul e le altre convenzioni internazionali prevedono da tempo il consenso esplicito. Volontà non é consenso. Quindi, meglio nessuna legge rispetto a una legge che recepisca l’attuale proposta Bongiorno”. E continuano: “Per noi un arretramento rispetto all’introduzione del principio del consenso non è accettabile. La premier Meloni, che proprio sul consenso aveva dato la sua parola alla segretaria del Pd Schlein, che dice? Continueremo in queste ore ad ascoltare le voci delle reti antiviolenza che ogni giorno fanno i conti con le leggi e con la loro concreta applicazione nei tribunali. Il nostro unico assillo è di far avanzare i diritti femminili e quindi di evitare assolutamente una legge peggiorativa per le donne rispetto allo status quo. Oggi Giulia Bongiorno preferisce interpretare il ruolo dell’avvocata delle donne o quello dell’interprete del suo leader, Salvini?”.

Una proposta “inaccettabile” anche per Ilaria Cucchi (Avs). “Per la Bongiorno, e la destra, chi subisce violenza ha l’onere di dimostrare perché non ha reagito o perché non ha detto un no abbastanza forte”, ha detto. “Come se non bastasse la violenza subita. Il consenso a un rapporto sessuale c’è o non c’è, non è un’interpretazione da valutare caso per caso. Le leggi sulla violenza sessuale devono proteggere le vittime, non offrire nuovi possibili alibi agli aggressori. Sulla violenza sessuale non sono possibili mediazioni”. La legge “sul consenso informato è una rivoluzione culturale e per questo la destra è contraria. Quella sul consenso libero e attuale è una legge di civiltà che cambia prospettiva e ribalta decenni di stereotipi che hanno colpevolizzato le donne, invece degli aggressori. Il consenso è indigesto per la destra. La destra a parole difende le donne vittime di violenza poi alla prova dei fatti blocca l’approvazione di una legge che le tutela maggiormente. Siamo tornati al ‘te la sei cercatà. La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni su questa legge ci ha addirittura messo la faccia, e oggi l’ha persa”.

Bongiorno difende il suo testo: “Si mette al centro la tutela della donna”

A difendere il suo testo è, invece, la senatrice leghista Giulia Bongiorno: “La norma garantisce così il massimo della tutela, in tutte le possibili situazioni, senza tuttavia pregiudicare le dinamiche probatorie tipiche del processo penale e il diritto di difesa dell’imputato. Innanzitutto la nuova norma mette al centro la tutela della donna, sottolineando che ogni atto contro il consenso della vittima è violenza sessuale. Si supera così decisamente l’obsoleta struttura della norma vigente che condiziona la punibilità a positive condotte di violenza, minaccia o abuso di autorità da parte dell’autore del reato. Se queste si verificano, esse danno luogo ad una forma aggravata del reato, che sussiste comunque, per il solo fatto che manca il consenso”. Secondo Bongiorno, “la tutela della vittima è a 360 gradi, perché la norma – ed anche questa è una importante innovazione – punisce la violenza sessuale anche quando la persona si è trovata nell’impossibilità di esprimere consenso o dissenso perché è stata colta di sorpresa o non ha potuto reagire, paralizzata dalla paura o dall’imbarazzo. La norma garantisce così il massimo della tutela, in tutte le possibili situazioni, senza tuttavia pregiudicare le dinamiche probatorie tipiche del processo penale e il diritto di difesa dell’imputato”. Per Bongiorno il testo approvato a Montecitorio aveva grandi lacune: “La presenza o l’assenza del consenso devono essere valutate alla luce della situazione e del contesto in cui si svolgono i fatti. Il testo arrivato dalla Camera rischiava di parificare tutte le situazioni e, gravando l’imputato di oneri di documentazione del preventivo e dettagliato consenso della vittima, qualcuno pensava introducesse una inversione dell’onere della prova“.

I centri antiviolenza: “Gravissima la proposta di Bongiorno”

“Non permetteremo di violare ancora i nostri corpi e la nostra storia di lotte per la liberazione dalla violenza maschile. Riteniamo gravissima la proposta di modifiche della Bongiorno che ci fa arretrare e non progredire. Un arretramento culturale, politico, giuridico inaccettabile”. ha detto Elisa Ercoli, presidente Differenza Donna all’agenzia Ansa. “Dal consenso si passa al concetto ‘contro la volontà’ arretrando di anni luce rispetto alla evoluzione della giurisprudenza e della Convenzione di Istanbul. Questa proposta garantisce agli uomini violenti denunciati una situazione in cui possono agire contro la donna e assegnare ancora a lei la dimostrazione della violenza e di come abbia espresso di essere contro la sua volontà, agendo violenza istituzionale, vittimizzazione secondaria e spostamento di responsabilità dall’uomo che ha agito alla donna che ha subito”. Secondo Ercoli, “il concetto del consenso è molto distante dal concetto di ‘contro la volontà’ e questo governo non solo lo sa benissimo, ma sa anche che questo è accontentare i gruppi di uomini violenti e patriarcali che vogliono mantenere saldi privilegi patriarcali e agire violenza contro le donne, impedendo un avanzamento culturale. Un avanzamento che in altri Paesi d’Europa si sta realizzando. Accettare queste modifiche significa arretrare e noi non arretreremo. Siamo pronte – conclude -, tutte insieme, a scendere in piazza, ad occuparle le piazze con i nostri corpi e faremo di tutto perché nessuno si permetta di farci tornare indietro”.

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