Il mondo FQ

L'emergenza - 2/5

Intervista a Benedetto Longo, professore associato di Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica all’Università Tor Vergata: "Ricostruire non significa soltanto coprire una ferita. La dignità è legata alla qualità della vita: queste persone non devono soltanto sopravvivere. Devono vivere bene"
L'emergenza - 2/5
Icona dei commenti Commenti

L’emergenza

Professore Longo, quando ci troviamo di fronte a pazienti così giovani sopravvissuti a un rogo devastante come quello di Crans Montana, qual è il primo obiettivo clinico nelle ore e nei giorni immediatamente successivi all’evento?
Salvare la vita e stabilizzare le funzioni vitali. Nelle prime ore l’obiettivo è garantire vie aeree e respirazione, prevenire lo shock da ustione con rianimazione mirata, controllare dolore e ipotermia, e avviare monitoraggio intensivo. Nei giorni successivi diventa cruciale prevenire sepsi e programmare la chirurgia precoce per rimuovere tessuto necrotico e coprire le aree profonde.

In che modo l’età molto giovane dei pazienti incide sulle scelte terapeutiche iniziali, soprattutto in presenza di ustioni estese e lesioni multiple?
La giovane età offre una maggiore riserva biologica, ma comporta rischi specifici: cicatrici ipertrofiche più frequenti, maggiore impatto su crescita e articolazioni, necessità di preservare zone donatrici per innesti futuri. Quindi si scelgono strategie aggressive nel controllo dell’infezione e della perdita cutanea, ma lungimiranti nella pianificazione ricostruttiva.

Dal punto di vista medico, come si bilancia l’urgenza di salvare la vita con la necessità di preservare, per quanto possibile, le prospettive future di crescita e qualità della vita?
Il bilanciamento si fa con un principio: prima la sopravvivenza, ma ogni decisione salvavita deve essere “ricostruttiva” fin dall’inizio. Significa evitare esiti irreversibili quando non necessari: proteggere mani, volto, collo, articolazioni; ridurre il danno iatrogeno; scegliere coperture che facilitino mobilità e riducano retrazioni. La ricostruzione non è “dopo”: è già nel modo in cui si salva la vita.

Le ustioni gravi non sono solo una lesione cutanea, ma una malattia sistemica. Può spiegare quali organi e funzioni vitali sono maggiormente a rischio in questi casi?
Il grande ustionato è una malattia sistemica. I rischi maggiori sono per i polmoni (inalazione, ARDS, polmonite); cuore e circol (shock, disfunzione microcircolatoria”; reni (insufficienza renale da ipoperfusione/sepsi); sistema immunitario (sepsi e infezioni invasive); metabolismo (ipercatabolismo, perdita di massa muscolare e proteine); intestino/fegato: ischemia, colestasi, disfunzione in sepsi.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione