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Tornano in sala Danny Boyle e Paolo Sorrentino: un’instancabile osservazione umana

Il 15 gennaio accomuna l’uscita in sala per due film agli antipodi: il truculento ‘28 anni dopo – Il Tempio delle Ossa’, prodotto da Danny Boyle e diretto da Nia DaCosta e lo spirituale ‘La grazia’ di Paolo Sorrentino
Tornano in sala Danny Boyle e Paolo Sorrentino: un’instancabile osservazione umana
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Nel 2002 Danny Boyle aveva riscritto a modo suo la parabola dell’apocalisse zombie lanciandola come un sasso sulla sua Londra, resa deserta e inquietante. Lui in immagini per la regia, Alex Garland in sceneggiatura. 28 giorni dopo lanciò l’irlandese Cillian Murphy, futuro premio Oscar per Oppenheimer, e impose all’immaginario collettivo una nuova idea di zombie movie dalle corse indiavolate, e soprattutto legata più strettamente a un virus che a una non-morte soprannaturale.

Una specie di rabbia, malattia peraltro metafora tragica di un mondo ipercinetico che ha perso ogni grazia. I giorni diventarono 28 settimane dopo, e poi 28 anni nel sequel del 2025, ai quali oggi si aggiunge un quarto capitolo sempre più truculento, 28 anni dopo – Il Tempio delle Ossa, dove quell’umana grazia tenterà di recuperarla il dottor Kelson, alias Ralph Fiennes. Comparso nel franchise già al capitolo precedente, il suo personaggio cercherà di domare/educare l’alpha, il capobranco degli infetti.

La regia passa a Nia DaCosta, scrittura sempre di Garland, e producer Boyle. La regista newyorkese sembra accantonare lo zombie movie per un horror organico e splatter, ma anche più lineare, quasi quanto le teste e le spine dorsali strappate a mani nude dall’apha. Esseri umani come gamberetti. La sua narrazione si concentra sui conflitti dei vivi mettendo di fronte Fiennes e Jack O’Connell, titolare di un nuovo cattivello niente male, che si aggira comandando un manipolo di ragazzi in tuta, tutti ribattezzati Jimmy. Ci ricorda un po’ il primo Negan di The Walking Dead, con uno stile formale dalle parti dei Drughi di Arancia Meccanica.

Se questo quarto capitolo vi dovesse conquistare, sappiate che ne è previsto un altro, chissà se l’ultimo, che dovrebbe dirigere il regista di Trainspotting. Ma come piccolo spoiler, senza rifar nomi, torna a quanto pare una vecchia conoscenza del franchise, un attore spesso in stato di grazia nelle sue performance. Con tutti questi sequel, di chi saranno i nostri 28 anni, o giorni al cinema?

E siamo giunti a Paolo Sorrentino, che dopo la storia tutta femminile di Parthenope, riprende con sé in scrittura Umberto Contarello mettendo insieme un pastiche che potremmo collocare tra Il Divo (che firmò da solo) e Loro (sceneggiato a quattro mani con lo scrittore padovano). Toni Servillo veste i panni carismatici di un Presidente della Repubblica uscente, Anna Ferzetti quelli della figlia giurista e infaticabile assistente del padre.

A sei mesi dalla fine del mandato, Mariano De Santis deve decidere se concedere la grazia in due casi di omicidio, in più rifinire e nel caso firmare la nuova legge sul diritto all’eutanasia. Stavolta si va dritti su temi caldi e attualissimi. Giocando a contrasto, i giorni del Presidente Servillo sono scanditi dal garbo del Quirinale e ritmati da musica tecno più il rap di Gué. Lo sguardo di Sorrentino riempie e compone magistralmente come sempre i grandi spazi delle scene.

La grazia sintetizza nel titolo il suo intento, lo raggiunge in modo molto maturo e spirituale, ma non moralista, poiché il Presidente di Sorrentino, vagamente simile per pochi aspetti al vero Presidente Sergio Mattarella ma ben lungi dall’idea biopic, pone su tutto una riflessione alimentata dal tempo, dallo studio, dalla conoscenza profonda e rispettosa della materia giuridica quanto delle persone, e quindi mira all’instancabile osservazione umana, fatta di passioni quanto a volte di compassione.

Nello scandagliare l’umano la coppia Contarello/Sorrentino è imbattibile. Forse la più netta novità nella loro formula è una nuova concettualizzazione nobile della burocrazia.

Piaccia o meno, nella filmografia di Sorrentino appare oramai chiara una bilanciata alternanza tra titoli con il gigante Servillo in testa, e pastiche con protagonisti one shot. Slalom di storie e characters che intreccia anche l’alternanza tra la scrittura in solitaria e quella a quattro mani con Contarello. Ultima nota è per Ferzetti. Perfetta e non satellitare, aspettiamo il ruolo che la porti ancora più su come merita. Come la Veronica Lario di Elena Sofia Ricci (in Loro), il suo personaggio e la sua forza attoriale avrebbero tenuto un film da protagonista, entrambe con un Servillo più laterale. Ma forse la recente Parthenope è solo la prima delle nuove eroine protagoniste assolute di Sorrentino. #PEACE

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