Incendio all’ospedale Sacco di Milano: evacuati medici e pazienti. Semidistrutto l’archivio diagnostico e migliaia di cartelle cliniche bruciate
Il fuoco, il fumo e la fuga di professionisti e pazienti. Si sono vissuti momenti di panico all’interno dell’ospedale Sacco di Milano, intorno alle 10 di giovedì 15 gennaio. L’incendio si è sviluppato nel padiglione 16 all’interno dei locali sotterranei, interessando i locali in cui erano in corso visite ed esami: fortunatamente, nessuno tra i medici e i pazienti è rimasto ferito o intossicato.
È stata avvolta dalle fiamme anche una parte dell’Archivio diagnostica, contenente la documentazione iconografica e testuale prodotta durante le indagini: quasi la metà dello schedario è andata distrutta, assieme a migliaia di cartelle cliniche.
Intorno alle 10, trenta vigili del fuoco sono intervenuti sul posto per spegnere il rogo ed evacuare 130 persone di cui 98 dipendenti, supportati dal personale sanitario dell’ospedale milanese, che aveva già avviato le procedure di emergenza prima dell’arrivo dei pompieri.
Il coordinamento a livello aziendale è stato gestito dalla direttrice generale Maria Grazia Colombo, dal responsabile antincendio, dal responsabile del servizio di prevenzione e protezione e dalla direzione sanitaria. Dall’ospedale rassicurano: “I pazienti sono stati tutti prontamente gestiti, messi in sicurezza e presi in carico all’interno di altri padiglioni del presidio. Tutte le visite ambulatoriali previste saranno prontamente riprogrammate”.
Rientrata l’emergenza, l’ospedale si è rimesso in moto per tornare operativo. Dopo le operazioni di bonifica della struttura, è stata avviata la procedura di trasferimento degli ambulatori per supplire alla chiusura temporanea causata dall’incendio. Nel frattempo, il Cup ha cominciato a contattare i pazienti a telefono per avvisarli di rimandare i loro appuntamenti.
Le cause del rogo sono ancora da chiarire, ma l’ipotesi più accreditata è quella del guasto di natura elettrica. Il personale ci tiene a precisare che l’incidente “non è in alcun modo riconducibile ai lavori finanziati dal PNRR” che sono attualmente in corso.