Crans Montana, identificate tre vittime italiane: chi sono. Indagati i gestori del Constellation
Dopo due giorni e mezzo dal tragico incendio a Crans Montana, in Svizzera, è arrivata l’identificazione di tre vittime italiane. Sono Giovanni Tamburi, 16enne di Bologna, Emanuele Galeppini e Achille Barosi. La notizia è stata diffusa dall’ambasciatore d’Italia in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, sottolineando che “le famiglie sono state informate”. Rimangono da identificare altri tre italiani classificati come dispersi. Sono così 11 le vittime al momento identificate dei 40 morti a causa dell’incendio divampato durante la notte di Capodanno all’interno del disco bar Le Constellation. Oltre ai tre italiani, la polizia cantonale del Vallese ha identificato formalmente i corpi di otto cittadini svizzeri: si tratta di quattro ragazze di 24, 22, 21 e 16 anni e di due ragazzi di quattro ragazzi di 21, due di 18 e uno di 16 anni. I loro corpi sono già stati restituiti alle famiglie. Sono 121 invece i feriti di cui 5 non ancora identificati, fa sapere l’ambasciatore italiano in Svizzera. Gianni Campolo, il 19enne di Ginevra che insieme al padre Paolo è accorso per aiutare i feriti, ha dichiarato che suo padre ha cercato un’uscita di sicurezza per evacuare le persone, ma l’unica porta trovata era chiusa e “non aveva il meccanismo di sicurezza”.
Indagati i gestori
Intanto le autorità svizzere hanno avviato un’indagine penale nei confronti dei due gestori di nazionalità francese del bar. “Ieri sera è stata aperta un’indagine penale contro i due gestori del bar. Le accuse sono di omicidio per negligenza, lesioni personali per negligenza e incendio per negligenza”, hanno dichiarato in un comunicato la polizia e la procura del Cantone svizzero sud-occidentale del Vallese. Gianni Campolo, il 19enne di Ginevra che insieme al padre Paolo è accorso per aiutare i feriti, ha raccontato alla stampa che suo padre ha cercato un’uscita di sicurezza per evacuare le persone, ma l’unica porta trovata era chiusa e “non aveva il meccanismo di sicurezza”.
I feriti
In Italia, l’ospedale Niguarda di Milano è il principale punto di riferimento: nove pazienti sono attualmente ricoverati, con un’età media di 15 anni, a eccezione di una donna di 29 anni. “Le cose dal punto di vista clinico per i ricoverati vanno bene, la situazione respiratoria, metabolica e circolatoria è stabile in tutti i pazienti”, ha spiegato Filippo Galbiati, direttore della Medicina d’urgenza e del Pronto soccorso. Al Niguarda è stata trasferita dall’ospedale di Losanna anche Sofia, quindicenne milanese del liceo Virgilio di Milano, considerata al momento la paziente più grave, mentre altri feriti italiani ricoverati a Zurigo non sono ancora trasportabili. Situazione che si è evoluta per la migliore amica di Sofia, Francesca, sedicenne milanese, anche lei in gravi condizioni. Definita precedentemente “non trasportabile”, nuove valutazioni hanno permesso di autorizzare il suo trasporto verso il Niguarda. Insieme a loro c’erano anche altri due compagni di classe del Virgilio, Leonardo e Kean, che si trovano ancora in Svizzera feriti. A Zurigo si trova anche Elsa Rubino, 15 anni, studentessa di Biella, in gravi condizioni dopo essere riuscita a uscire dal locale.
Il fronte giudiziario
La procuratrice generale Beatrice Pilloud aveva confermato che i proprietari del locale, i francesi Jacques e Jessica Moretti, erano stati ascoltati come testimoni ma non erano indagati. Poi, nel pomeriggio di sabato, è arrivata la notizia dell’indagine penale. “Sono accusati di omicidio colposo per negligenza, lesioni corporali per negligenza e incendio per negligenza”, hanno spiegato le autorità. “Vorrei davvero sottolineare due elementi: l’istruttoria è stata aperta perché esistono dei sospetti, ma finché non ci sarà una condanna, vale la presunzione di innocenza”, ha precisato la procuratrice Pilloud in un punto stampa questo pomeriggio, chiarendo che “nessuna pista è esclusa” e che sui controlli di sicurezza “il fascicolo è stato richiesto al Comune, è stato ottenuto e il Comune ce lo ha consegnato: al momento è in fase di analisi”. L’ipotesi principale è che l’incendio sia stato innescato dalle candele pirotecniche sulle bottiglie di champagne, che avrebbero dato fuoco al soffitto coperto con pannelli fonoassorbenti. Le autorità stanno verificando se il loro materiale fosse conforme alle norme e se l’uso di tali dispositivi fosse consentito. Jacques Moretti ha dichiarato che il locale era stato ispezionato tre volte negli ultimi dieci anni e che tutto era stato realizzato nel rispetto delle regole. Quanto alle uscite del locale, il giovane soccorritore Gianni Campolo ha riferito all’Ansa che “durante i soccorsi mio padre ha cercato un’uscita di sicurezza per evacuare le persone, ma ha trovato solo una porta che però non aveva il meccanismo di sicurezza: era una porta vetrata si vedeva dentro, c’era una decina di persone incollate al vetro che cercavano di uscire ma non potevano perché la porta era bloccata”. La via di uscita, secondo Campolo, è stata poi sfondata “mettendo in salvo più di una decina di persone: se ci fosse stata un’altra via di uscita aperta ci sarebbero stati meno morti”.
I riconoscimenti
In una nota, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato che Bruxelles sta coordinando gli aiuti offerti dai Paesi europei e continuerà a fornire assistenza secondo necessità, definendo quanto accaduto “un inizio d’anno tragico per tante famiglie”. L’angoscia dei familiari dei dispersi resta infatti altissima. Laetitia Brodard, madre del sedicenne svizzero Arthur Brodard, si è dovuta aggrappare alla speranza che il figlio possa trovarsi tra i feriti non ancora identificati. “Le procedure di identificazione proseguiranno nella giornata di oggi e di domani e dovrebbero essere in gran parte completate entro il pomeriggio di domani”, ha fatto sapere l’ambasciatore Cornado, “in alcuni casi ci vorrà qualche giorno in più”. Per molte vittime sarà necessario ricorrere ai test del DNA: alcuni feriti non sono riconoscibili visivamente perché hanno il volto completamente fasciato e sono attualmente intubati. Negli ospedali elvetici potrebbero esserci altri due connazionali. “Sono due ragazzi che non sono ancora stati identificati con certezza, che sono i due casi più gravi e che si trovano al centro ustionati di Zurigo”, ha spiegato l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, durante il punto stampa all’ospedale Niguarda. “Abbiamo la ragionevole certezza che si tratti di due ragazzi italiani, ma dobbiamo ancora fare le prove del DNA. Non riusciamo a identificarli perché hanno il volto completamente coperto dalle medicazioni”.