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Autostrade, nel 2026 previsti rincari medi dell’1,5%. Il ministero di Matteo Salvini dà la colpa alla Corte costituzionale

Secondo il dicastero dei Trasporti, la Consulta "ha vanificato lo sforzo del governo di congelare le tariffe". Ma la Corte aveva già segnalato a ottobre la strada per intervenire
Autostrade, nel 2026 previsti rincari medi dell’1,5%. Il ministero di Matteo Salvini dà la colpa alla Corte costituzionale
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Con l’anno nuovo arrivano i rincari sui pedaggi autostradali: 1,5% in media per tutte le società concessionarie autostradali per le quali è in corso la procedura di aggiornamento dei relativi Piani Economico-Finanziari. Per le società Concessioni del Tirreno p.A. (Tronco A10 e A12), Ivrea-Torino-Piacenza p.A. (Tronco A5 e A21) e Strada dei Parchi p.A., in vigenza di periodo regolatorio, non sono previste variazioni tariffarie a carico dell’utenza, mentre una variazione pari all’1,925% è riconosciuta alla concessionaria Salerno-Pompei-Napoli S.p.A. A comunicarlo è una nota del ministero dei Trasporti di Matteo Salvini che scarica la colpa dei rialzi su un verdetto della Consulta datato 14 ottobre 2025: “La sentenza contraria della Corte Costituzionale ha vanificato lo sforzo del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e dello stesso governo di congelare le tariffe” dei pedaggi autostradali, “fino a definizione dei nuovi Pef (Piani economici finanziari, ndr) regolatori”.

La sentenza della Corte costituzionale

Con la sentenza n. 147 depositata il 14 ottobre 2025, la Consulta in effetti ha dato semaforo verde ai rialzi delle tariffe. I giudici hanno bocciato le norme che, dal 2020 al 2023, avevano rinviato gli adeguamenti dei pedaggi autostradali in attesa dei nuovi Pef. Il verdetto censura i rinvii contenuti nei decreti-legge 162/2019 e 183/2020 – e così via alle deroghe successive – per contrasto con gli articoli 3, 41 e 97 della Costituzione.

I giudici costituzionali sono stati chiamati in giudizio dal Consiglio di Stato, tenuto a pronunciarsi sul ricorso di una concessionaria autostradale contro due note del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti: i due documenti non avevano riconosciuto gli adeguamenti tariffari per il 2020 e il 2021, pregiudicando – secondo la concessionaria – la continuità dell’azione amministrativa, con effetti negativi sulla libertà d’impresa e l’utilità sociale. Di fatto, la Corte costituzionale ha dato ragione all’azienda concessionaria. Tuttavia, ha segnalato anche la via alternativa per impedire i rincari: “L’esigenza di assicurare l’applicazione del nuovo sistema tariffario, a fronte di richieste asseritamente contrastanti con esso da parte della concessionaria, poteva già essere soddisfatta dall’applicazione delle delibere sia del CIPE sia dell’ART nel frattempo intervenute”.

In sostanza, è il ragionamento della Corte, i governi avevano gli strumenti per intervenire stabilendo senza indugi le nuove tariffe. In ballo ci sarebbero “conseguenze di non poco momento che così possono aversi sull’infrastruttura autostradale, sulla sua efficienza e sulla sua sicurezza, che necessitano di manutenzione e investimenti che vanno programmati”, spiega la nota della Consulta.

Gli aumenti in arrivo

L’adeguamento dell’1,5% vale per la quasi totalità della concessioni autostradali. Per le società Concessioni del Tirreno (Tronco A10 e A12), Ivrea-Torino-Piacenza p.a. (Tronco A5 e A21) e Strada dei Parchi, in vigenza di periodo regolatorio, non sono previsti aumenti tariffari a carico dell’utenza, in linea con i rispettivi Atti convenzionali vigenti. Per la Strada dei parchi e l’Alto Adriatico (con pef in aggiornamento) la tariffa resta invariata mentre un aumento pari all’1,925% è riconosciuta alla concessionaria Salerno-Pompei-Napoli, con pef vigente, mentre è riconosciuto un adeguamento tariffario pari all’1,46% per la società Autostrada del Brennero, “con concessione scaduta, per la quale è in corso il riaffidamento della medesima”, spiega il Ministero. Per la Ivrea-Torino-Piacenza la variazione nella tabella del Mit è indicata negativa dell’8,03% quella della Tirreno Tronco A10 e A12 rispettivamente del 3,69% e del 6,3%.

L’opposizione attacca

“Ormai anche i comunicati del Mit certificano il totale fallimento di Matteo Salvini come Ministro dei Trasporti”, attaccano il vicepresidente della Commissione trasporti e il capogruppo Pd in commissione e ambiente, Andrea Casu e Marco Simiani. “Stavolta, nel goffo e ignobile tentativo di mascherare la sua incapacità e di scaricare sulla Corte Costituzionale la responsabilità dei rincari sulle autostrade, che peseranno dal primo gennaio sulle tasche di tutti i cittadini che si metteranno in viaggio, si infligge un’altra mazzata all’autotrasporto, già alle prese con la stangata contenuta nella manovra del governo Meloni-Salvini, tra aumento delle accise sul diesel e nuova tassa nazionale di 2 euro sui pacchi. Ma è colpa dei giudici se Salvini non sa fare il Ministro? Se tutto quello che prova a fare lo fa male e ottiene sistematicamente il risultato contrario di quello che aveva dichiarato di voler raggiungere? Anche stavolta a pagare il conto salato di avere nel Governo Meloni il peggior ministro dei Trasporti d’Europa saranno cittadini e lavoratori”.

“È sempre colpa dei giudici per la destra”, rincara Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde. “Mai dell’inadeguatezza e dell’incompetenza di Matteo Salvini. Anche sull’aumento dei pedaggi autostradali la Lega scarica le responsabilità sulla Consulta, pur di non ammettere che il ministro dei Trasporti, atto dopo atto, sta collezionando solo fallimenti. Dal Ponte sullo Stretto, che resta un’opera irrealizzabile e illegittima, fino ai pedaggi che aumentano: Salvini prende sberle su ogni dossier. Intanto, oggi come ieri, i treni sono in ritardo, il trasporto pubblico è allo sbando e chi lavora e studia paga il prezzo dell’inefficienza del suo ministero. L’inadeguatezza di questo ministro -aggiunge- sembra non contare nulla per il Governo Meloni. Alla fine, però, a pagare sono sempre i cittadini, le famiglie e le imprese, colpite da rincari e disservizi. È una vergogna”.

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