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Perché nel 2026 il full hybrid potrebbe diventare il tipo di motorizzazione preferito sul mercato europeo

Ibrido o full hybrid? Il punto interrogativo resta solo per Stellantis e Volkswagen
Perché nel 2026 il full hybrid potrebbe diventare il tipo di motorizzazione preferito sul mercato europeo
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di Carblogger

Ibrido o full hybrid? Non è la stessa cosa, come da spiegazione continua agli amici per i quali ibrido significa – tutto al più – che non è un’auto elettrica. Il full hybrid è di meno o di più dell’ibrido. Ma se sbircio dentro la palla di vetro, giusto per partecipare al gioco di fine anno, vedo che nel 2026 potrebbe diventare il tipo di motorizzazione preferito sul mercato europeo.

La carica è partita, per qualcuno sarà il momento di ridefinire un po’ l’identità (vendo di tutto, ma mi si nota di più se mi caratterizzo sul full o no?). E aiuterà non poco la fine annunciata del bando dei motori termici dal 2035. Smetto quando voglio.

Ibrido o full hybrid? Ibrido è mild, invenzione di chi ha voluto risparmiare sui costi di produzione facendo affari sul mercato. Ibrido è full, invenzione di chi ha voluto perdere per anni un sacco di soldi con un investimento sul futuro, ripagati con la conquista della leadership mondiale e con l’emulazione dei rivali. Ibrido è plug-in, invenzione di chi ha voluto attraversare la transizione all’elettrico con la speranza di ridurre i tempi e soprattutto le multe da sforamento per CO2. Ibrido oggi è anche Super, invenzione di chi ha voluto allungare l’autonomia potendo permettersi di aggiungere, meglio di altri, a costi molto bassi.

Il full hybrid è un sistema ormai maturo che permette di andare in modalità elettrica in città per molto più di tre quarti del tempo (al contrario del mild), dopo averci insegnato a guidare con piede felpato per evitare di fare entrare troppo presto il motore termico. In più, ricarica automaticamente la piccola batteria elettrica (al contrario del plug-in), senza bisogno di fermarsi. Toyota (con Lexus) vende quasi tutto full hybrid (e ne vedremo delle belle con l’ultima arrivata, la Aygo Cross, unica full di segmento A, city car alla Pandina per intenderci). Renault segue con circa la metà delle sue vendite, MG, marchio non più inglese ma cinese pur mantenendone l’aura nella conoscenza delle persone, ha dichiarato di essere arrivato al 50%, e poi chi più chi meno fra Honda, Hyundai, Kia, Nissan, Dacia, Ford e Suzuki.

Ibrido o full hybrid? I cinesi, per i quali il mild non esiste, nemmeno se la fanno la domanda. I dazi europei aggiuntivi sulle elettriche made in China li hanno portati a studiare la storia, scoprendo che da noi c’è sempre una Maginot da aggirare. Omoda e Jaecoo, marchi del gruppo Chery, corrono sul full hybrid dopo essere partiti, come gli altri conterranei, con plug-in ed elettriche (più qualche termica). Dongfeng ha già un modello e se il colosso Byd sembra stranamente indeciso sui tempi di un suo full, Leapmotor, Changan, Great Wall, Geely si stanno preparando. Marchi da piccoli numeri per adesso, ma chi avrebbe creduto, fino a poco tempo fa, all’ascesa verticale di MG con le sue 300mila unità complessive vendute in Europa nel 2025?

Ibrido o full hybrid? Il punto interrogativo resta solo per Stellantis e Volkswagen. Il primo gruppo ha da poco un full hybrid sulla nuova Jeep Cherokee, lasciata però al solo mercato nordamericano. A domanda, non risponde sul quando disporrà di full in Europa. Il secondo gruppo farà esordire il full (se non sbaglio, suo in collaborazione con il socio storico cinese Saic, cioè MG) sulla nuova T-Roc e poi sulla Golf, due modelli simbolo, però nell’ultimo trimestre del 2026. Non a valanga come gli orientali, ma è un segno che i due grandi gruppi con base in Europa stiano cambiando passo.

Insomma, chi il full hybrid non ce l’ha ancora, lo farà arrivare a breve, chi ce l’ha lo venderà ancora più alla grande. Anche se non so più se il sistema aiuterà le persone al passaggio all’elettrico puro, come una sorta di educazione sentimentale, o se sarà adesso come a sette e mezzo, prendo e sto.

La bizzarria del fenomeno è che il full hybrid esiste da tanto tempo. Era il 1° febbraio 1994 quando in Toyota si riunì per la prima volta la squadra G21 di dieci persone guidate da Takeshi Uchiyamada, con missione da samurai: o lo fate rapidamente o venite cacciati subito. E Prius fu (14 ottobre 1997).

Aveva ragione Charles Baudelaire, quando scriveva che per reggere il fardello del tempo, bisogna essere pieni di alcol, o di poesia, o di virtù. Della terza ne è piena l’antica idea motoristica di Uchiyamada.

Buon 2026 a tutti voi, lettrici e lettori (ma sì, con o senza Hev).

@carblogger_it

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