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Il governo impugna la legge siciliana che prevedeva l’obbligo di assumere medici non obiettori di coscienza negli ospedali pubblici

FdI: "Limitava la libertà personale, religiosa, morale e intellettuale". Pd: "È un intervento chiaro contro le donne. Con il governo Meloni siamo in pieno medioevo"
Il governo impugna la legge siciliana che prevedeva l’obbligo di assumere medici non obiettori di coscienza negli ospedali pubblici
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Il governo ha deciso di impugnare la legge della Regione Sicilia che prevede l’obbligo di assumere negli ospedali pubblici medici non obiettori di coscienza. La risoluzione è arrivata nel corso del consiglio dei ministri del 4 agosto. Per l’esecutivo, la norma introdotta dall’amministrazione siciliana lo scorso giugno “ha ecceduto dalle competenze statutarie, ponendosi in contrasto con la normativa statale, nonché i principi di uguaglianza, di diritto di obiezione di coscienza, di parità di accesso agli uffici pubblici e in tema di pubblico concorso”.

Plaudono da Fratelli d’Italia: “L’obiezione di coscienza rappresenta l’espressione più autentica della libertà personale, religiosa, morale e intellettuale. Per tale motivo apprendiamo favorevolmente l’impugnativa da parte del consiglio dei ministri”, dichiarano il senatore e capogruppo di FdI in commissione insularità Raoul Russo e Carolina Varchi, capogruppo dello stesso partito alla Camera in commissione giustizia. Esulta anche Pro Vita e Famiglia onlus, che “il 24 luglio, la Onlus aveva consegnato a Palazzo Chigi 20mila firme per chiedere il ricorso del governo contro la legge siciliana che favorisce l’assunzione di medici abortisti, nonostante i dati del ministero della Salute indichino che in Sicilia il personale non obiettore svolga in media poco più di un aborto a settimana”.

“Il governo Meloni ha confermato ancora una volta la sua vera natura“, commenta la senatrice dem Valeria Valente. “La legge della Sicilia, voluta dal Partito Democratico, avrebbe consentito di assumere operatori sanitari non obiettori per garantire il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza e l’applicazione della 194/78 – continua -. È un intervento chiaro contro le donne, la loro salute psicofisica e il loro diritto all’autodeterminazione. Che ciò avvenga con una premier è davvero grave, tanto più che Meloni in campagna elettorale aveva promesso di non mettere in discussione la 194, mentre questo è un modo surrettizio di non applicare quella che, piaccia o non piaccia, è una legge dello Stato che il governo ha il dovere di attuare. La verità che Meloni con una mano fa qualcosa per le donne e con l’altra se lo rimangia. E sul corpo delle donne, autodeterminazione e famiglia con questa destra siamo in pieno medioevo“, conclude Valente.

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