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Eredità Agnelli, chiesto rinvio a giudizio di Elkann per dichiarazione infedele: il gip aveva detto no all’archiviazione

Il giudice aveva ordinato l'imputazione coatta per presunti illeciti fiscali. Nel filone principale dell'indagine, il patron di Stellantis ha ottenuto parere favorevole alla messa alla prova
Eredità Agnelli, chiesto rinvio a giudizio di Elkann per dichiarazione infedele: il gip aveva detto no all’archiviazione
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La Procura di Torino ha formulato la richiesta di rinvio a giudizio per dichiarazione infedele a carico del patron di Stellantis John Elkann e del commercialista Gianluca Ferrero nel secondo filone dell’inchiesta sull’eredità di Gianni Agnelli. Si tratta della conseguenza obbligata dell’imputazione coatta ordinata dal gip Antonio Borretta, che il mese scorso aveva respinto la richiesta di archiviazione nei confronti di Elkann e Ferrero, accogliendola invece per gli altri indagati (Ginevra e Lapo Elkann, i fratelli di John, e il notaio svizzero Urs von Grünigen). “Si tratta di un atto dovuto, ampiamente atteso dopo la decisione assunta dal gip lo scorso dicembre, contro il quale abbiamo peraltro presentato ricorso in Cassazione”, commentano gli avvocati di Elkann.

Nel filone principale dell’indagine, Elkann ha versato all’Agenzia delle Entrate 183 milioni di euro per ottenere il parere favorevole della Procura alla messa alla prova, il procedimento speciale che estinguerebbe l’accusa di truffa ai danni dello Stato in relazione alle imposte e alla tassa di successione non pagate sul patrimonio della nonna, Marella Caracciolo, vedova dell’avvocato Agnelli. In questo secondo procedimento, invece, i pm Marco Gianoglio, Mario Bendoni e Giulia Marchetti contestano false dichiarazioni sui redditi di donna Marella relative al 2018 e ai primi tre mesi del 2019 (la vedova morì il 23 febbraio di quell’anno). Il gip Borretta, a differenza di quanto ipotizzato dalla Procura, ha ritenuto queste accuse non assorbite dal reato di truffa. Si renderà ora necessario un nuovo passaggio in udienza preliminare, dove l’accusa potrebbe insistere a chiedere il proscioglimento.

L’imputazione coatta ordinata dal gip ha avuto l’effetto di rinviare all’11 febbraio l’udienza sull’istanza di messa alla prova, in cui la gup del processo principale, Francesca De Maria, dovrà decidere se dare o meno il via libera agli undici mesi di Elkann come tutor tra gli allievi delle scuole salesiane. “La decisione del gip Borretta a nostro avviso non vincola il gip di Maria”, avevano dichiarato i legali di Elkann, Paolo Siniscalchi e Federico Cecconi, spiegando di aver presentato una memoria in questo senso.

“Si tratta di un atto dovuto, ampiamente atteso dopo la decisione assunta dal gip lo scorso dicembre, contro il quale abbiamo peraltro presentato ricorso in Cassazione”, fanno sapere gli avvocati di John Elkann in merito alla formulazione di due capi d’accusa a carico dell’imprenditore (e del commercialista Gianluca Ferrero) da parte della procura di Torino. “Ribadiamo – aggiungono i legali – che le accuse mosse a John Elkann sono prive di qualsiasi fondamento”.

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