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Venezuela, Trump: “Agli Usa subito tra i 30 e i 50 milioni di barili di petrolio”. Casa Bianca: “Dettiamole decisioni a Caracas”

Il greggio, ha scritto il presidente Usa su Truth, "sarà venduto al prezzo di mercato e il ricavato verrà utilizzato a beneficio del popolo venezuelano e degli Stati Uniti"
Venezuela, Trump: “Agli Usa subito tra i 30 e i 50 milioni di barili di petrolio”. Casa Bianca: “Dettiamole decisioni a Caracas”
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Tra i 30 e i 50 milioni di barili di petrolio “immediatamente” consegnati agli Stati Uniti. E’ il primo dividendo che Donald Trump prevede di incassare dopo l’operazione militare con cui Washington ha deposto Nicolas Maduro in Venezuela. “Sono lieto di annunciare che le autorità di transizione in Venezuela consegneranno agli Stati Uniti d’America tra i 30 e i 50 milioni di barili di petrolio di alta qualità, non soggetto a sanzioni – ha scritto il presidente su Truth -. Questo petrolio sarà venduto al prezzo di mercato e il ricavato sarà gestito da me, in qualità di Presidente degli Stati Uniti d’America, per garantire che venga utilizzato a beneficio del popolo venezuelano e degli Stati Uniti!”. “Ho chiesto al segretario all’Energia Chris Wright di attuare immediatamente questo piano. Il petrolio sarà trasportato tramite navi cisterna e consegnato direttamente ai terminali di scarico negli Stati Uniti”, ha aggiunto il presidente statunitense. Nella serata di mercoledì, la Casa Bianca ha poi voluto chiarire, smentendo i messaggi che arrivano da Caracas, di “essere in contatto con il governo ad interim del Venezuela e le loro decisioni continueranno a essere dettate dagli Stati Uniti“. Inoltre, “Trump si riserva il diritto di usare i militari, ma non è una cosa che vuole fare”.

L’ufficialità riguardo alle contrattazioni avviate tra Washington e Caracas arriva dalla compagnia statale Pdvsa: “Questo processo – si legge in un comunicato – si svolge secondo accordi simili a quelli in vigore con aziende internazionali, come Chevron, e si basa su una transazione strettamente commerciale, nel rispetto dei principi di legalità, trasparenza e reciproco vantaggio”. La nota non precisa l’entità della fornitura in discussione e parla genericamente di “vendita di volumi di petrolio nel quadro delle relazioni commerciali esistenti tra i due Paesi”. Il comunicato conclude quindi affermando che “Pdvsa ribadisce il suo impegno di continuare a costruire alleanze che favoriscano lo sviluppo nazionale a favore del popolo venezuelano e che contribuiscano alla stabilità energetica globale”.

A stretto giro è arrivata la risposta della Cina, che nel 2025 ha comprato circa il 90% del greggio annuale prodotto da Caracas. Il Venezuela è “uno Stato sovrano con piena e permanente sovranità sulle sue risorse naturali e sulle sue attività economiche” e le richieste Usa “violano il diritto internazionale, ledono la sovranità e minano i diritti del popolo venezuelano”, ha commentato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning. Inoltre, “l’uso sfacciato della forza da parte degli Stati Uniti contro il Venezuela e la richiesta al Paese di disporre delle sue risorse petrolifere in base al principio ‘America First’ costituiscono un tipico atto di prepotenza, violano gravemente il diritto internazionale, ledono seriamente la sovranità del Venezuela e del suo popolo”, ha rincarato la portavoce, in merito ai resoconti dei media secondo cui l’amministrazione Trump avrebbe intimato alla presidente ad interim Delcy Rodríguez di interrompere i legami economici con Cina, Russia, Iran e Cuba e di cooperare esclusivamente con gli Usa nella produzione di petrolio.

Continua, intanto, la conta delle conseguenze del raid del 3 gennaio. In base alle stime di funzionari degli Stati Uniti, riferisce il Washington Post, sono circa 75 le persone rimaste uccise, cifra che include decine di vittime morte in uno scontro a fuoco nel compound presidenziale a Caracas. Le fonti citate hanno parlato a condizione di mantenere l’anonimato e hanno precisato che le stime tengono conto delle forze di sicurezza venezuelane e cubane, nonché dei civili rimasti coinvolti nella sparatoria. Le cifre corrispondono approssimativamente a una stima che funzionari venezuelani avevano condiviso nei giorni scorsi. Per il Pentagono, non sono morti soldati Usa, ma 7 sono rimasti feriti.

Caracas però al momento fornisce altri numeri. Rodríguez ha annunciato di aver indetto sette giorni di lutto nazionale in onore delle vittime venezuelane. Secondo il governo, almeno 24 soldati hanno perso la vita durante l’attacco, una cifra che porta a 56 il numero totale di morti confermate a causa dell’incursione di Washington. In precedenza, il governo di Cuba aveva annunciato il decesso di 32 membri delle sue forze di sicurezza durante questa operazione.

Il resto del Sudamerica si interroga sulle prossime mosse della Casa Bianca. La presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha definito una “possibilità molto lontana” l’ipotesi di un intervento militare degli Stati Uniti in territorio messicano. Nonostante le tensioni regionali legate al caso Venezuela, la leader ha rassicurato sulla solidità dei rapporti bilaterali, evidenziando l’esistenza di un dialogo fluido tra le cancellerie e i comandi militari dei due Paesi. Sheinbaum ha chiarito che alle pressioni di Washington si risponde con maggiore comunicazione, non con la sottomissione. La titolare dell’esecutivo ha inoltre sottolineato la necessità di reciprocità: se gli Usa chiedono maggiori sforzi al Messico, ha detto, devono impegnarsi altrettanto nel bloccare il traffico d’armi verso sud e il riciclaggio di denaro. “Non abbiamo bisogno di ingerenze esterne“, ha concluso, ammonendo l’opposizione sui rischi di invocare aiuti stranieri.

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