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Comuni montani, così i criteri più stringenti della legge Calderoli colpiranno soprattutto il Sud

Permane l’urgenza di rivedere tutti i criteri delineati, prendendo in considerazione non solo criteri altimetrici ma anche socio-economici
Comuni montani, così i criteri più stringenti della legge Calderoli colpiranno soprattutto il Sud
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L’ultimo provvedimento ammazza-Sud del ministro Calderoli segna l’ennesimo colpo basso sferrato a milioni di meridionali, la maggior parte ignari che la legge n. 131/2025 sia nata con l’unico scopo di sottrarre risorse alle comunità più marginali. Così, nell’assordante silenzio mediatico, sta montando sempre più la protesta di moltissimi sindaci periferici, che stanno lottando per far compiere un passo indietro al governo.

Mi riferisco a un provvedimento che, dietro la presunta intenzione di valorizzare le comunità montane, decreta incentivi fiscali e sociali con una duplice metrica: in soldoni, se l’amministrazione è del nord, avrà di più, se è meridionale probabilmente non avrà più nulla. Infatti, l’Esecutivo ha deciso di introdurre criteri più restrittivi per definire i comuni montani, puntando a ridurne il numero da 4200 a 2800. Quindi, da ora in avanti, si considererà ‘montano’ il comune che ha almeno il 25% del proprio territorio sopra i 600 metri di quota e, su almeno il 30% della superficie, una pendenza di almeno il 20%, a fronte di una altimetria media che deve essere comunque superiore ai 500 metri.

Come si traduce tutto ciò? Così: a 1400 amministrazioni verranno tagliati risorse e finanziamenti, e parliamo di realtà che, in molti casi, vede l’ospedale più vicino distare anche 100 chilometri. Inutile dire che i nuovi parametri tagliano fuori quasi tutti i comuni meridionali, eccezion fatta per quelli siciliani (casualmente una regione di centrodestra). Più specificamente, per la Valle d’Aosta e il Trentino-Alto Adige la perdita sarà prossima allo zero, così come per l’80% dei comuni alpini, mentre nulla cambierà per il 90% dei comuni veneti. Altro discorso per i territori centro-meridionali, dove molte regioni (come la Puglia) conosceranno perdite che si attestano tra il 45% e il 65%.

E i comuni (soprattutto alpini) che invece rientrano nei parametri di Calderoli? Beneficeranno di ulteriori finanziamenti, addirittura. Parliamo di 600 milioni in più, un credito d’imposta fino al 75% per l’acquisto di una prima casa, punteggi aggiuntivi nelle graduatorie, sgravi contributivi per le imprese che adottano lo smartworking, crediti d’imposta per giovani imprenditori e agricoltori e forestali e misure per favorire la natalità e la permanenza di famiglie e professionisti. Così, i sindaci degli Appennini stanno alzando la voce, chiedendo l’intervento delle proprie associazioni di rappresentanza e dei governatori.

Un vero paradosso è, ad esempio, la vicenda denunziata da Antonio Vella, sindaco di Monteverde, il più isolato della provincia di Avellino con il centro abitato più vicino distante circa 19 km e il primo ospedale a 70 km. Questo territorio, situato a 740 metri di altezza, è stato escluso dall’elenco dei comuni montani solo per l’applicazione meccanica del criterio altimetrico medio, alterato dalla presenza di una limitata porzione di territorio comunale posta a confine con la Regione Puglia, caratterizzata da quote più basse. Così, righello, metro e compasso alla mano, questo ente non solo non avrà accesso a tutte le nuove premialità e al fondo di oltre mezzo miliardo, ma perderà anche tutti i finanziamenti pregressi. E come Monteverde, anche centinaia di altri comuni che scontano tassi di povertà e disoccupazione anche peggiori di alcune regioni africane.

Sul punto, il vicepresidente della Commissione Sanità e Lavoro, il senatore 5stelle Orfeo Mazzella, ha già annunciato un’interrogazione parlamentare, ma permane l’urgenza di rivedere tutti i criteri delineati, prendendo in considerazione non solo criteri altimetrici ma anche socio-economici (come il Pil e il tasso di disoccupazione), nonché la presenza dei servizi essenziali. In caso contrario, saremmo di fronte all’ennesimo provvedimento nato solo ed esclusivamente per acutizzare ancor di più la Questione meridionale.

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