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“Possibile spiare i pc dei magistrati? Nordio si dimetta e Meloni spieghi”: opposizioni all’attacco dopo lo scoop di Report

Dopo l’anticipazione dell’inchiesta esplode la bagarre politica: il ministro smentisce, attacca Ranucci e minaccia Debora Serracchiani
“Possibile spiare i pc dei magistrati? Nordio si dimetta e Meloni spieghi”: opposizioni all’attacco dopo lo scoop di Report
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Pochi minuti dopo l’anticipazione di Report sulla vulnerabilità di 40mila computer in uso ai magistrati, esplode lo scontro politico. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio smentisce e accusa Sigfrido Ranucci di fare “allarme sociale”, mentre le opposizioni arrivano a chiedere le sue dimissioni. Angelo Bonelli (Avs) parla di rivelazioni “gravissime per la qualità della democrazia” e di un sistema che metterebbe a rischio la separazione dei poteri.

In Aula interviene anche Debora Serracchiani, responsabile giustizia del Pd, che invita Nordio a dimettersi se le anticipazioni fossero confermate e chiede la presenza in Aula della premier Giorgia Meloni. I parlamentari Pd della Vigilanza Rai parlano di un disegno più ampio di controllo della magistratura, diretto e indiretto.

La replica del Guardasigilli arriva subito. Nordio definisce le accuse “surreali” e invita la deputata dem a “non riprendere l’argomento in questi termini per evitare conseguenze alle quali dovrà probabilmente essere sottoposta la stessa Serracchiani, vedremo in quali sedi”. Dai banchi dell’opposizione a quel punto si sollevate proteste cui Nordio ha replicato: “Non ci sono solo le procure ma anche dei comportamenti deontologici”.

Nel merito, il Ministro Nordio conferma che il software è lo stesso sistema di gestione in uso dal 2019, ereditato dai ministri precedenti. Poi elenca ciò che il programma non farebbe: niente sorveglianza, niente lettura di contenuti, niente registrazioni di schermo, tastiera, microfoni o webcam. Le funzioni di controllo remoto, sostiene, non sarebbero mai state attivate.

Ma è qui che la difesa si incrina. Nordio afferma che un eventuale accesso remoto richiederebbe il consenso esplicito dell’utente e sarebbe sempre tracciato. Ma la prova l’ha fatta proprio un magistrato, il gip di Alessandria Aldo Tirone che lo racconta nell’anticipazione diffusa oggi dalla trasmissione Rai. Il ministro chiude con un attacco diretto a Ranucci, accusato di diffondere notizie “senza i dovuti accertamenti” e creare così “allarme sociale”.

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