Trump contro Uk sulle isole Chagos: “Grande stupidità cederle”. Londra: “Le basi Usa sull’isola Diego Garcia sono al sicuro”
Non c’è solo la disputa sul controllo americano della Groenlandia. Mentre la Casa Bianca va in pressing sull’isola artica, Donald Trump si inserisce in un’altra polemica geopolitica che questa volta, però, riguarda le Chagos, arcipelago nell’Oceano Indiano che viene ceduto alle isole Mauritius. Una delle sue isole, la Diego Garcia, è sede di una base militare britannica cruciale. Il capo della Casa Bianca bolla la scelta come “un atto di grande stupidità”, ma da Downing Street arriva la risposta: “Noi non comprometteremo mai la nostra sicurezza nazionale – ha detto un portavoce del governo di Londra, che assicura -. Abbiamo agito perché la base di Diego Garcia era sotto minaccia dopo che decisioni giudiziarie minavano la nostra posizione e ci avrebbero impedito di gestirla come volevamo in futuro”, prosegue il portavoce, sottolineando che l’accordo firmato lo scorso maggio con Mauritius “assicura le operazioni della base congiunta Usa-Uk a Diego Garcia per generazioni” e che era stato salutato dagli alleati, Usa compresi.
Nel mezzo del durissimo scontro translantico per la Groenlandia, Trump apre quindi un altro fronte, ed usa il ‘bazooka Chagos’ per attaccare il suo ‘alleato speciale’ Keir Starmer, perché “sta dando via, senza nessuna ragione, l’isola di Diego Garcia, sede di una base militare vitale per gli Usa”. Il tycoon non manca di collegarsi alla vicenda che sta rischiando di spaccare la Nato, affermando che “la cessione da parte del Regno Unito di un territorio estremamente importante è un atto di grande stupidità, l’ennesima di una lunga serie di ragioni per le quali la Groenlandia deve essere acquisita”. L’attacco di Trump riecheggia quelli lanciati contro il premier laburista quando lo scorso maggio ha firmato l’accordo, annunciato ad ottobre 2024, per cedere la sovranità dell’arcipelago nell’Oceano Indiano a Mauritius, mantenendo per almeno 99 anni, pagando per i primi tre anni 165 milioni di sterline all’anno, poi fino al 13mo 120 milioni e quindi un valore indicizzato all’inflazione. In realtà, l’accordo è il risultato di negoziati avviati dal governo conservatore dopo che nel 2019 la Corte di Giustizia Internazionale aveva stabilito che Londra doveva cedere le isole. Questo non ha impedito ai conservatori di attaccare l’accordo firmato dal leader laburista come “un atto di autolesionismo nazionale”.
Ma la questione della sovranità di Chagos è diventato un vero cavallo di battaglia di Nigel Farage che oggi esulta per la posizione del suo amico e alleato di ferro Trump: “Grazie al cielo Trump ha posto il veto alla resa delle isole Chagos – ha scritto su X il leader nazionalista di Reform – gli americani si sono resi conto che gli sono state dette bugie, gli è stato detto che il Regno Unito non aveva altra scelta che cederle, ma questo è semplicemente non vero, ed ora sono arrabbiati con noi”. Per realizzarlo, i britannici costrinsero circa 2mila abitanti di queste isole a lasciare le proprie case, “in quello che è stato descritto come un crimine contro l’umanità ed uno degli episodi più vergognosi del colonialismo del dopoguerra”, scriveva nei mesi scorsi il Guardian. Gli abitanti di Chagos si spostarono, senza nessuna compensazione, a Mauritius o Seychelles, e alcuni si trasferirono nel Regno Unito. La base militare congiunta Usa-Gb è stata così realizzata negli anni settanta ed è diventata un hub cruciale per le guerre americane nella regione negli ultimi decenni. A partire dalla prima guerra del Golfo quando, di fronte alla riluttanza dell’Arabia Saudita a far partire dalle basi sul suo territorio i caccia diretti in Iraq, gli strateghi americani hanno formulato i piani per far decollare i B-52 da Diego Garcia. Dalla base ora possono decollare i cacciabombardieri della nuova generazione, i famosi B-2 Spirit stealth bomber che sono gli unici configurati per sganciare la Gbu-57 A/b, la bomba bunker-buster. La dichiarazione congiunta con cui governo britannico e Mauritius annunciavano l’accordo nell’ottobre 2023, sottolineava che l’intesa “affronta i torti del passato e dimostra l’impegno di entrambe le parti per il benessere degli abitanti di Chagos”. E al momento della firma, il premier di Mauritius, Navin Ramgoolan, ha parlato di conclusione del “processo di decolonizzazione”. Era stato infatti quando Mauritius ottenne l’indipendenza nel 1968, che Londra, per mantenere una posizione strategica nell’aerea dell’Oceano Indiano, fece pressioni sull’ex colonia per poter acquistare, per una cifra irrisoria, l’arcipelago di Chagos, in tutto sette atolli e 60 isolotti. Il progetto di Londra era invitare gli Stati Uniti a costruire un base militare su Diego Garcia, la più grande delle isole dell’arcipelago.