I racconti del prete e del missionario italiani in Venezuela: “Svegliato da un drone”, “Era nell’aria, ma è stata comunque una sorpresa”
C’è una sola parola che unisce il Nord e il Sud del Venezuela in queste ore: preoccupazione. A 48 ore dall’attacco Usa messo in atto per arrestare il presidente Nicolás Maduro, i negozi di Caracas hanno riaperto le saracinesche e ieri molti cittadini sono usciti di casa per andare a Messa. Don Aldo Fonti, 78 anni, parroco nella capitale a pochi chilometri dal porto, la definisce “tensione calma”. È la stessa sensazione di padre Giannino Prandelli, missionario bresciano “Fidei Donum” che vive a El Callao, nello Stato di Bolívar, zona sud-est del Venezuela, a 842 chilometri da Caracas. Quando lo contattiamo, don Aldo ha da poco terminato le celebrazioni della mattinata: “Ho parlato con molte persone in queste ore. Tutti hanno un solo interrogativo: adesso che accadrà? Da chi sarà governata la fase di transizione? Nessuno vuole diventare una nuova colonia degli Stati Uniti”.
Il prete, originario dell’Emilia-Romagna, racconta che persino chi è sempre stato un avversario di Maduro è rammaricato per le modalità con cui Donald Trump ha cercato di porre fine al chavismo. Don Fonti e la gente di Caracas, nella notte tra il 2 e il 3 gennaio, quando è scattato il golpe, hanno avuto paura: “Mi sono svegliato alle due perché un drone è caduto proprio vicino a casa mia. Sono salito sul terrazzo e ho visto una fiamma immensa levarsi sul porto. Ho compreso subito che era stata attaccata la base militare del litorale per creare le condizioni per poter catturare Maduro. Da settimane, di fronte alla costa, c’erano delle navi militari Usa, non erano certo lì per turismo. Sapevamo che prima o poi sarebbe accaduto, ma non sapevamo come sarebbe successo”.
A El Callao, dove opera padre Giannino Prandelli, il colpo è stato attutito dalla distanza, ma in poche ore la situazione è cambiata anche per la popolazione locale. Don Giannino, rimasto l’ultimo missionario italiano in questa terra ricca di miniere d’oro, racconta: “Quanto è accaduto nella capitale non l’abbiamo vissuto direttamente sulla nostra pelle, ma ora qui è tutto bloccato. Per motivi di sicurezza – spiega il sacerdote a IlFattoQuotidiano.it – non possiamo più spostarci. Nelle vie e nelle piazze l’esercito controlla ogni movimento. I negozi sono chiusi insieme a tutte le altre attività, ma speriamo possano presto riaprire”. A El Callao stanno funzionando tutti i servizi: rete, luce elettrica e linee telefoniche. Nulla è stato interrotto. Don Giannino, come la sua gente, si aspettava un intervento degli Stati Uniti: “Era nell’aria, ma è stato comunque una sorpresa perché il golpe è avvenuto in maniera rapida e puntuale”.
Anche a undici ore da Caracas, il clima è di spaesamento: “La gente forse non si rende ancora conto di ciò che è successo. C’è chi è felice della fine dell’epoca Maduro e chi appoggia il presidente criticando l’azione degli Stati Uniti, ma la maggioranza della popolazione non manifesta il proprio pensiero. È solo preoccupata, vive un senso di timore per ciò che accadrà e per come si svilupperà la situazione”. Gli occhi della popolazione sono rivolti verso Corina Machado, Nobel per la pace 2025, anche se Trump ha dichiarato che non “ha il sostegno del Paese”: “Machado nel 2024 ha sostenuto il leader dell’opposizione Edmundo Gonzales, accademico e diplomatico di lunga data, ora in esilio in Spagna. La risposta – spiega il prete bresciano – a quel movimento è stata massiccia, ma Corina è stata da allora obbligata a nascondersi. Non si può celare la verità: va preso atto del successo della Machado, che mi sembra disposta a guidare il Paese verso una vera democrazia”.
Secondo il missionario, potrebbe aprirsi un tavolo di trattativa con la vicepresidente Delcy Rodríguez, con la quale ha già parlato il segretario di Stato Marco Rubio. In queste ore, padre Giannino è stato contattato dall’Ambasciata italiana, che gli ha fornito un numero telefonico in caso di emergenza. A Caracas, intanto, non si registrano manifestazioni di piazza e, a detta di don Aldo, non ci saranno ritorsioni nei confronti di chi sostiene Maduro: “C’è rabbia, ma è contenuta, non esplode. Il timore della gente è quello di trovarsi, da un giorno all’altro, senza nemmeno più l’assistenzialismo finora garantito dal Governo. Stamattina – racconta il sacerdote – una ex professoressa mi diceva che riceve un dollaro al mese come pensione. Tutti contano sulle rimesse dei parenti fuggiti all’estero, sul pacco di alimenti che ogni quindici giorni viene distribuito e su altri aiuti di Stato. Ora che succederà? Come vivremo?”.