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Festa del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 10:11 del 14 Settembre

Gratteri alla festa del Fatto: “Dirò sempre no alla separazione delle carriere fino alla vigilia del voto per il referendum”

“Con le riforme Cartabia e Nordio siamo scesi di 12 posti sulla libertà di stampa”. L'intervento del procuratore capo di Napoli
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“Fino a quando ne avrò forza e tempo, in ogni sede, in tutte le trasmissioni televisive in cui verrò invitato, sui giornali, alle radio, per le strade, per le piazze, dove posso, fino a 48 ore prima del voto per il referendum io dirò no alla separazione delle carriere“. Così il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, ha chiuso il suo intervento alla Festa del Fatto Quotidiano, in corso al Circo Massimo fino a domani 14 settembre. Intervistato dai giornalisti Valeria Pacelli e Marco Lillo, il magistrato ha ribadito la sua contrarietà alla separazione delle carriere, che considera una delle riforme più dannose per l’indipendenza della magistratura.

Sollecitato da Lillo sul rischio di una polarizzazione violenta anche in Europa dopo il caso Kirk negli Stati Uniti, Gratteri non ha usato giri di parole: “Grandi fette della collettività, dei cittadini, sono mediamente ignoranti quindi facilmente influenzabili e vulnerabili. Credono molto a ciò che leggono su internet. Io vi posso dire che mediamente il 50% di quello che leggete su internet è falso“.
Per il procuratore, la disinformazione è terreno fertile per la manipolazione da parte di chi ha visibilità. Da qui l’appello alla responsabilità di chi fa politica e comunicazione: “Bisogna stare attenti all’uso di aggettivi e sostantivi. È inutile alzare il tiro a chi offende di più ogni giorno. È veramente avvilente”.

Gratteri ha contrapposto alla politica urlata la necessità di concretezza: “Noi tutti avremo bisogno di sentire programmi, idee, progetti per il futuro”, ha detto, criticando il meccanismo mediatico che amplifica la battuta infelice del giorno e dimentica i problemi strutturali. “La gente non va a votare perché non sente proposte, né progetti, né idee. Non vede il futuro“, ha aggiunto.

Alla domanda se si candiderebbe in politica, il procuratore ha risposto senza esitazioni: “Assolutamente no, io sono il felice procuratore della Repubblica di Napoli, sto benissimo a Napoli, sono contento, stiamo costruendo un ufficio importante”. Un impegno che, però, non esclude la libertà di parola: “È ovvio che io, avendone la possibilità e la visibilità, continuerò a dire la mia, soprattutto quando qualcosa non mi convince“.

Non sono mancate le stoccate alle riforme recenti: “Solitamente quando parlo di giustizia incomincio dalla riforma Cartabia, cioè dal governo dei migliori”, ha detto, ricordando che quasi tutti i partiti hanno messo mano alla giustizia con risultati disastrosi, ad eccezione della riforma sulla cybersicurezza del 2024.

Sul tema della cosiddetta legge bavaglio, Gratteri ha ricordato che, tra riforma Cartabia e riforma Nordio, “siamo scesi di 12 posti nella classifica sulla libertà di stampa. Ci sono Paesi del centro Africa che stanno sopra di noi”.
Poi la frecciata all’inerzia dei giornalisti italiani: “Quando fu varata la riforma Cartabia, il presidente dell’Ordine dei giornalisti non si presentò in Commissione. Sarebbe stato importante, almeno come gesto. Se i giornalisti non tengono il punto, se non protestano, è chiaro che chi ha potere si sente autorizzato ad andare avanti. E così oggi i cittadini non ricevono un’informazione compiuta e completa”.

La sua posizione resta netta: “Io penso che la non informazione sia una involuzione democratica“, e vietare ai cronisti di pubblicare parti delle ordinanze cautelari, sostituendole con sintesi, significa allontanarsi dalla verità giudiziaria. “Era molto più utile che un giornalista potesse riportare un passaggio virgolettato e poi commentarlo”, ha concluso.

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