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Assalto al Venezuela: aspetto una nuova Norimberga per Trump, Rubio e i loro accoliti internazionali

La messa in stato d'accusa di Trump, Rubio & co. non sarà un percorso breve né facile, ma la conclusione sarà inevitabile
Assalto al Venezuela: aspetto una nuova Norimberga per Trump, Rubio e i loro accoliti internazionali
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Ancora più tronfio e vanesio del solito Trump nella conferenza stampa successiva al criminale attacco contro il Venezuela, ha più che altro tessuto le lodi della Delta Force, protagonista militare del sequestro del presidente legittimo Nicolas Maduro e della sua sposa Cilia Flores. Poi, dopo aver lanciato aperte quanto intollerabili intimidazioni nei confronti dei leader e governi latinoamericani all’insegna della dottrina Monroe, ha aggiunto che si è già appropriato del governo del Paese caraibico e delle sue ingenti risorse petrolifere.

Su tale affermazione i dubbi sono più che legittimi. Pur privato del suo leader, il popolo venezolano è infatti più che mai in piedi e appaiono solide le istituzioni democratiche come pure le forze militari e quelle di sicurezza. Una cosa è effettuare un raid proditorio avvalendosi di un’indubbia supremazia nel campo degli armamenti e delle comunicazioni belliche, altra conquistare e controllare stabilmente un territorio di oltre 916mila chilometri quadrati popolato da oltre 32 milioni di persone, gran parte delle quali fedeli a Maduro e organizzati nelle varie strutture del potere popolare, compresa la milizia combattente.

Probabili quindi nuovi assalti e nuovi crimini, per colpire ancora la dirigenza chavista e provare magari ad impossessarsi di qualche giacimento petrolifero. Ma queste azioni criminali avverranno nel più completo e crescente isolamento internazionale (fatti salvi ovviamente i servi europei e giapponesi) e con l’evidente ostilità dell’intero popolo venezolano, al cui interno non si delinea alcuna leadership alternativa a quella del Gran Polo Patriotico: perfino Trump è costretto ad ammettere che l’odiosa agit-prop di Exxon & Co. Maria Corina Machado, nonostante il Premio Nobel, non conta davvero una cippa, venendo giustamente schifata da tutto il popolo venezolano, nessuno escluso.

Siamo chiamati a un nuovo sforzo di solidarietà nei confronti del Venezuela e del suo popolo generoso per impedire che si consumino i nuovi crimini annunciati da Trump e Rubio. Costoro saranno sotto accusa lunedì alla riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che dovrebbe condannare l’inaudita aggressione. Solo l’esercizio del diritto di veto potrebbe impedire la necessaria presa di posizione delle Nazioni Unite a sostegno della legalità internazionale violata.

Ma una cosa è chiara. Mentre Nicolas e Cilia sono sottoposti a un processo farsesco con imputazioni ridicole (narcoterrorismo, importazione di cocaina, possesso di mitragliatrici e altri ordigni distruttivi) dopo essere stati rapiti dalla loro residenza mediante un’azione bellica che ha fatto varie vittime, sono Trump e Rubio i veri criminali da mettere sotto accusa. I loro crimini, a differenza di quelli fantasiosamente imputati a Maduro e alla sua sposa, sono reali ed evidenti e sono stati perpetrati al termine di mesi costellati da interventi altrettanto criminali nel Mar dei Caraibi.

Rispetto a questi, tuttavia, segnano indubbiamente un salto di qualità e presentano indiscutibilmente i connotati giuridici dell’aggressione, la quale, secondo la ben nota affermazione del pubblico ministero statunitense al processo di Norimberga, Jackson, costituisce la madre di ogni altro crimine internazionale.

Occorre quindi muoversi con determinazione nella prospettiva di una nuova Norimberga per Trump, Rubio e i loro accoliti internazionali, tra i quali ovviamente un posto di primissimo piano spetta al boia Netanyahu, principale responsabile del genocidio del popolo palestinese e prossimo protagonista della nuova aggressione all’Iran, probabilmente concertata con Trump nel corso della loro cenetta di Capodanno a Mar-a-Lago.

La messa in stato d’accusa di Trump, Rubio & co. non sarà un percorso breve né facile, ma la conclusione sarà inevitabile, tanto più che si levano sempre più forti e frequenti le voci di condanna a Trump negli stessi Stati Uniti, fatto tanto più significativo se si pensa che il criminale raid è stato escogitato anche per tentare di arginare il crollo dei consensi interni dovuto alla fallimentare politica economica e alle selvagge violazioni dei diritti umani che rivelano in modo sempre più chiaro il carattere apertamente fascista di questa amministrazione, senza dubbio la peggiore in assoluto in oltre 250 anni di storia degli Stati Uniti.

Per finire, qualche parola sugli osceni europei, indubbiamente complici, politicamente e giuridicamente, anche di questi nuovi crimini. “Osceno” mi pare l’aggettivo giusto per definire l’atteggiamento di costoro, i quali, dopo qualche farfugliamento sconclusionato, in particolare di Macron, sul diritto internazionale forse violato, prendono sciacallescamente la palla al balzo per auspicare che la brutale violenza bellica esercitata dal loro padrone d’oltreoceano agevoli il regime change sotto forma di “transizione democratica”.

La palma della peggiore va a Giorgia Meloni, i cui sprovveduti ghostwriter avallano senza vergogna Trump, considerando “legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico”.

Un motivo in più per liberarsi al più presto del suo governo come pure dei vari agenti dell’imperialismo che spandono il loro nauseabondo profumo all’interno della cosiddetta opposizione, tatuati materialmente o idealmente coi simboli del nazifascismo, prospettiva sempre più inevitabile per l’Occidente in rapido e ineluttabile declino.

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