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AssoDistil suona la sveglia al governo sui biocarburanti: “L’Italia non sfrutta il potenziale, a differenza di altri Paesi Ue”

L'associazione accusa l'esecutivo di ignorare il bioetanolo, già utilizzato in 19 Paesi europei per ridurre le emissioni: "Migliorare le norme e introdurre politica fiscale mirata"
AssoDistil suona la sveglia al governo sui biocarburanti: “L’Italia non sfrutta il potenziale, a differenza di altri Paesi Ue”
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Mentre da mesi il ministro delle Imprese Adolfo Urso insiste sulla necessità di inserire i biocarburanti nel programma di transizione green del settore auto, c’è un potenziale aiuto che – secondo le aziende del settore – il governo continua a ignorare, a differenza di altri Paesi europei. Insomma, da un lato l’esecutivo critica la postura europea riguardo al processo di elettrificazione e si dice in prima linea per ammorbidire le regole; dall’altro non muove un dito sul bioetanolo nonostante rappresenti una soluzione immediata per una parziale defossilizzazione dei trasporti.

L’Italia resta indietro: “Forti interessi in gioco”

A suonare la sveglia è Assodistil, l’associazione che raggruppa i produttori di distillati: “L’Italia continua a non sfruttarne il potenziale. Mentre nella maggioranza dei Paesi dell’Unione Europea è da anni parte integrante delle strategie di decarbonizzazione, il mercato italiano resta fermo, frenato da presunti vincoli logistici e da un quadro regolatorio insufficiente”, lamentano i produttori. Per Assodistil, il governo fa “incomprensibilmente fatica” a diffondere l’uso del bioetanolo in miscela con la benzina e la causa, sostengono, è da ricercare nei “forti interessi in gioco”.

In 19 Paesi europei, il bioetanolo è già realtà

Tra i 27 Paesi dell’Unione europea – ricorda l’associazione di categoria – sono ben 19 quelli che “utilizzano già alla pompa la benzina E10, una miscela al 10% di etanolo”. In Italia, invece, “si resta formalmente all’E5, che tuttavia nella pratica equivale a un contenuto di etanolo prossimo allo zero”. Tra i Paesi più avanzati c’è la Francia dove è disponibile il carburante E85, composto all’85% di etanolo e con un costo inferiore rispetto alla benzina tradizionale. Una diffusione che è stata incentivata, sottolinea Assodistil, “grazie a una politica fiscale mirata che riduce le accise su questo carburante rinnovabile”.

Assodistil: “Serve un cambio di passo normativo”

Il bioetanolo – attacca l’associazione – “non è una tecnologia del futuro, ma una soluzione disponibile oggi” e quindi “continuare a ignorarla significa rinunciare a un’opportunità concreta per ridurre le emissioni, rafforzare la filiera industriale nazionale e allineare l’Italia alle migliori pratiche europee”. Da qui la richiesta al governo: “Per sbloccare il mercato del bioetanolo è necessario un deciso cambio di passo sul piano normativo. AssoDistil chiede politiche capaci di stimolare la domanda attraverso obblighi di miscelazione più ambiziosi, una revisione del regime fiscale che oggi equipara inspiegabilmente il bioetanolo alla benzina fossile e l’adozione reale dello standard E10, con un contenuto di etanolo superiore al 5%”, afferma Maria Giovanna Gulino, presidente della sezione Bioetanolo di AssoDistil.

“La nostra filiera è già avanzata”. Urso si difende

Il leader dell’associazione di categoria, Antonio Emaldi, ricorda che l’Italia “dispone già oggi di una filiera industriale avanzata, ma la produzione nazionale di bioetanolo, interamente di seconda generazione, viene destinata da più di dieci anni quasi esclusivamente ai mercati esteri dove viene miscelato con la benzina, a causa dell’assenza di una domanda interna. Una situazione che penalizza lo sviluppo industriale del settore e priva il Paese di uno strumento efficace e immediatamente disponibile per la decarbonizzazione”. Dal canto suo, il ministro Urso sostiene che il governo stia “implementando azioni concrete per accelerare lo sviluppo e l’adozione del bioetanolo e dei biocarburanti in genere, sostenendo la domanda, sia nel settore agricolo che nel parco circolante, e l’offerta, con fondi dedicati alla trasformazione dei siti tradizionali di raffinazione in moderne bioraffinerie”.

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