Altro colpo Usa alla diplomazia: un ddl bipartisan per sanzionare chi intrattiene rapporti commerciali con Mosca
È la legge del pugile: chi non reagisce, subisce. Chi non risponde, incassa. E, al momento, Mosca sta incassando colpi sul ring della geopolitica mondiale: i pugni li sta dando tutti Trump. La timidezza con cui le autorità russe hanno reagito alla cattura del presidente Nicolas Maduro, alleato sudamericano del Cremlino, e al successivo sequestro della petroliera Marinera – ex Bella1, battente bandiera russa, assaltata dalle forze Usa mentre si dirigeva in un porto della Federazione – ha suscitato malumore tra i falchi russi – dal milblogger Aleksandr Kots fino al filosofo anti-occidentale Dugin. Cresce la richiesta di una riposta immediata e netta, che abbia il sapore di un’inequivocabile vendetta, ma probabilmente non arriverà: l’obiettivo dei russi sembra preservare l’avanzamento dei negoziati ucraini. Invece, Trump si prepara ad assestare un ulteriore colpo a Mosca: ha appena concesso di procedere al Congresso a un disegno di legge bipartisan sulle sanzioni contro i Paesi che intrattengono rapporti commerciali con la Russia. Si vota la prossima settimana.
Sta lavorando al Sanctioning Russia Act il senatore repubblicano Lindsey Graham; lo ha redatto insieme al democratico Richard Blumenthal. L’emendamento fornisce al presidente degli Stati Uniti l’autorità di imporre dazi fino al 500% sulle importazioni dai Paesi che intrattengono rapporti con il settore energetico russo. Nel mirino ci sono dunque tre giganti: Cina, India e Brasile. Graham ha ottenuto “greenlit”, luce verde a procedere, dopo un “very productive meeting” che ha tenuto mercoledì con il presidente: “Questo disegno di legge consentirà al presidente Trump di punire i Paesi che acquistano petrolio russo a basso costo, alimentando la macchina da guerra di Putin” ha dichiarato, dicendosi convinto che la legge concepita per fare pressione sulla squadra Putin favorirà Kiev al tavolo negoziale (“Arriverà al momento giusto, poiché l’Ucraina sta facendo concessioni per la pace”). Martedì scorso, durante un summit di partner dell’Ucraina, gli Usa per la prima volta hanno accordato sostegno alle proposte europee per garanzie di sicurezza vincolanti per l’Ucraina, inclusa la presenza di boots on the ground, truppe sul terreno di una forza multinazionale – proposta sempre ritenuta irricevibile dal Cremlino.
Ad uno ad uno, adesso, Washington sta colpendo l’intera rete degli alleati russi, proprio mentre la squadra repubblicana sta per mettere le mani – via Big Oil statunitensi – sulle riserve petrolifere del Venezuela, che Trump ha dichiarato di voler controllare a tempo indeterminato. Finora, tuttavia, le misure restrittive statunitensi non hanno frenato i legami tra Pechino e Mosca, e Mosca e New Delhi: la Cina ha acquistato quasi la metà delle esportazioni di greggio russo a novembre, l’India il 38%; solo Brasilia ha ridotto le importazioni negli ultimi mesi.