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Gedi, spunta l’offerta da 240 milioni: era sul tavolo da dicembre e supera i greci

L’offerta per il 100% del gruppo era stata formalizzata a Elkann il 19 dicembre da TAIC Funding LLC coperta da riservatezza: il rilancio ora, se la trattativa esclusiva con i greci dovesse fallire
Gedi, spunta l’offerta da 240 milioni: era sul tavolo da dicembre e supera i greci
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Sul tavolo di Gedi c’era un’offerta da 240 milioni di euro: dieci milioni più di quella per cui trattano i potenziali acquirenti greci. E a quanto pare è ancora valida. Emerge solo adesso che oltre quella fatta solo per La Stampa l’imprenditore italo-canadese Andrea Iervolino aveva inviato anche una proposta formale e vincolante a John Elkann per acquistare il 100% del perimetro industriale ed editoriale del gruppo: quotidiani, radio e asset digitali, senza spezzatini né scorpori.

Nelle ultime 48 ore si erano diffusi anche rumors incontrollati su possibili mosse di Leonardo Maria Del Vecchio, il figlio del patron di Luxottica che a dicembre aveva tentato senza successo di acquistare il gruppo, offrendo 140 milioni di euro, ma la cui offerta è stata respinta da John Elkann, portandolo poi a entrare nel capitale de Il Giornale con il 30%. Voci su un’offerta da 50 milioni ai greci per la sola Repubblica subito smentite dal Gruppo. “No, nessun rilancio in vista”.

Questo rincorrersi di voci, di offerte coperte e riscoperte, dà un po’ l’idea che la partita sia comunque aperta o che la si voglia tale, visto che la trattativa esclusiva di Exor con i greci del Gruppo Antenna scade a fine gennaio.

Il fatto che la prima offerta di Iervolino, reale nella comunicazione ma senza altri dettagli, emerga solo ora non sembra casuale. Il 12 gennaio, come rivelato dal Fatto, con la sua TAIC Funding LLC aveva formulato un’offerta da 22,5 milioni per La Stampa, offerta rigettata però nel giro di tre giorni. A differenza di quest’ultima però, la prima di cui si ha notizia solo oggi vale per tutto il gruppo e non ha un termine di scadenza vincolante. Se la notizia trapela solo oggi, dunque, è proprio per rendere esplicito che – accanto all’esclusiva in corso fino a gennaio – sul tavolo esiste un’altra offerta formalizzata e superiore. Che resta valida.

In questo quadro si colloca anche il diverso trattamento riservato da GEDI. Alla proposta per l’intero gruppo, veicolata da TAIC e coperta da accordi di riservatezza, non risulta sia seguita ad oggi alcuna risposta, neppure negativa. Mentre per l’offerta fatta il 12 gennaio, sempre dalla stessa cordata, per l’acquisto della sola Stampa da 22,5 milioni di euro, è stata formalmente e ufficialmente rigettata con la decisione di GEDI di trattare solo con NEM e SAE.

Su entrambi i fronti restano però molte incertezze. Sul versante atlantico, dietro Andrea Iervolino vi sarebbe una cordata composta da due banche, fondi e investitori privati tra California e Florida, senza che siano stati resi pubblici nomi, quote e struttura di controllo.

Anche il fronte greco presenta interrogativi. L’offerta fa capo ad Antenna Group, conglomerato mediatico internazionale con una struttura societaria articolata. Il suo azionista di riferimento, Theodore Kyriakou, proviene da una storica famiglia di armatori greci e vanta relazioni internazionali che includono Donald Trump e il principe saudita Mohammed bin Salman, attraverso la partecipazione del fondo sovrano saudita PIF in Antenna Greece. Gli ultimi bilanci pubblicamente disponibili risalgono al 2021, rendendo parziale la valutazione della capacità finanziaria complessiva e del peso effettivo dei soci.

È su questo terreno che la scelta di Exor si complica. Non si tratta soltanto di confrontare due prezzi, ma di valutare due offerte in cui l’identità e il ruolo dei finanziatori restano ignoti. Il rilancio a dicembre trapelato a oggi, punta però a rendere esplicito che la partita non è per forza chiusa dopo la scadenza dell’esclusiva. Il nodo centrale resta uno solo: capire chi c’è davvero dietro le proposte che dall’Atlantico all’Egeo alzano onde puntando al controllo di GEDI.

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