“Soli, al buio e circondati dai morti. Vetri e valigie ci sono caduti addosso”: i racconti dei sopravvissuti all’incidente di Adamuz
“Ero a bordo e ho sentito un impatto molto forte. Il treno è uscito dai binari e, inclinandosi di lato, tutte le valigie hanno iniziato a caderci addosso, insieme ai vetri, a tutto”. Sono drammatiche le testimonianze dei passeggeri che erano a bordo dei treni Iryo e Alvia, coinvolti in un incidente all’altezza di Cordoba che ha ucciso 39 persone nella sera del 18 gennaio. A raccontare a Cadena Ser cosa è successo è Yuri: “C’era gente gravemente ferita, a una ragazza si è aperta la testa”. La giornalista ha raccontato di essere arrivata con una delle prime ambulanze che dal luogo del disastro sono partite verso l’ospedale Reina Sofia di Cordoba, la struttura che ha ricevuto il maggior numero di feriti. “Sono molto colpita psicologicamente per tutto ciò che ho visto e per quello che ho dovuto passare in quel vagone”, ha detto la ragazza. Alla sua voce si aggiunge quella di María Jiménez che, parlando alla Radio Nacional de España, ha detto: “Sembrava un film dell’orrore”. Era a bordo della carrozza quattro dell’Iryo – e non in quelle successive che sono deragliate – e ha riferito di avere avuto un attacco di panico. “È il tipo di esperienza che pensi di non dover mai provare “.
Juan José e Gerardo sono di Huelva, città dell’Andalusia, dove era diretto il treno di Renfe, colpito dal convoglio Iryo. “Abbiamo sentito una tremenda scossa in frenata – hanno raccontato ad Abc -, siamo corsi fuori e siano riusciti a usare i nostri cellulari. Per i tre vagoni prima di noi è stato terrificante”. Secondo quanto riportato dal giornalista Francisco Poyato, i due sono riusciti a recuperare i loro effetti personali grazie ai cellulari. Il giornalista Chema Rodríguez ha descritto su El Mundo uno scenario spaventoso, con immagini di sedili scaraventati via, feriti che attraversano i binari e persone che escono dai tetti e dai finestrini dei vagoni. “Ci vorrà un po’ prima che io possa salire di nuovo su un treno “, ha dichiarato una donna all’inviato del quotidiano.
“Mia figlia mi ha chiamata alle 19,45 piangendo, sconvolta, dicendo che il treno era deragliato. Al momento non c’era copertura. Io sono venuto qui in stazione, direttamente alla Renfe (l’ente di gestione ferroviario, ndr). “Non sapevano nulla. Hanno chiamato il 112 e avvisato che c’era stato un incidente. Hanno cominciato a chiamare il macchinista del treno, i controllori, nessuno rispondeva. Quello che mi ha lasciato basita è che hanno chiuso l’ufficio e sono corsi via e ci hanno lasciato qui senza notizie. Mi è sembrata una follia”, ha raccontato nella notte la madre di una ragazza che viaggiava nel vagone numero 4 del treno di lunga percorrenza Alvia. In dichiarazioni all’emittente pubblica Tve, la donna ha raccontato i drammatici momenti delle prime notizie ricevute dell’incidente dalla figlia sopravvissuta. “Mia figlia mi ha detto che erano riusciti a uscire dal vagone, ma che c’erano molti morti. I passeggeri erano soli, al buio, non erano ancora arrivati i soccorsi né la polizia. Grazie a Dio lei l’ha potuto raccontare. Ora è al centro di emergenza allestito per il triage ai feriti”.