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“Ho perso un pezzo di vita, confido che giustizia sia fatta”, le parole della madre di Giovanni Tamburi morto a Crans Montana

"Sarebbe impossibile trovare una foto di lui senza sorriso, perché sorrideva sempre", dice Carla Masiello davanti alla folla che ha gremito la chiesa di San Bartolomeo
“Ho perso un pezzo di vita, confido che giustizia sia fatta”, le parole della madre di Giovanni Tamburi morto a Crans Montana
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Il sorriso di Giovanni Tamburi, il 16enne di Bologna morto nello spaventoso rogo di Crans Montana, continua a riempire la chiesa anche nel giorno dell’addio. A ricordarlo è la madre, Carla Masiello con parole spezzate dal dolore ma attraversate da una fede che prova a reggere l’urto della perdita più grande: “Sarebbe impossibile trovare una foto di lui senza sorriso, perché sorrideva sempre”, dice davanti alla folla che ha gremito la chiesa di San Bartolomeo.

Attorno al feretro, ancora una volta, soprattutto giovanissimi: compagni di scuola, amici, ragazzi che lo hanno conosciuto tra i banchi e nella vita quotidiana. “Mi commuove e mi fa vedere quanto era amato mio figlio – racconta la madre – credo che ne sia felice anche lui, perché so che ci guarda”. Poi la confessione più intima: “Ho perso un pezzo di vita, ma devo andare avanti per gli altri figli. Ora penso a piangerlo, poi confido che la giustizia sia fatta”. Nel suo dolore c’è spazio anche per lo stupore e l’incredulità di fronte a una tragedia avvenuta in Svizzera, un Paese percepito come sicuro: “Fa paura che possano succedere cose simili, soprattutto in un Paese così rigido sulle regole”. Invece con il passare dei giorni emerge un inquietante quadro di irregolarità e mancati controlli. E c’è la gratitudine per quella che definisce una grazia: “Il Signore ha compiuto un miracolo, Giovanni non era sfigurato, è rimasto un angelo”.

Durante la cerimonia emergono anche i ringraziamenti a chi, in queste settimane, è rimasto vicino alla famiglia. La madre cita la presidente del Consiglio Giorgia Meloni: “È stata meravigliosa, mi ha chiamato, si sentiva la sua partecipazione, mi ha promesso che avrebbe trovato mio figlio”. Poi il cardinale Matteo Zuppi, la sottosegretaria Lucia Borgonzoni, monsignor Stefano Ottani, che dalla Terra Santa ha continuato a celebrare messe per Giovanni, e don Stefano Greco, padre spirituale del ragazzo. È proprio monsignor Ottani ad aprire la funzione, fermandosi su quel futuro spezzato troppo presto: “Dare oggi l’ultimo saluto a Giovanni sembra incredibile, pensando alla bellezza della vita che aveva davanti”. Ricorda un ragazzo curioso, educato, capace di fare “domande difficili”, sempre accompagnato dalla madre e dalla nonna Letizia.

Dall’altare arrivano anche le parole degli amici. Beatrice, una compagna di classe, fatica a trattenere le lacrime: “Non ti dimenticheremo mai. Mi manchi più di quanto riusciremo mai a spiegare a parole. Da quando te ne sei andato hai lasciato uno spazio che difficilmente si riempirà”. Un dolore che si somma a quello vissuto in queste ore in altre città italiane, da Roma a Milano e Genova, dove il Paese intero si è fermato per un minuto di silenzio per giovani vite perse nella tragedia del bar Le Costellation Crans-Montana. Chiese gremite, bandiere a mezz’asta, minuti di silenzio nelle scuole. E una domanda che accompagna il lutto: come sia stato possibile che una notte di festa si trasformasse in una ferita così profonda, destinata a segnare per sempre famiglie, amici e un’intera generazione.

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