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“Tudor out”: la Juventus deve esonerarlo per salvare la stagione?

Ecco come il club si ritrova già a valutare il cambio di allenatore dopo appena due mesi: dalla vittoria contro l'Inter, cinque pareggi e una sconfitta. Ma le alternative scarseggiano
“Tudor out”: la Juventus deve esonerarlo per salvare la stagione?
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Ci risiamo. Dopo neanche due mesi di campionato, la Juventus si ritrova allo stesso punto dello scorso anno, addirittura in anticipo: siamo già a “Tudor out”, come del resto era stato “Motta out”, con la differenza almeno che lui aveva iniziato a scricchiolare a novembre, e poi comunque aveva resistito fino a marzo. Mentre qui a ottobre l’allenatore pare destinato all’esonero e la stagione già compromessa, chissà poi se lo è davvero. In una classifica estremamente corta, che vede tutte le principali candidate al titolo in un punto (il Milan nuova capolista, Inter, Napoli e mettiamoci pure la Roma di Gasperini), spicca l’assenza dal gruppo di testa della Juventus.

Non è tanto il distacco a preoccupare: quattro punti sono ancora nulla, la stessa Inter ne aveva sei di svantaggio e li ha recuperati con una manciata di vittorie consecutive. Quanto piuttosto la tendenza, evidentemente negativa, e i segnali inquietanti che arrivano dal campo: dopo il successo allo scadere proprio contro l’Inter, che fu tanto celebrato ma chiunque avesse visto la partita si era accorto di quanto fosse casuale e immeritato, i bianconeri hanno messo in fila tra coppa e campionato cinque pareggi e una sconfitta, l’ultima questa domenica a Como. Ogni partita è stata peggiore della precedente. La squadra subisce troppo e non riesce a sfruttare appieno il potenziale offensivo, che pure sarebbe notevole. Manca un’identità, il carattere con cui spesso sono stati ribaltati gli svantaggi alla lunga da solo non può bastare. L’unico punto fermo sembrava il modulo e la difesa a tre che Tudor ha sempre praticato, ma a Como sulla scorta dell’infortunio di Bremer e della pressione dell’opinione pubblica è stato messo in discussione pure questo, e quando succede di solito una gestione tecnica è arrivata ai titoli di coda.

Intorno alla Juve, ormai da tempo, c’è un clima pesante di insoddisfazione generale nei confronti della squadra (ritenuta forse a torto mediocre) e della società, che poi si traduce in una sfiducia particolare verso l’allenatore. Negli ultimi sei anni soltanto Massimiliano Allegri, che aveva un credito personale con la tifoseria, ha resistito su quella panchina, attraversando mille vicissitudini (dall’addio di Agnelli e il cambio di management societario allo scandalo plusvalenze), senza per altro riuscire ad essere mai davvero competitivo. Tutti gli altri, pur con risultati simili (Pirlo, Thiago Motta) o addirittura migliori (Sarri), sono stati subito discussi e presto accantonati. A dimostrazione che, in un momento storico così delicato, l’ambiente ha bisogno di una figura forte in cui riconoscersi. E per ambiente intendiamo anche i calciatori: a Torino hanno già bocciato il mercato estivo, che pure solo qualche settimana fa sembrava di primordine. Detto che i fenomeni in Serie A non ce li ha quasi più nessuno, la differenza fra un bidone e un buon giocatore sta spesso nella capacità dell’allenatore di inserirlo funzionalmente in un progetto tecnico, chiaro e coerente.

Che Tudor non fosse l’uomo giusto per tutto questo probabilmente si sapeva da tempo. Manca di spessore e di pedigree, ha soltanto il “dna Juve” che però è una retorica insopportabile (di cui pure i tifosi juventini si stanno accorgendo adesso). Diciamoci la verità, sta lì soltanto perché in estate Conte ha lasciato in asso la Juve scegliendo all’ultimo momento di rimanere a Napoli, e Gasperini si era promesso alla Roma. In mancanza di alternative migliori, Comolli ha ritenuto che tanto valeva confermare Tudor, piuttosto che ripartire da zero con un altro profilo simile. Magari adesso ci starà ripensando.

La domanda che in tanti si pongono in queste ora a Torino è se per salvare la stagione bisogna esonerare Tudor, subito, o dargli ancora l’occasione per rimettersi in carreggiata. La risposta è: dipende. Forse sì, se il sostituto fosse Spalletti o un altro grande nome (anche se non ce ne sono tanti raggiungibili sul mercato), quella figura forte di cui ha bisogno il mondo Juve per ricostruirsi. Meno, se invece si dovesse ripiegare su un’altra scommessa (si fanno i nomi di Palladino, o addirittura del ritorno di Motta), col rischio di trasformarlo nell’ennesimo traghettatore e non entrare nemmeno in Champions, per ripartire di nuovo da zero l’anno prossimo. Il semplice fatto che ad ottobre sia già questo l’interrogativo, fa capire però l’errore di fondo della Juve: il punto non è se oggi Tudor vada cacciato o meno, ma che non avrebbe mai dovuto essere confermato.

X: @lVendemiale

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