Pandoro-gate, ecco perché Chiara Ferragni è stata prosciolta: la truffa non aggravata è punibile solo con una querela
Per essere uscita penalmente intonsa dal pandoro-gate, Chiara Ferragni deve ringraziare soprattutto il Codacons. La sentenza che ha dichiarato il non doversi procedere per nei confronti dell’influencer, infatti, non è affatto un’assoluzione nel merito (come è stato falsamente riportato da alcuni media) ma una decisione puramente tecnica dovuta al ritiro della querela da parte dell’associazione dei consumatori. In base all’articolo 640 del codice penale, infatti, la truffa non è punibile d’ufficio – cioè ogniqualvolta si verifica il reato – ma solo se la vittima sporge querela, a meno che non ricorrano una serie di circostanze aggravanti.
Una di queste è la minorata difesa dei consumatori, consestata dai pm che avevano chiesto la condanna di Ferragni a un anno e otto mesi per il caso del finto pandoro benefico “Pink Christmas“. Il giudice Ilio Mannucci Pacini, invece, ha ritenuto che questa aggravante non sussistesse, riqualificando l’accusa in truffa semplice. E qui scatta il salvadondotto: alla fine del 2024, infatti, l’associazione dei consumatori Codacons ha ritirato la querela sporta nei confronti di Ferragni per la vicenda, in cambio di un risarcimento e della donazione di 200mila euro in beneficenza da parte dell’influencer.
Così il reato è stato dichiarato estinto per assenza della condizione di procedibilità (cioè la querela), mentre la difesa chiedeva l’assoluzione nel merito (possibile nel caso il giudice ritenga evidente l’assenza di responsabilità dell’imputato). “Siamo tutti commossi, ringrazio tutti, i miei avvocati e i miei follower”, ha detto Ferragni dopo la pronuncia. Ma si è scordata di ringraziare anche il Codacons.
In una versione precedente di questo articolo compariva un riferimento alla riforma penale dell’ex ministra Marta Cartabia, che a una successiva verifica si è rivelato errato. Ce ne scusiamo con l’interessata e con i lettori