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Amianto nei traghetti dello Stretto di Messina, Rfi condannata per la morte di un dipendente: dovrà risarcire i familiari

Il Tribunale di Messina ha condannato Rfi per la morte di un ex dipendente colpito da mesotelioma pleurico, patologia riconducibile all’esposizione professionale all’amianto
Amianto nei traghetti dello Stretto di Messina, Rfi condannata per la morte di un dipendente: dovrà risarcire i familiari
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È una sentenza destinata a diventare un precedente rilevante quella del tribunale di Messina che ha condannato Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) per la morte di un suo ex operaio messinese che si è ammalto di tumore, patologia direttamente ricondotta all’esposizione professionale all’amianto. La storica sentenza arriva dopo una battaglia giudiziaria durata dieci anni e portata avanti dalla famiglia dell’uomo.

L’ex dipendente di Rfi è morto all’età di 68 anni a causa di un mesotelioma pleurico riferibile – ha stabilito il giudice – alla sua esposizione quotidiana all’amianto. La sentenza stabilisce così il nesso causa-conseguenza, tra il lavoro alle ferrovie e il tumore, riconoscendo alla famiglia un risarcimento complessivo di 1,2 milioni di euro. L’uomo, elettricista, ha lavorato a bordo dei traghetti dello Stretto di Messina di proprietà di Rfi, e negli impianti elettrici dal 1977 al 2001. Proprio alla fine della sua carriera nel 2014, quando stava per andare in pensione, al lavoratore è stato diagnosticato il mesotelioma. Dopo appena un anno è morto, lasciando la moglie e quattro figli.

La battaglia legale portata avanti dalla famiglia, sostenuta dall’Osservatorio nazionale amianto, e il processo hanno permesso di accertare che l’operaio operava, senza adeguate protezioni, in un luogo di lavoro che lo esponeva ogni giorno all’amianto (le cui particelle sono dannose per la salute). Gli ambienti tecnici delle unità navali erano pieni di materiali contenti l’asbesto, dannoso per l’uomo se respirato. Sulla nave si trovava su tutto: dalle pannellature, alle coibentazioni fino agli impianti. La sentenza parla infatti di un’esposizione “prolungata, significativa e non adeguatamente prevenuta”. Nonostante i rischi fossero conosciuti, infatti, l’uomo lavorava senza protezioni e l’asbesto, i cui danni si rivelano dopo anni, ha aggredito i suoi polmoni fino ad ucciderlo.

“Questa sentenza segna un passaggio fondamentale nella verità giudiziaria sull’amianto nelle Ferrovie dello Stato, perché accerta in modo inequivocabile l’uso di amianto nei traghetti ferroviari e ne individua le responsabilità”, spiega in una nota Ezio Bonanni, avvocato e presidente dell’Osservatorio nazionale amianto che ha assistito i familiari della vittima. Nelle motivazioni della sentenza si evidenzia come la mancata prevenzione “configuri una violazione dell’articolo 2087 del codice civile che impone al datore di lavoro di tutelare l’integrità fisica e morale dei dipendenti”.

Il caso del 68enne di Messina non sarebbe però isolato: le verifiche dell’avvocato Giuseppe Aveni – che assiste la famiglia – hanno permesso di censire, almeno dieci casi di persone con mesotelioma tra i lavoratori impiegati nei traghetti di Rfi. “A Reggio Calabria e Messina il fenomeno è ancora più grave – dicono i legali – anche per la presenza delle Officine di Manutenzione e delle OGR di Saline Joniche”.

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