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Il nuovo piano dell’Agenzia delle Entrate: quest’anno 530mila controlli e 600mila verifiche sulle dichiarazioni dei redditi

Nel 2024 i controlli erano stati 438.579. Confermato che saranno 75mila all'anno i contribuenti "sottoposti ad analisi congiuntamente alla Guardia di Finanza"
Il nuovo piano dell’Agenzia delle Entrate: quest’anno 530mila controlli e 600mila verifiche sulle dichiarazioni dei redditi
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L’Agenzia delle Entrate programma un aumento significativo delle attività di controllo. Il nuovo budget economico 2026 ritocca infatti al rialzo il numero complessivo delle verifiche sostanziali, che vanno dagli accertamenti ordinari su imposte dirette, Iva e Irap ai controlli su indebite compensazioni e contributi a fondo perduto: quest’anno saliranno a 530mila contro le 438.579 realizzate nel 2024 e le 375mila previste dal Piano integrato di attività e organizzazione (Piao) approvato nella primavera 2025. Per il 2027 e 2028 sono previsti ulteriori incrementi, a 550mila e 560mila. Confermato invece che saranno 75mila all’anno i contribuenti “sottoposti ad analisi congiuntamente alla Guardia di Finanza” e 2,4 milioni quelli che riceveranno lettere di compliance, comunicazioni “amichevoli” per favorire l’adempimento spontaneo. In più il documento fissa l’obiettivo di 600mila controlli formali sulle dichiarazioni dei redditi.

La premessa è che “si continuerà ad adottare un approccio più collaborativo tra l’Agenzia delle entrate e i contribuenti che promuova la semplificazione degli adempimenti, aumenti la
compliance volontaria e ne riduca i costi”, ma in parallelo si conferma l’intenzione – già dichiarata nel Piao – di “impiegare strategie di controllo ancora più efficaci e sanzioni tempestive”. Per “migliorare l’attività di accertamento degli imponibili e di recupero di gettito”, spiega il testo, l’Agenzia guidata da fine 2024 da Vincenzo Carbone “incrementerà la propria capacità operativa per aumentare il numero dei controlli e migliorarne la qualità, attraverso la digitalizzazione dei processi e l’implementazione degli applicativi di supporto al controllo, anche in modo da ridurre le attività a basso valore aggiunto, nonché mediante nuovi strumenti di analisi avanzata dei dati“. Il riferimento è all’uso di “tecniche di intelligenza artificiale, quali il machine learning, il text mining e il network analysis“: pratiche previste da tutte le best practice internazionali e che l’Italia si è impegnata a utilizzare per ridurre l’evasione come da obiettivi del Pnrr confermati dal governo Meloni.

Lo scorso ottobre, in audizione davanti alla Commissione parlamentare di vigilanza sull’Anagrafe tributaria, Carbone ha ricordato che l’attività di analisi del rischio – l’incrocio dei dati per rendere più efficiente la lotta all’evasione – è una di quella che “maggiormente beneficiano” delle “nuove opportunità offerte dall’evoluzione tecnologica” e l’Agenzia “ha implementato diverse soluzioni basate sull’IA, integrandole all’interno dei propri processi operativi”. Pur con la garanzia dell’intervento umano in ogni fase del procedimento, come previsto dal Regolamento sulla protezione dei dati.

Resta il problema della carenza di personale causata da blocco del turn over e pensionamenti, a cui si è iniziato a far fronte dal 2021 con un piano di assunzioni.

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