Roma, 16 gen. (Adnkronos) - "L’Iran era una società di straordinaria intelligenza e di altissimo livello culturale, ma profondamente divisa in classi sociali: una borghesia e un’altra borghesia dispendiosa, immersa nel lusso, contrapposte a una popolazione che si sentiva umanamente – potremmo dire cristianamente – amata, tutta, senza distinzioni”. Lo ha affermato Romano Prodi nel suo racconto alla trasmissione “La sfida della solidarietà”, in onda su Gr Rai Parlamento e condotta da Paola Severini Melograni, ripercorrendo le sue impressioni sull’Iran alla vigilia della Rivoluzione del 1979.
“Tornai da quel Paese convinto che non potesse che avvenire una rivoluzione – ha spiegato Prodi – e naturalmente immaginavo una rivoluzione di tipo marxista, comunista, non conoscendo fino in fondo la storia dell’Iran”. La realtà fu invece molto diversa: “È arrivato un nuovo potere incredibile, che unisce potere religioso, potere militare ed economico, esercitando un controllo totale sulla società. Un potere terribile, così assoluto da durare ancora oggi, dall’inizio del 1979”.
Prodi ha quindi posto l’accento sulla repressione sistematica, che ha colpito in modo particolarmente duro le donne: “In questo Paese la repressione ha assunto forme gravissime e ha colpito soprattutto le donne in modo mirato, riportando l’Iran indietro rispetto a quanto era stato fatto anche attraverso i rapporti con i governi occidentali, compresi quelli italiani”.
“Si tratta di un’oppressione generale che riguarda tutta la società – ha aggiunto – ma le donne sono state le più colpite e sono diventate una parte fortissima del tentativo di reazione contro l’oppressione”. Secondo l’ex presidente del Consiglio, il regime iraniano non è mai stato realmente scalfito dagli appelli internazionali: “Cosa si può pretendere da un potere così bestialmente tirannico? È evidente che certi regimi non ascoltano appelli. Il cambiamento può avvenire solo se queste ragazze e questi ragazzi riescono a rompere davvero l’inerzia delle strade”.
Prodi ha inoltre evidenziato le profonde differenze interne al Paese: “Esistono città molto più avanzate, ma non dobbiamo dimenticare che l’Iran ha ancora una vasta realtà di campagne e piccoli villaggi, spesso arretrati, che subiscono più di altri gli effetti di questo regime”.
Da qui l’auspicio finale: “Mi auguro che la rivolta delle città riesca a far comprendere anche alle periferie dell’Iran che certe cose devono cambiare. Oggi l’intera Rivoluzione iraniana sta soffrendo tragedie che non hanno precedenti nemmeno nella storia di quel Paese”. Nel suo intervento, Prodi ha infine richiamato il ruolo dell’Europa nello scenario internazionale, sottolineando come “un’Europa divisa non potrà mai avere una politica estera forte e credibile”, evidenziando la necessità di un’azione comune capace di incidere realmente nei grandi conflitti globali.