Il mondo FQ

Gli scienziati non riescono a risolvere il mistero delle esperienze di pre-morte: “Chi le ha vissute ha visto, toccato, annusato e sentito con una chiarezza superiore a quella della vita quotidiana. E i ricordi restano nitidi anche dopo 50 anni”

Secondo ricercatori dell'Università della Virginia, il modello Neptune è troppo semplicistico per spiegare il fenomeno delle NDE
Gli scienziati non riescono a risolvere il mistero delle esperienze di pre-morte: “Chi le ha vissute ha visto, toccato, annusato e sentito con una chiarezza superiore a quella della vita quotidiana. E i ricordi restano nitidi anche dopo 50 anni”
Icona dei commenti Commenti

Pensavamo di aver risolto il mistero delle esperienze di pre-morte (NDE), legandole puramente a un effetto della chimica del nostro cervello. Ma la spiegazione fornita dal cosiddetto “modello Neptune”, messo a punto dall’Università della Virginia, non torna. Il mistero di cosa accade davvero al confine ultimo della coscienza umana, quel momento sospeso tra la vita e la morte, è ancora aperto. A decretarlo sono due scienziati Bruce Greyson e Marieta Pehlivanova del DOPS (Division of Perceptual Studies della UVA), secondo i quali il modello Neptune è un “gigante dai piedi d’argilla”: troppo semplicistico per contenere l’enormità di ciò che accade sulla soglia dell’ignoto. Le loro considerazioni sono state pubblicate sulla rivista Psychology of Consciousness Theory Research and Practice. L’idea alla base di Neptune è che le visioni dei morenti siano allucinazioni provocate da squilibri di gas nel sangue o scariche di endorfine. Ma la realtà clinica racconta una storia diversa. Le allucinazioni comuni, come quelle indotte da droghe o malattie neurologiche, sono frammentarie e spesso isolate a un solo senso (sentire voci o vedere ombre). Le NDE, invece, sono esperienze iper-realistiche. A differenza dei sogni o dei deliri, che svaniscono al risveglio, le NDE rimangono incise nella memoria con una nitidezza che non sbiadisce nemmeno dopo cinquant’anni. I pazienti riferiscono di aver visto, toccato, annusato e sentito con una chiarezza superiore a quella della vita quotidiana.

Il modello Neptune punta molto sulla stimolazione della giunzione temporoparietale (TPJ), una zona del cervello che, se manipolata elettricamente, può provocare un senso di distacco dal corpo. Ma Greyson e Pehlivanova chiariscono che c’è una differenza abissale tra un “senso di vertigine” in laboratorio e i racconti dei sopravvissuti. Durante una NDE spontanea, le persone descrivono di osservare la scena dall’alto, fornendo dettagli precisi su manovre mediche o oggetti nascosti che non avrebbero mai potuto vedere con gli occhi chiusi. La scienza ufficiale, ad oggi, non è riuscita a replicare questa “vista extracorporea” attraverso stimoli artificiali. “Il modello Neptune ha fatto un lavoro monumentale nel riassumere i dati, ma ha ignorato selettivamente le prove che contraddicono la narrazione puramente fisica”, spiegano i ricercatori della UVA.

Mentre il mondo accademico discute, il lavoro della University of Virginia ci ricorda che mappare i trigger biologici di un evento non significa necessariamente averne compreso il significato. Sebbene le NDE siano innescate da eventi fisiologici, la profondità del loro impatto suggerisce che ci sia ancora un pezzo mancante nel puzzle della coscienza umana. La sfida tra i sostenitori del modello fisico e i ricercatori del DOPS non è solo accademica: è la ricerca di una risposta alla domanda che ci accompagna dall’alba dei tempi e cioè cosa resta di noi quando il corpo si spegne? “Le NDE sono tipicamente innescate da eventi fisiologici, quindi ha senso esplorare queste connessioni e cercare un rapporto di causa-effetto”, dice Greyson”. “Ma questo sforzo è solo all’inizio, ed è importante mantenere una mentalità aperta mentre proseguiamo la ricerca. Comprendere le NDE può aprire la porta a domande più ampie sulla coscienza e sul cervello. Ci auguriamo che la ricerca per comprendere tutti gli aspetti delle NDE – conclude . ci porti non solo a mappare i fattori scatenanti delle NDE, ma anche al loro significato e a una migliore comprensione del confine tra vita e morte”.

LINK: https://psycnet.apa.org/fulltext/2026-82154-001.html

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione