Venezuela, Trump: “Machado non ha sostegno per governare. Cuba? Aiuteremo anche loro. E il presidente colombiano Petro si guardi le spalle”
“Governeremo il Paese fino a quando sarà necessario“. Donald Trump rivendica così, ufficialmente, in conferenza stampa da Mar-a-Lago, il colpo di Stato col quale gli Stati Uniti hanno deposto il presidente venezuelano Nicolas Maduro, catturato nel blitz Absolute Resolve di venerdì compiuto dalle forze speciali Usa, dalla Dea e dalla Cia. Un’operazione giustificata con l’accusa del traffico di droga gestito dal leader bolivariano ma che è soprattutto un colpo forse fatale a uno dei nemici di Washington in Sudamerica e avamposto della Cina nel continente. Non l’ultimo, forse, dato che quando gli viene chiesto della situazione a Cuba risponde “aiuteremo anche loro”. E poi minaccia il presidente colombiano Gustavo Petro: “Si guardi le spalle. Produce droga, non si faccia beccare”.
Che non si tratti di un’operazione mossa da esigenze democratiche o legate al traffico di stupefacenti traspare da un passaggio fondamentale nel suo discorso: “Faremo intervenire le nostre grandissime compagnie petrolifere degli Stati Uniti, le più grandi al mondo, che spenderanno miliardi di dollari, ripareranno le infrastrutture gravemente danneggiate, le infrastrutture petrolifere, e inizieranno a fare soldi per il Paese”. Per fare ciò, sarà necessario che alla guida del Paese sieda una figura che abbia un forte legame con Washington e tra i nomi circolati c’è anche quello della nuova Premio Nobel per la Pace, Corina Machado. Ma il presidente ha smentito: “La stimo, ma non ha abbastanza sostegno nel Paese per poterlo guidare”. Le decisioni su chi mettere alla guida del Venezuela devono ancora essere prese: “Stiamo designando delle persone, vi faremo sapere chi sono”, ha detto Trump che però svela già dei contatti tra l’amministrazione Usa e la vice di Maduro, Delcy Rodriguez, “pronta a fare il necessario per aiutare”, come comunicato al segretario di Stato Marco Rubio.
Il tycoon ha esaltato l’operazione, definendola un “assalto spettacolare mai visto dalla Seconda guerra mondiale”, condotto “nei cieli, via terra e via mare”, sottolineando che “nessun militare Usa è stato ucciso e nessun pezzo di equipaggiamento è andato perso” e che per portare a termine il piano gran parte della città è stata lasciata al buio. L’azione, sostiene, è stata “una delle più grandi dimostrazioni di forza degli Stati Uniti mai viste, paragonabile agli attacchi contro Soleimani, Al-Baghdadi o ai siti nucleari iraniani“. Non un semplice blitz, non un’operazione limitata, ha assicurato: “Gestiremo il Paese fino a quando potremo farlo”, in attesa di una transizione “sicura”, e se sarà necessario siamo pronti a sferrare un secondo attacco.
Il presidente americano è poi passato a esaltare il ruolo degli Stati Uniti citando la dottrina Monroe, ribattezzata “dottrina Trumproe“: “L’America vuole assicurare con la sua strategia di dominare l’emisfero occidentale-settentrionale del mondo e il nostro dominio non sarà più messo in dubbio”. E invia un messaggio ai suoi avversari: “Questa operazione è un avvertimento per tutti coloro che vorranno minacciare la sicurezza del nostro Paese e le vite americane. L’embargo contro il Venezuela rimane in vigore a tutti gli effetti e la nostra flotta rimane in posizione fino a che le richieste degli Stati Uniti non saranno soddisfatte completamente”.