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Nobel per la Pace, Maria Corina Machado sarà a Oslo (ma non in tempo per ritirare il premio). Il comitato: “Maduro dimettiti”

La donna è a capo dell’opposizione al regime di Nicolas Maduro in Venezuela e vive in una località segreta dalle elezioni dell’anno scorso

Maria Corina Machado sarà a Oslo. In ritardo per la cerimonia, ma ci sarà. La leader dell’opposizione venezuelana, insignita del Premio Nobel per la Pace, è in viaggio verso la capitale norvegese, come annunciato dalla direttrice dell’Istituto Nobel, Kristian Berg Harpviken: Machado atterrerà in Europa “tra stasera e domani mattina” e sarà la figlia Ana Corina a ritirare per lei il premio, dato che l’evento si tiene il 10 dicembre, nonostante la leader “abbia fatto tutto ciò che era in suo potere” per esserci.

Una notizia che arriva dopo giorni di dubbi e incertezze non solo sulla sua partecipazione, ma anche sulle sue condizioni, dato che l’oppositrice di Nicolas Maduro vive in una località segreta per evitare l’arresto. “Vi racconterò di persona cosa abbiamo dovuto affrontare e quante persone hanno rischiato la vita per permettermi di arrivare a Oslo. Sono loro molto grata e questo è un esempio di cosa significhi questo riconoscimento per il popolo venezuelano”, ha dichiarato la neoeletta Nobel per la Pace in un audio diffuso dall’istituto stesso. “Innanzitutto, a nome del popolo venezuelano, desidero ringraziare ancora una volta il comitato norvegese per il Nobel per questo immenso riconoscimento alla lotta del nostro popolo per la democrazia e la libertà – ha aggiunto – Siamo molto emozionati e onorati ed è per questo che sono molto dispiaciuta di comunicarvi che non potrò arrivare in tempo per la cerimonia, ma sarò a Oslo e sono in viaggio per Oslo proprio ora. So che centinaia di venezuelani provenienti da diverse parti del mondo sono riusciti a raggiungere la vostra città e che ora si trovano a Oslo, così come la mia famiglia, il mio team e tantissimi colleghi, prosegue, dato che questo è un premio per tutti i venezuelani. Non appena arriverò, potrò abbracciare tutta la mia famiglia e i miei figli che non vedo da tre anni, e tanti venezuelani, norvegesi, che conosco e che condividono la nostra lotta. Grazie mille e a presto”. A condividerla è certamente il comitato del Nobel che, oltre a conferirle il premio, ha attaccato Maduro in occasione della consegna per bocca del suo presidente, Jorgen Watne Frydnes: “Signor Maduro, accetti i risultati delle elezioni e si dimetta”, ha dichiarato prima di chiedergli di “porre le fondamenta per una transizione pacifica verso la democrazia perché è la volontà del popolo venezuelano”.

I dubbi sulla sua presenza erano emersi ieri, quando il Comitato aveva annullato la prevista conferenza stampa della vigilia. Poi l’ufficialità: Maria Corina Machado non parteciperà alla cerimonia per la consegna del riconoscimento a Oslo. “Purtroppo, al momento non si trova in Norvegia. E non salirà sul palco del Municipio di Oslo all’una di oggi, quando inizierà la cerimonia – ha annunciato la direttrice dell’Istituto Nobel, Kristian Berg Harpviken – Non sappiamo dove si trovi”. A ritirare il premio sarà la figlia. “Sua figlia pronuncerà il discorso scritto da Maria Corina stessa”, ha aggiunto Harpviken. “Vive semplicemente con una minaccia di morte da parte del regime. Questa minaccia si applica anche quando si trova all’estero, sia da parte del regime che dei suoi amici in tutto il mondo”, ha continuato la direttrice sottolineando che per questioni logistiche sarebbe stato ancora più impegnativo del previsto far arrivare Machado in Norvegia in sicurezza.

In Norvegia è già arrivata la madre di Machado, Corina Parisca. È tra gli invitati d’onore, assieme all’argentino Javier Milei, all’ecuadoriano Daniel Noboa e al paraguayano Santiago Orena, oltre al presidente di Panama, José Raúl Mulino, che aveva rinnovato l’appoggio “alla lotta per la libertà del popolo venezuelano”. Intanto Donald Trump ha ribadito in un’intervista a Politico che “Maduro ha i giorni contati”, preannunciando attacchi di terra e senza escludere un’invasione americana. Ma questa volta minaccia di mettere nel mirino anche Messico e Colombia nella sua lotta contro il narcotraffico. L’intervistatore gli fa notare che, secondo la Dea, quasi tutto il fentanyl illecito negli Stati Uniti è prodotto in Messico usando precursori chimici dalla Cina e che il Venezuela non è una fonte significativa né un Paese di transito. Il tycoon obietta che le barche “piene di sacchi di droga” colpite dalle forze Usa “arrivano in gran parte dal Venezuela”. Ma quando gli viene chiesto “se considererebbe qualcosa di simile contro Messico e Colombia, che sono ancora più responsabili del traffico di fentanyl negli Stati Uniti”, lui non ha esitazioni: “Sì, lo farei. Certo. Lo farei”.