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Perché le regioni non pagano gli esiti in sanità invece delle prestazioni?

Perché non dare in gestione i dati sanitari ai cittadini con History Health? Eppure proprio la direzione di Lombardia Informatica, sempre nel 2014, mi disse che sarebbe stata una bella rivoluzione!
Perché le regioni non pagano gli esiti in sanità invece delle prestazioni?
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Ho letto con attenzione la delibera della Regione Lombardia sulle “determinazioni in ordine agli indirizzi di programmazione del Ssr per l’anno 2026” del 30 dicembre 2025. Dopo tutte le parole inutili come “richiamata”, “vista”, “ritenuto”, “dato atto”, “precisato”, “vagliate e assunte” che coprono 13 pagine finalmente arriva la parola “delibera” di qualche riga che rimanda all’Allegato A.

Ho letto con attenzione anche l’allegato di ben 297 pagine! Sembra che il politichese sia una materia trattata in tutte le scuole di ordine e grado che in realtà serve solo a vociare. Senza dire nulla.

Eppure il Covid avrebbe dovuto insegnarci qualcosa, ma sono un illuso, perché avremmo dovuto avere nel piano pandemico che ci mancava delle semplici parole chiave come chi fa cosa, come e perché. Invece no. L’Allegato A sembra come la bozza del nuovo piano pandemico che si compone di 155 pagine.

Ma andiamo avanti. E fermiamoci su alcuni punti. A pagina 7, per quanto riguarda le liste di attesa, citano alcune visite specialistiche “critiche” sul territorio. Non è citata quella oculistica che ha in media una attesa di un anno. Immagino quelle citate! La Giunta come risolve il problema? Invece di chiudere tutte le attività private nelle strutture accreditate, come sono andato a dire al Colonnello dei Nas, scrivono, a pagina 9, che “alla luce di ciò, con nota n. prot. G1.2025.0020005 del 21/05/2025 è stato richiesto alle Ats di trasmettere, con cadenza trimestrale, i verbali degli esiti degli accertamenti svolti dai Nas in occasione delle eventuali ispezioni presso gli Enti del territorio di competenza. Qualora dai verbali emergesse che un Ente risulta più volte inadempiente senza adeguata motivazione, tale inadempienza potrà riflettersi sul punteggio dei Direttori Generali.”

Cattivelli, non avete fatto bene i compiti e vi mando dietro l’angolo! Mentre le liste si allungano senza soluzione.

Preoccupante la pagina 29 dove si legge: “La DG Welfare considera la trasformazione digitale una priorità assoluta per l’efficientamento dei processi sociosanitari, per favorire la collaborazione professionale, per supportare i professionisti nello svolgimento del proprio lavoro e per facilitare l’acceso ai servizi da parte dei cittadini.” Sono decenni che sono stati buttati diversi milioni di euro per la tessera sanitaria regionale, il fascicolo sanitario nazionale e ultimamente con l’ecosistema dei dati sanitari. Cambiano nome ma il problema resta. Lombardia Informatica è un carrozzone regionale che ha un unico interesse: gestire la nostra salute non per l’efficientamento del sistema sanitario ma per interessi diversi, come io dimostrai nel lontano 2014 quando riuscii a fermare una delibera dell’allora Presidente Maroni che dava in gestione i nostri dati sanitari a enti esterni a Lombardia Informatica, non solo pubblici!

Quindi siamo alle solite. Perché non dare in gestione i dati sanitari ai cittadini con History Health attivabile solo con la nostra impronta digitale e a breve con l’impronta retinica? Eppure proprio la direzione di Lombardia Informatica, sempre nel 2014, mi disse che sarebbe stata una bella rivoluzione! Lascio a voi la lettura della pagina 46 sui metodi di sicurezza da attuare per i nostri dati sanitari.

In altre pagine uno sproloquio, a mio avviso, sulla telemedicina e, peggio, sulla intelligenza artificiale, che se da un lato potrà aiutare se ben utilizzata, dall’altro è il baratro dell’empatia fondante nel rapporto medico-paziente. Salto a piè pari tutte le pagine tedianti degli investimenti con i soldi del Pnrr e sulle case di comunità, vere e proprie isole nel deserto utili, a mio avviso, solo nelle piccole comunità che sono già comunque protette dai veri medici di base che dedicano la loro vita ai concittadini.

Ovviamente non è mia intenzione pulire dalle pulci questo lungo manoscritto, ma non può non cadermi l’occhio, per concludere, come debbano essere eseguiti ancora oggi, secondo la Giunta della mia regione a pagina 121, i controlli sulle prestazioni sanitarie pubbliche e private accreditate. Si legge: “Si ricorda e si ribadisce che le Ats, come previsto dal Decreto-legge 25 giugno 2008 n. 112, procedano, all’interno del 12,5% dei controlli sui ricoveri, al controllo del 10% delle Sdo riferibili al singolo anno solare di produzione per ente erogatore, come registrato nel flusso HSP 11.”

Permangono i controlli sugli elaborati scritti, inutili e dispendiosi. Basterebbe farlo sui pazienti, a campione, non per reprimere ma effettivamente per capire chi ha lavorato bene solo per la salute del paziente e non per il budget della azienda sanitaria che, nelle pagine successive, si caratterizza solo con un taglio annuale effettuato dalla regione. Invece, secondo me, se si facessero dei controlli a campione, come presentai a Report nel lontano 2010, potremmo realmente ridistribuire economia e salute a tutti.

Ecco perché ora, a conclusione, faccio una proposta di poche parole ma molti fatti. Se invertissimo rotta e la Regione, qualunque, pagasse alle strutture convenzionate gli esiti in sanità, invece delle prestazioni, dopo apposito controllo, non vivremmo tutti in un mondo migliore?

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