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La tragedia di Crans-Montana può accadere anche qui: chi di noi non conosce un locale che non rispetta le regole?

Chi tra noi non conosce un bar, un pub, una discoteca con una scala troppo stretta, con una porta d’ingresso non adatta a una carrozzina, con un’uscita di sicurezza chiusa?
La tragedia di Crans-Montana può accadere anche qui: chi di noi non conosce un locale che non rispetta le regole?
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Siamo onesti: ciò che è accaduto a Crans-Montana il 31 dicembre poteva succedere nella maggior parte delle città italiane. La mia frase non giustifica i titolari del locale andato in fiamme ma condanna tutti quelli – imprenditori del divertimento, gestori e amministratori – che chiudono un occhio sperando che non accada mai nulla.

Chi tra noi non conosce un bar, un pub, una discoteca con una scala troppo stretta, con una porta d’ingresso non adatta ad una carrozzina, con un’uscita di sicurezza chiusa, con un solo estintore se c’è? Chi tra noi non è mai entrato, in Italia, in un locale dove i clienti dovrebbero essere la metà di quelli che sono in un sabato sera? Chi tra noi non ha mai visto minorenni in luoghi dove non dovrebbero esserci? Ho ben in mente una serata sul treno tra Treviglio-Crema dove delle 15enni – dopo essersi cambiate nei bagni del vagone – si raccontavano i “trucchi” e le modalità per entrare in una discoteca del Cremasco nota a tutti.

E’ facile – davanti alle bare bianche, ai banchi vuoti – puntare il dito, condannare, giudicare. E’ persino ancor più facile farlo se si tratta della ricca e impeccabile Svizzera. Ma in Italia? Nelle nostre città, persino nei nostri piccoli paesi, cosa accade?

Ci sono amministratori, purtroppo, conniventi con i gestori. Ci sono titolari che “comprano” amministratori sponsorizzando sagre e fiere, progetti delle scuole, associazioni. E’ una storia che conosciamo ma che nessuno ha scomodato nemmeno in questa occasione, forse perché nessuno vuol sentirsi come il sindaco di Crans-Montana, come gli indagati della tragedia di Capodanno.

Eppure non ci sono scusanti. La vera speranza è fatta di responsabilità da prendersi, da una gestione dei controlli sulla babele del divertimento reale e non fittizia, da cittadini che per primi hanno il coraggio di guardarsi allo specchio e chiedersi: io so qualcosa?

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