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Rimpatri accelerati dei migranti e hub nei Paesi sicuri, il Consiglio Ue approva il nuovo regolamento. Piantedosi: “L’Italia è stata fondamentale”

Il via libera alla riforma cambierà l'assetto della gestione dei migranti nell'Unione europea. Contrari Spagna, Grecia, Francia e Portogallo, ma la maggioranza qualificata è stata comunque raggiunta. Fdi: "Passa la linea Meloni"
Rimpatri accelerati dei migranti e hub nei Paesi sicuri, il Consiglio Ue approva il nuovo regolamento. Piantedosi: “L’Italia è stata fondamentale”
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Rimpatri più facili e veloci, via libera agli hub nei Paesi Terzi Sicuri (la cui lista si allunga). Il Consiglio Ue ha approvato il nuovo regolamento che riforma le politiche di migrazione europea in chiave restrittiva. Non solo si rivede il concetto di Stato cosiddetto “sicuro”, ma si ampliano anche le circostanze in cui una domanda di asilo può essere respinta perché considerata inammissibile. Contrari Spagna, Grecia, Francia e Portogallo, ma la maggioranza qualificata è stata comunque raggiunta. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, a margine del Consiglio Ue, si è detto “molto soddisfatto”: “Sono temi ai quali l’Italia annette molta importanza. Credo di poter dire, senza tema di smentite che l’Italia ha giocato un ruolo importante per l’approvazione di questi regolamenti, ma anche per l’immissione nella discussione di questi temi considerati così importanti”. Stessa linea tenuta da Fratelli d’Italia: “In Europa passa la ‘linea Meloni’. Il modello italiano di contrasto all’immigrazione illegale è diventato un riferimento internazionale di ordine, sicurezza e responsabilità”.

Si è detto soddisfatto anche il ministro socialdemocratico per l’Immigrazione della Danimarca, Rasmus Stoklund: “Ora disponiamo del quadro giuridico affinché gli Stati membri possano creare centri di accoglienza e altre soluzioni di questo tipo con i Paesi terzi. Potremo spendere le risorse in modo molto migliore, perché saremo in grado di respingere le persone che non hanno motivo di chiedere asilo e di creare meccanismi che ci consentano di rimpatriarle più rapidamente”. Nonostante questo accordo però, come analizzato da ilfattoquotidiano.it, il rischio è che lo scontro si sposteri nei tribunali. Sul tema si era espressa, il 3 dicembre scorso, anche la commissione Libe del Parlamento Ue: in quel caso il voto è passato grazie all’asse tra Ppe e l’ultradestra. “Fanno a pezzi il sistema d’asilo in Europa. Stiamo validando la possibilità di spedire le persone in Paesi Terzi con cui non hanno alcun legame”, aveva dichiarato l’europarlamentare dem Cecilia Strada.

La nuova lista di Paesi Terzi Sicuri: ecco chi è stato ammesso

Il Consiglio ha inoltre completato un elemento chiave del patto sulla migrazione e l’asilo del 2024, concordando il primo elenco comune Ue di Paesi di origine sicuri, che consentirà agli Stati membri di trattare le domande di protezione internazionale presentate dai cittadini di questi Paesi in modo “accelerato”. Questi Paesi sono, oltre a quello candidati all’adesione all’Ue, Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia. Il concetto di Paese terzo sicuro consente inoltre agli Stati membri dell’Ue di respingere una domanda di asilo come inammissibile (senza esaminarne il merito) quando i richiedenti asilo avrebbero potuto chiedere e ottenere protezione internazionale in un Paese extra-Ue considerato sicuro per loro.

La ridefinizione del concetto di “Paese sicuro”

Secondo le norme aggiornate approvate dal Consiglio, gli Stati membri potranno applicare il concetto di Paese terzo sicuro sulla base delle seguenti tre opzioni: esiste un “legame” tra il richiedente asilo e il Paese terzo. Tuttavia, il collegamento non sarà più un criterio obbligatorio per l’utilizzo del concetto di Paese terzo sicuro; il richiedente ha transitato attraverso il Paese terzo prima di raggiungere l’Ue; esiste un accordo o un’intesa con un Paese terzo sicuro che garantisca che la richiesta di asilo di una persona venga esaminata nel Paese terzo in questione. L’applicazione del concetto di Paese terzo sicuro sulla base di un accordo o di un’intesa non è possibile nel caso di minori non accompagnati. Un richiedente che presenta ricorso contro una decisione di inammissibilità basata sul concetto di Paese terzo sicuro non avrà più il diritto automatico di rimanere nell’Ue per tutta la durata del procedimento di ricorso, mentre il diritto del richiedente di rivolgersi a un tribunale per ottenere il diritto di rimanere rimane in vigore.

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