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I protocolli - 3/5

Intervista a Benedetto Longo, professore associato di Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica all’Università Tor Vergata: "Ricostruire non significa soltanto coprire una ferita. La dignità è legata alla qualità della vita: queste persone non devono soltanto sopravvivere. Devono vivere bene"
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I protocolli

Quali sono oggi i protocolli più avanzati per il trattamento delle ustioni profonde in pazienti giovani, e quanto è importante il lavoro di un’équipe multidisciplinare?Oggi i protocolli avanzati includono: rianimazione guidata da obiettivi (diuresi, lattati, emodinamica), escissione precoce delle aree profonde e copertura tempestiva, uso mirato di sostituti dermici, allograft temporanei e tecniche di espansione dell’area innestabile, medicazioni evolute e controllo rigoroso dell’infezione, riabilitazione immediata. Il successo dipende da un’équipe: rianimatori, chirurghi plastici, infettivologi, fisiatri, nutrizionisti, psicologi, terapisti occupazionali.

Quanto tempo può durare la fase critica per la sopravvivenza e quando, invece, si comincia a parlare di ricostruzione?
La fase critica dura in genere giorni–settimane, spesso le prime 2–3 settimane sono decisive (shock, respirazione, sepsi). Si parla di ricostruzione appena superata la fase salvavita, ma la ricostruzione in realtà comincia con la copertura definitiva delle ferite: quello è già un atto ricostruttivo. Le ricostruzioni secondarie continuano per mesi e anni.

Lei è uno dei massimi esperti di trapianti di tessuti autologhi: in che modo queste tecniche possono cambiare il destino di giovani pazienti con ustioni estese?
I tessuti autologhi sono cruciali perché integrano, resistono e crescono meglio rispetto a soluzioni protesiche o temporanee. Nelle ustioni estese consentono: coperture stabili e durature,
recupero funzionale migliore (specie su mani/collo), riduzione di infezioni croniche e ulcerazioni, basi migliori per ricostruzioni estetiche successive. In alcuni casi, tecniche microchirurgiche e lembi complessi evitano amputazioni o deformità permanenti.

Quando il corpo è gravemente compromesso, come si decide quali interventi ricostruttivi affrontare per primi?
Le priorità sono funzione e organi di relazione: vie aeree e torace (se coinvolti), mani, perché determinano autonomia, collo e articolazioni, per prevenire retrazioni, volto (occhi, labbra) per protezione e identità. Poi si programmano gli interventi in base a cicatrice, crescita, e obiettivi del paziente.

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